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#laculturanonsiferma - La decima puntata de La grande bellezza dei libri e l'invenzione della stampa
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Info
13.00
Descrizione
Buongiorno amici cari!
Come ogni venerdì l'appuntamento è con "La grande bellezza dei libri", che nella decima puntata racconta l'invenzione della stampa, definita da Victor Hugo "il più grande avvenimento della storia". La possibilità di riprodurre più rapidamente ed economicamente i libri ne aumentò in maniera esponenziale la diffusione, favorendo la conoscenza, la cultura e il meraviglioso piacere della lettura.
Tutto, in Europa (In Asia esisteva fin dal 1041, grazie alla tecnica dell'inventore Bi Sheng), cominciò nella Germania della metà del '400, a Magonza, dove Johannes Gutenberg, un giovane orafo impegnato soprattutto nel conio di monete, adoperò il suo punzone per creare i caratteri mobili, forgiati in metallo tenero e fondibile, ottenuti in rilievo da una matrice. La tecnica tipografica di Gutenberg consisteva nell'allineare i singoli caratteri in modo da formare una pagina, che veniva cosparsa d’inchiostro e pressata con un torchio su un foglio di carta. L'innovazione stava nella possibilità di riutilizzare i caratteri. Con la tecnica precedente, cioè la xilografia, le matrici di stampa erano ricavate da un unico pezzo di legno, che poteva essere impiegato solo per stampare sempre la stessa pagina, finché non si rompeva la matrice, cosa che accadeva molto spesso. Entrato in società con l'orafo Johann Fust, produsse in tre anni il primo libro a stampa, la «Bibbia a 42 linee», in due volumi, ultimata il 23 febbraio 1455 con tiratura di 180 copie, 140 in carta italiana e 40, in edizione lusso, in pergamena. Solo 48 esemplari sono giunti fino a noi, e la Bibbia di Gutemberg nel 2001 è stata inserita dall'UNESCO nell'elenco della Memoria del mondo.
Dieci anni dopo la stampa a caratteri mobili arriva in Italia, primo paese dopo la Germania: nel 1465, Konrad Sweynheym e Arnold Pannartz pubblicarono a Subiaco, tra altri testi, un'antologia di opere di Lattanzio, con una tiratura di 275 copie.
I libri stampati con la nuova tecnica tra il 1455 e il 1500 sono chiamati incunaboli, dal latino umanistico incunabulum, che significa "in culla", a indicare una stampa ancora pervasa di elementi manoscritti e quindi del carattere dell'unicità.
Come esempio, abbiamo mostrato il nostro "Hortus Sanitatis", stampato a Magonza nel 1491 in caratteri gotici, una sorta di enciclopedia illustrata divisa in tre parti: Erbario, Bestiario e Lapidario. Le figure sono a stampa xilografica (con matrice in legno) colorate a mano. Lo spazio delle iniziali era lasciato in bianco per scriverle a mano, cosa che spesso non veniva fatta, manca il frontespizio, le carte non sono numerate: il modello restava il manoscritto.
Grazie per la vostra attenzione, il prossimo appuntamento con le nostre "lezioni" è per martedì.
A presto, seguiteci su facebook e abbiate cura di voi!
#laculturanonsiferma
Come ogni venerdì l'appuntamento è con "La grande bellezza dei libri", che nella decima puntata racconta l'invenzione della stampa, definita da Victor Hugo "il più grande avvenimento della storia". La possibilità di riprodurre più rapidamente ed economicamente i libri ne aumentò in maniera esponenziale la diffusione, favorendo la conoscenza, la cultura e il meraviglioso piacere della lettura.
Tutto, in Europa (In Asia esisteva fin dal 1041, grazie alla tecnica dell'inventore Bi Sheng), cominciò nella Germania della metà del '400, a Magonza, dove Johannes Gutenberg, un giovane orafo impegnato soprattutto nel conio di monete, adoperò il suo punzone per creare i caratteri mobili, forgiati in metallo tenero e fondibile, ottenuti in rilievo da una matrice. La tecnica tipografica di Gutenberg consisteva nell'allineare i singoli caratteri in modo da formare una pagina, che veniva cosparsa d’inchiostro e pressata con un torchio su un foglio di carta. L'innovazione stava nella possibilità di riutilizzare i caratteri. Con la tecnica precedente, cioè la xilografia, le matrici di stampa erano ricavate da un unico pezzo di legno, che poteva essere impiegato solo per stampare sempre la stessa pagina, finché non si rompeva la matrice, cosa che accadeva molto spesso. Entrato in società con l'orafo Johann Fust, produsse in tre anni il primo libro a stampa, la «Bibbia a 42 linee», in due volumi, ultimata il 23 febbraio 1455 con tiratura di 180 copie, 140 in carta italiana e 40, in edizione lusso, in pergamena. Solo 48 esemplari sono giunti fino a noi, e la Bibbia di Gutemberg nel 2001 è stata inserita dall'UNESCO nell'elenco della Memoria del mondo.
Dieci anni dopo la stampa a caratteri mobili arriva in Italia, primo paese dopo la Germania: nel 1465, Konrad Sweynheym e Arnold Pannartz pubblicarono a Subiaco, tra altri testi, un'antologia di opere di Lattanzio, con una tiratura di 275 copie.
I libri stampati con la nuova tecnica tra il 1455 e il 1500 sono chiamati incunaboli, dal latino umanistico incunabulum, che significa "in culla", a indicare una stampa ancora pervasa di elementi manoscritti e quindi del carattere dell'unicità.
Come esempio, abbiamo mostrato il nostro "Hortus Sanitatis", stampato a Magonza nel 1491 in caratteri gotici, una sorta di enciclopedia illustrata divisa in tre parti: Erbario, Bestiario e Lapidario. Le figure sono a stampa xilografica (con matrice in legno) colorate a mano. Lo spazio delle iniziali era lasciato in bianco per scriverle a mano, cosa che spesso non veniva fatta, manca il frontespizio, le carte non sono numerate: il modello restava il manoscritto.
Grazie per la vostra attenzione, il prossimo appuntamento con le nostre "lezioni" è per martedì.
A presto, seguiteci su facebook e abbiate cura di voi!
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© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-06-22 12:38:41 / Ultimo aggiornamento 2020-06-22 12:38:41
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