Tipo Evento:
Incontro/presentazione
Presentazione del libro "Io, Beatrice Cenci. Una ragazza romana" di Nicoletta Manetti
Apertura
Date di apertura
Evento giornaliero
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Orario di apertura:
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- 17:30 - 19:00
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Descrizione
Presentazione del libro "Io, Beatrice Cenci. Un ragazza romana" di Nicoletta Manetti.
Angelo Pontecorboli Editore, Firenze 2024
Roma, Castel Sant’Angelo
"Eccomi sugli spalti di Castel Sant’Angelo, come ogni notte dell’11 settembre, da più di quattrocentoventi anni.
Mi preannuncia un vento freddo, inaspettato nelle sere ancora estive. È il gelo che in eterno mi accompagna.
Ancora non trovo pace, e torno a raccontare la mia storia.
Purtroppo io non fui una qualunque ragazza romana."
Ogni anno, la notte dell’11 settembre, sugli spalti di Castel Sant’Angelo, Beatrice Cenci torna dove fu eretto il suo patibolo, per rivivere ogni istante di quel sabato mattina dell’11 settembre del 1599, quando aveva appena ventidue anni. Il processo nei suoi confronti fu l’evento di quell’anno. Una sola fu la direzione: il vero scopo della ‘giustizia’ papale fu aggiudicarsi i beni della loro famiglia. Beatrice diventò il simbolo della ribellione: la giovane che si era fatta giustizia da sola uccidendo il padre violento con un piano farraginoso e maldestro, condannata e decapitata davanti al furore del popolo, suscitò ogni genere di sentimento: commozione, indignazione, curiosità. Chi fu davvero Beatrice Cenci? Una vittima innocente o un’assassina spietata? Una povera ragazza ribelle o una criminale? Alcuni l’hanno immaginata eroina. Non fu certo una santa, fin troppo fiera e fremente come un falco in gabbia. Era comunque una ragazza, una normale ragazza romana. Depredata della vita da chi l’aveva generata, diventata assassina, condannata a morte, profanata perfino nella tomba. Racconta ogni anno la sua vita, non riesce a trovare pace. Non perché abbia rimorso; rifarebbe ciò che ha fatto, tornerebbe a uccidere suo padre. L’odio è sopravvissuto alla morte, e così il rimpianto di non avere avuto la vita cui avrebbe avuto diritto. È per la rabbia nei confronti dell’ingiustizia che non trova pace. Perché vede che, dopo quattro secoli, se certo sono diversi i tempi, ad essere la stessa è la violenza delle passioni umane che ancora non scongiurano fosche vicende come la sua. Allora rabbrividisce e il gelo le resta dentro. È questo il vento freddo che ogni anno si alza per annunciarla, la notte dell’11 settembre.
Angelo Pontecorboli Editore, Firenze 2024
Roma, Castel Sant’Angelo
"Eccomi sugli spalti di Castel Sant’Angelo, come ogni notte dell’11 settembre, da più di quattrocentoventi anni.
Mi preannuncia un vento freddo, inaspettato nelle sere ancora estive. È il gelo che in eterno mi accompagna.
Ancora non trovo pace, e torno a raccontare la mia storia.
Purtroppo io non fui una qualunque ragazza romana."
Ogni anno, la notte dell’11 settembre, sugli spalti di Castel Sant’Angelo, Beatrice Cenci torna dove fu eretto il suo patibolo, per rivivere ogni istante di quel sabato mattina dell’11 settembre del 1599, quando aveva appena ventidue anni. Il processo nei suoi confronti fu l’evento di quell’anno. Una sola fu la direzione: il vero scopo della ‘giustizia’ papale fu aggiudicarsi i beni della loro famiglia. Beatrice diventò il simbolo della ribellione: la giovane che si era fatta giustizia da sola uccidendo il padre violento con un piano farraginoso e maldestro, condannata e decapitata davanti al furore del popolo, suscitò ogni genere di sentimento: commozione, indignazione, curiosità. Chi fu davvero Beatrice Cenci? Una vittima innocente o un’assassina spietata? Una povera ragazza ribelle o una criminale? Alcuni l’hanno immaginata eroina. Non fu certo una santa, fin troppo fiera e fremente come un falco in gabbia. Era comunque una ragazza, una normale ragazza romana. Depredata della vita da chi l’aveva generata, diventata assassina, condannata a morte, profanata perfino nella tomba. Racconta ogni anno la sua vita, non riesce a trovare pace. Non perché abbia rimorso; rifarebbe ciò che ha fatto, tornerebbe a uccidere suo padre. L’odio è sopravvissuto alla morte, e così il rimpianto di non avere avuto la vita cui avrebbe avuto diritto. È per la rabbia nei confronti dell’ingiustizia che non trova pace. Perché vede che, dopo quattro secoli, se certo sono diversi i tempi, ad essere la stessa è la violenza delle passioni umane che ancora non scongiurano fosche vicende come la sua. Allora rabbrividisce e il gelo le resta dentro. È questo il vento freddo che ogni anno si alza per annunciarla, la notte dell’11 settembre.
© 2021 MiC - Pubblicato il 2024-10-21 09:54:43 / Ultimo aggiornamento 2024-10-21 11:09:47
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