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#laculturanonsiferma - L'ottava puntata de La grande bellezza dei libri e La Divina Commedia nel nostro Aldini 283
Apertura
Date di apertura
Evento giornaliero
Prenotazione Non richiesta
Orario di apertura:
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- Chiuso
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- Chiuso
- Dom
- Chiuso
Informazioni apertura
Info
12.00
Descrizione
Cari amici, buongiorno e ben trovati!
Venerdì 1 maggio è stata la festa dei Lavoratori, in questo periodo di emergenza economica e sociale oltre che sanitaria ancora più sentita, e quindi non ci siamo visti su questa pagina.
L'appuntamento con la nona puntata della nostra "lezione" sulla Biblioteca e i suoi manoscritti slitta quindi a oggi, e verte sul nostro più importante manoscritto dantesco, l'Aldini 283, che contiene la Divina Commedia.
Si tratta di un codice cartaceo del XIV secolo scritto su due colonne di numero di righe variabile da 40 a 50, in minuscola gotica, con numerose abbreviazioni. Le intestazioni e le iniziali dei canti sono in rosso, le iniziali di ogni terzina sbarrate in rosso.
Sul foglio di guardia resta traccia di una nota di possesso di Torquato Perotti, che fu vescovo di Amelia tra il 1633 e il 1642.
L’aspetto modesto di questo codice rivela la sua destinazione a uso privato di un lettore non facoltoso. Resta la sua importanza nella storia letteraria. Esso rientra nella cosiddetta “antica vulgata” della Divina Commedia cioè la prima e già estesa diffusione dell’opera, anteriore a quella ben più vasta favorita, nella seconda metà del Trecento, dal Boccaccio, che fu copista, commentatore e divulgatore dell’opera di Dante.
Il valore di questo codice è accresciuto dal fatto che della Commedia, e in generale delle opere di Dante, non possediamo autografi: non solo non esiste il manoscritto originale della Commedia, ma nemmeno quello delle opere latine o volgari, una sua lettera, una firma che possa farlo identificare. In compenso il capolavoro di Dante ebbe una larghissima diffusione: a pochi anni dalla morte le copie si moltiplicarono per tutta l’Italia. Con i suoi quasi 800 manoscritti arrivati sino a noi la Commedia è seconda soltanto alla Bibbia. Questo, se da un lato ha facilitato la conoscenza dell’opera in tutta la penisola e oltre, dall’altro ha inevitabilmente portato alla rapida corruzione del testo, impedendo di risalire con sicurezza all’originale.
Le copie più antiche sono meno gravate dalla sovrapposizione degli errori e fraintendimenti successivi, e sono quindi fondamentali per avvicinarci al testo originale.
Il nostro manoscritto, infatti, è stato utilizzato parzialmente per l'edizione critica a cura di G. Petrocchi, "La Commedia secondo l'antica vulgata", Milano, Mondadori 1966-67.
La prossima puntata, come sempre, venerdì.
Oggi comincia la riapertura, almeno parziale, nel nostro paese delle attività produttive, con anche alcune concessioni sociali. Ancora di più, adesso, occorre essere responsabili e attenti!
Grazie per la vostra attenzione, un abbraccio e a domani su facebook!
#iorestoacasa #litaliachiamo #laculturanonsiferma
Venerdì 1 maggio è stata la festa dei Lavoratori, in questo periodo di emergenza economica e sociale oltre che sanitaria ancora più sentita, e quindi non ci siamo visti su questa pagina.
L'appuntamento con la nona puntata della nostra "lezione" sulla Biblioteca e i suoi manoscritti slitta quindi a oggi, e verte sul nostro più importante manoscritto dantesco, l'Aldini 283, che contiene la Divina Commedia.
Si tratta di un codice cartaceo del XIV secolo scritto su due colonne di numero di righe variabile da 40 a 50, in minuscola gotica, con numerose abbreviazioni. Le intestazioni e le iniziali dei canti sono in rosso, le iniziali di ogni terzina sbarrate in rosso.
Sul foglio di guardia resta traccia di una nota di possesso di Torquato Perotti, che fu vescovo di Amelia tra il 1633 e il 1642.
L’aspetto modesto di questo codice rivela la sua destinazione a uso privato di un lettore non facoltoso. Resta la sua importanza nella storia letteraria. Esso rientra nella cosiddetta “antica vulgata” della Divina Commedia cioè la prima e già estesa diffusione dell’opera, anteriore a quella ben più vasta favorita, nella seconda metà del Trecento, dal Boccaccio, che fu copista, commentatore e divulgatore dell’opera di Dante.
Il valore di questo codice è accresciuto dal fatto che della Commedia, e in generale delle opere di Dante, non possediamo autografi: non solo non esiste il manoscritto originale della Commedia, ma nemmeno quello delle opere latine o volgari, una sua lettera, una firma che possa farlo identificare. In compenso il capolavoro di Dante ebbe una larghissima diffusione: a pochi anni dalla morte le copie si moltiplicarono per tutta l’Italia. Con i suoi quasi 800 manoscritti arrivati sino a noi la Commedia è seconda soltanto alla Bibbia. Questo, se da un lato ha facilitato la conoscenza dell’opera in tutta la penisola e oltre, dall’altro ha inevitabilmente portato alla rapida corruzione del testo, impedendo di risalire con sicurezza all’originale.
Le copie più antiche sono meno gravate dalla sovrapposizione degli errori e fraintendimenti successivi, e sono quindi fondamentali per avvicinarci al testo originale.
Il nostro manoscritto, infatti, è stato utilizzato parzialmente per l'edizione critica a cura di G. Petrocchi, "La Commedia secondo l'antica vulgata", Milano, Mondadori 1966-67.
La prossima puntata, come sempre, venerdì.
Oggi comincia la riapertura, almeno parziale, nel nostro paese delle attività produttive, con anche alcune concessioni sociali. Ancora di più, adesso, occorre essere responsabili e attenti!
Grazie per la vostra attenzione, un abbraccio e a domani su facebook!
#iorestoacasa #litaliachiamo #laculturanonsiferma
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-06-22 12:38:36 / Ultimo aggiornamento 2020-06-22 12:38:36
Posizione
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Strada Nuova, 65 - 27100 Pavia (PV)
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