#Laculturanonsiferma. Il rione Monti nel catasto pontificio di Roma del XIX secolo
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Dei rioni romani Monti è il più esteso, così denominato perché un tempo comprendeva tre dei sette colli (l’Esquilino, il Viminale e parte del Quirinale). Qui un tempo si parlava una varietà del dialetto romanesco, detta monticiano, andata poi perduta. La zona, densamente popolata in epoca romana, dal Medioevo fino al primo Ottocento rimase scarsamente abitata, ricca come era di vigne, orti, terreni a ville e giardini, che si alternavano alle testimonianze di età imperiale (le Terme di Diocleziano) e alle basiliche di S. Giovanni in Laterano e di Santa Maria Maggiore. Dopo le sistemazioni urbanistiche di Sisto V (il tracciato sistino), dal Seicento la zona comincia a ripopolarsi.
Questa area così decentrata, dopo il 1870, viene investita da una intensa attività di speculazione edilizia. Già sotto Pio IX erano state predisposte le condizioni per orientare lo sviluppo urbanistico della città verso il quadrante nord est. In particolare la scelta di collocare la nuova stazione centrale a Termini, sui terreni della Villa Massimo, comportò la necessità di collegare con un asse viario il centro. Questo progetto prese avvio fin dagli anni Sessanta ad opera di monsignor de Merode, abile imprenditore, che aveva acquistato i terreni intorno all’esedra delle Terme di Diocleziano con l’intento di edificare e urbanizzare l’area sul modello parigino. La scelta dell’Esquilino avrebbe poi condizionato il futuro sviluppo urbanistico della capitale del nuovo regno unitario. La città dei ministeri si sarebbe costruita lungo l’asse cha da Porta Pia va verso il Quirinale (l’attuale XX Settembre), determinando uno sbilanciamento a est degli interessi economici e degli assetti burocratici. Qui sarebbe nata la nuova Roma borghese dei “quartieri alti”, con larghi viali alberati, edifici imponenti, direttrici importanti come via Nazionale, Via Cavour e via Merulana. Dopo la febbre edilizia di fine Ottocento, furono i grandi sventramenti del periodo fascista – che portarono alla costruzione di via dei Fori Imperiali (allora via dell’Impero) – a cambiare completamente il volto del rione. Solo la zona della Suburra, compresa tra via Nazionale e via Cavour, è stata risparmiata e ha mantenuto quel carattere pittoresco della Roma ottocentesca, con le case, i vicoli, le piazzette, le botteghe artigiane di via Panisperna e via dei Serpenti, luoghi oggi frequentati dai turisti e i romani.
Il foglio IV del rione Monti del Catasto urbano di Roma del 1824 ci mostra come l’area dell’esedra delle Terme di Diocleziano e di Piazza Termini appariva prima della successiva urbanizzazione. Si evidenzia la presenza massiccia di vigne, orti e giardini che circondano i resti delle terme con le chiese di Santa Maria degli Angeli e San Bernardo, i monasteri dei Certosini e dei Cistercensi ed i pochi edifici circostanti, costituiti dal grande granaio pubblico trasformato in “reclusorio per le donne” poi “ospizio di Termini” e dall’attigua “fabbrica del Calancà” (ovvero del cotone stampato). A sud est confina con piazza di Termini il lungo caseggiato della Villa Negroni - già Peretti Montalto - del marchese Massimo, mentre lungo via di Porta Pia e via Quattro Fontane si allineano i monasteri delle Barberine e delle Teresiane, il palazzo del principe Albani d’angolo, piccole case con giardino e una fabbrica di cristalli. Una zona periferica dove la campagna si intrecciava strettamente con il tessuto cittadino, estendendosi in vaste zone anche all’interno delle mura. Se la mappa di impianto del catasto ci restituisce la situazione della città al momento del rilievo, i successivi aggiornamenti grafici e registri descrittivi ci raccontano la trasformazione dell’area, dandoci un’anteprima dell’urbanizzazione iniziata già durante il governo pontificio.
Nella Topografia del Quartiere alla Terme rilevata nel 1874 è ben visibile il primo tratto di via Nazionale che va dall’Esedra a via Quatto Fontane. A ridosso dell’Unità era già iniziato quel fervore edilizio che, tra abbattimenti, ricostruzioni e lottizzazioni, avrebbe rapidamente mutato l’assetto urbano, sociale ed economico della città dei papi.
Il foglio di mappa del rione Monti è consultabile al link: http://www.cflr.beniculturali.it/Urbano/s_piante.php?Rione=Monti&Foglio=IV
Posizione
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