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#iorestoacasa Pillole di archeologia. La preistoria in Abruzzo:Pretòro
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Descrizione
L' "esplorazione virtuale" della nostra stupenda regione e del suo patrimonio archeologico ci porta a Pretoro, in provincia di Chieti, sul versante orientale del massiccio della Maiella: un piccolo paese di quasi 900 abitanti, a 602 metri slm.
Famoso per le sue abitazioni scavate nella roccia e per le arti e i mestieri tradizionali, Pretoro conserva un passato ricco, con un'insospettabile continuità di vita nell'arco di centinaia di migliaia di anni: le prime testimonianze archeologiche risalgono addirittura al Paleolitico Inferiore. Dai primi del '900 Innocenzo Dall'Osso, e dal 1911 in poi il paletnologo Ugo Rellini, rinvennero in località Piane, in superficie, una discreta quantità di bifacciali, più alcuni nuclei e scarti di lavorazione. Altri materiali della stessa epoca furono rinvenuti dallo stesso Rellini nel 1939 lungo il terrazzo sinistro del fiume Foro. A Madonna della Mazza e Colle Tondo altri manufatti, stavolta del Paleolitico superiore.
Altri strumenti preistorici, tra cui schegge, nuclei e raschiatoi (i disegni originali sono ancora conservati nell'archivio della SABAP di Chieti: foto 1), sono stati rinvenuti da Radmilli e Tozzi negli anni '50 sulla Maielletta. E' notevole il fatto che gli esemplari di Homo Erectus e Neandertalensis vissuti in quelle epoche frequentassero già l'Alta Via della Maiella, spingendosi fino a quote elevate (le stazioni indagate si trovano a 1660 e a 2050 metri): testimonianza del perdurare del legame tra i popoli e la loro Montagna.
Il primo nucleo abitato di Pretoro sembra già costituirsi tra VIII e V secolo a.C., quando altrove fioriscono le grandi città etrusche, Roma è poco più di un villaggio e nel Meridione d'Italia i Greci colonizzano le aree più fertili e ricche. In località Crocifisso, poco distante dal centro dell'attuale paese, le ricerche portano alla luce una capanna neolitica (7000-4000 a.C.) più alcune tombe italiche di età ellenistica (IV-I secolo a.C.), con vasellame a vernice nera e bronzi, che testimoniano il tenore di vita elevato di una parte della popolazione e l'esistenza di scambi e contatti con realtà più grandi e dinamiche. La sepoltura più notevole è sicuramente quella di un guerriero con sarcofago in calcare dal tetto a doppio spiovente, tipologia attestata anche in area peligna tra IV e III secolo a.C. La presenza di un elmo in bronzo (foto 2), di vasellame bronzeo, di vasi di importazione in stile apulo geometrico contribuisce a dare almeno un'idea di quali fossero i circuiti economici e commerciali, e in più a comprendere come si autorappresentava la classe dirigente.
Il comprensorio continua poi ad essere abitato in età romana (dal I secolo in poi), almeno a giudicare dal rinvenimento di resti di una villa romana e di un edificio termale, che indica comunque che i cittadini conducevano una vita abbastanza agiata e si erano adeguati totalmente alle usanze romane. Della villa sono stati trovati una sala con pavimento a mosaico geometrico, una con cocciopesto, resti di magazzini e abitazioni rustiche.
Le villae, infatti, erano vere e proprie tenute di campagna, più complesse rispetto alle nostre fattorie: solitamente gli spazi interni ad esse erano divisi in una residenza detta dominica, ovvero del proprietario terriero, con tutti i comfort (alcune avevano anche le terme all'interno, come quella di Manoppello), e una parte destinata all'alloggio dei servi e alle attività di campagna, con granai, magazzini, stalle, macine per il grano e impianti - detti torcularia- per la produzione di vino e olio.
Le terme, invece, rappresentavano la quintessenza dello stile di vita urbano: piccoli impianti termali talvolta si rinvengono in abitazioni o tenute private, ma le vere e proprie terme urbane sono complessi pubblici o privati -ma solitamente con un prezzo di ingresso irrisorio, in modo da poter essere accessibili a tutti, e finanziati in massima parte dalle famiglie facoltose della città- dedicati totalmente alla cura della persona, strutturati in una serie di ambienti in cui era possibile fare bagni caldi e freddi, esercizi di ginnastica, massaggi e assistere a spettacoli e letture.
Tutto ciò, pur nell'esiguità delle testimonianze disponibili, getta una luce sull'importanza di questo territorio e del suo circuito economico, che perdura anche dopo la romanizzazione: come in tutto l'Abruzzo antico, l'adozione dei modelli di vita e di pensiero romani non avviene in maniera forzata, ma con un'adesione per lo più volontaria da parte delle élites cittadine, tanto che si parla ormai, con largo consenso degli studiosi, di "autoromanizzazione".
Nel Medioevo abbiamo notizia di un castello, il castrum Pretorii de Theti, poi distrutto, ma il vero e proprio insediamento che conosciamo è attestato dal XII secolo con il nome Praetorium: nome interessante perché indica, con ogni probabilità, l'insieme dei soldati a presidio dei pascoli, la principale ricchezza del territorio.
Dal XIII secolo, con l'edificazione del santuario della Madonna della Mazza (foto 3) e con le successive signorie di varie famiglie, il borgo si avvia ad assumere la fisionomia attuale.
Bibliografia essenziale:
Radmilli A.M., Primi uomini in Abruzzo, Il Paleolitico inferiore, Pescara 1999.
Rellini U., L'età della pietra sulla Maiella, Tip. Federale, Parma 1914.
Ruggeri M., Riccitelli P., Le necropoli della Maiella orientale: Pretoro, Rapino e Pennapiedimonte, in Atti IIPP XXXVI (Chieti-Celano, 27-30 settembre 2001), Firenze, pp. 523-532.
Staffa A.R., La presenza dell’uomo sulla Maiella Archeologia e paesaggio storico. Guida alla
Sezione Archeologica del Museo Paolo Barrasso Centro Visitatori della Riserva Naturale Valle
dell’Orfento Caramanico terme, Teramo 1996.
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-06-22 12:38:38 / Ultimo aggiornamento 2020-06-22 12:38:38
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