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#iorestoacasa e vi racconto il mistero delle Ceneri di Colombo in Biblioteca Universitaria di Pavia
Apertura
Date di apertura
Evento giornaliero
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Informazioni apertura
Info
13.00
Descrizione
Carissimi amici, tutto bene, nei limiti del possibile?
In onore di tutti i viaggiatori, per adesso ancora bloccati, oggi vi sveliamo una curiosità che forse non tutti i pavesi conoscono, ma ben nota ai turisti, specie stranieri, che vengono a visitare la nostra Biblioteca.
Sapete che in una piccola teca piramidale chiusa nella Sala Manoscritti della Biblioteca Universitaria di Pavia, tra codici, autografi e libri rari, riposa una parte dei resti di Cristoforo Colombo? Tra i tanti misteri che avvolgono origine, vita e morte dello scopritore delle Americhe c’è anche questa scheggia pavese! Ma perché e come arrivano le Ceneri di Colombo a Pavia?
Fernando Colombo nelle "Historie della vita e dei fatti di Cristoforo Colombo” attesta che suo padre studiò a Pavia: “Dico adunque che nella sua piccola età imparò lettere, e studiò in Pavia tanto che gli bastava per intendere i cosmografi, alla cui lezione fu molto affezionato”, tesi ripresa da Bartolomé de Las Casas nella sua opera “Historia de las Indias" tratta dal manoscritto originale di don Fernando Colombo che il padre domenicano ebbe modo di consultare e trascrivere.
Altri hanno avanzato l’ipotesi di un errore di trascrizione di un amanuense che avrebbe copiato “in Pavia” per “in patria”, mentre per alcuni studiosi “Pavia” si riferirebbe ad un vicolo omonimo di Genova, detto anche di San Giacomo delle Fucine, dove l’Arte della Lana teneva una scuola per istruire i figli di chi faceva parte della Corporazione.
Fatto sta che, anche se sulla base di una convinzione sbagliata, i resti arrivano a Pavia con tanto di documenti notarili e sigillo pontificio. Non è certo, tuttavia, che si tratti proprio delle spoglie del grande esploratore, che anche dopo la morte continuò a viaggiare.
Colombo, infatti, muore a Valladolid nel 1506. Nel 1509 viene trasportato a Siviglia nel Monastero di Santa Maria Las Cuevas. La famiglia tuttavia si adopera per trasportarlo a Santo Domingo, come lo scopritore aveva sempre desiderato. Il trasferimento avviene tra il 1537 e il 1559. Qui, insieme con quelli del figlio Diego, i resti di Colombo restano fino al 1795: quando l'isola di Santo Domingo passa ai francesi, quelli che si credono i resti di Colombo vengono portati nella cattedrale de L'Avana. Ancora una volta la Storia non dà pace al viaggiatore: nel 1898 l'isola di Cuba è occupata dagli Stati Uniti e le spoglie vengono nuovamente trasportate a Siviglia.
Ma nel 1873 monsignor Rocco Cocchia, vescovo di Oropa e delegato apostolico a Santo Domingo, nel corso di lavori di restauro nella Cattedrale rinviene una cassetta di piombo recante alcune iscrizioni che la indicavano come contenente i resti di Cristoforo Colombo.
Monsignor Cocchia donò un po’ delle ceneri che erano rimaste sul fondo dell’urna: una parte al cav. Luigi Cambiaso, console d’Italia in Santo Domingo che le regalò il 25 luglio 1878 a Genova; una parte al Venezuela, come prima terra del continente americano toccata da Cristoforo Colombo durante il suo terzo viaggio alle Indie; e infine una terza parte all’Università di Pavia, dove si credeva avesse studiato.
Il vice bibliotecario dell’Università di Pavia, dottor Carlo dell’Acqua, infatti, appena saputo della scoperta dei resti di Cristoforo Colombo, scrisse il 22 novembre 1877 a mons. Cocchia : "Questa città che ebbe l’onore di accoglierlo come studente nella propria Università, partecipa vivamente a così fausto avvenimento. Se V. E., custode del prezioso deposito, potesse, coll’assenso di chi spetta, mandarmi una reliquia di quel grande uomo, io mi chiamerei ben fortunato di poterla offrire all’università alla quale mi trovo addetto”.
La richiesta fu prontamente esaudita da mons. Cocchia. Il 5 agosto 1880 nella Biblioteca Universitaria di Pavia, Mons. Bernardino di Milia, segretario del Cocchia. consegnò la piccola porzione di ceneri.
Il dono della reliquia storica portò all’idea di erigere un monumento all’interno della stessa Università degli studi di Pavia, realizzato dallo scultore milanese Alessandro Martegnani e inaugurato il 4 giugno 1882
Figlio di un commerciante di lana o di un principe (e qualcuno dice di papa Innocenzo VIII), uomo incolto o istruito proprio grazie alle lezioni seguite all'Ateneo pavese, sepolto a Siviglia o a Santo Domingo (e da qui arrivato a Pavia): una vita e una morte avvolte nel mistero!
Domani ci sarà la terza puntata della "lezione" sulla nostra Biblioteca e i nostri manoscritti, non perdetela.
Un abbraccio da lontano, cari amici, seguiteci su facebook per nuovi racconti!
#iorestoacasa #litaliachiamo #laculturanonsiferma
In onore di tutti i viaggiatori, per adesso ancora bloccati, oggi vi sveliamo una curiosità che forse non tutti i pavesi conoscono, ma ben nota ai turisti, specie stranieri, che vengono a visitare la nostra Biblioteca.
Sapete che in una piccola teca piramidale chiusa nella Sala Manoscritti della Biblioteca Universitaria di Pavia, tra codici, autografi e libri rari, riposa una parte dei resti di Cristoforo Colombo? Tra i tanti misteri che avvolgono origine, vita e morte dello scopritore delle Americhe c’è anche questa scheggia pavese! Ma perché e come arrivano le Ceneri di Colombo a Pavia?
Fernando Colombo nelle "Historie della vita e dei fatti di Cristoforo Colombo” attesta che suo padre studiò a Pavia: “Dico adunque che nella sua piccola età imparò lettere, e studiò in Pavia tanto che gli bastava per intendere i cosmografi, alla cui lezione fu molto affezionato”, tesi ripresa da Bartolomé de Las Casas nella sua opera “Historia de las Indias" tratta dal manoscritto originale di don Fernando Colombo che il padre domenicano ebbe modo di consultare e trascrivere.
Altri hanno avanzato l’ipotesi di un errore di trascrizione di un amanuense che avrebbe copiato “in Pavia” per “in patria”, mentre per alcuni studiosi “Pavia” si riferirebbe ad un vicolo omonimo di Genova, detto anche di San Giacomo delle Fucine, dove l’Arte della Lana teneva una scuola per istruire i figli di chi faceva parte della Corporazione.
Fatto sta che, anche se sulla base di una convinzione sbagliata, i resti arrivano a Pavia con tanto di documenti notarili e sigillo pontificio. Non è certo, tuttavia, che si tratti proprio delle spoglie del grande esploratore, che anche dopo la morte continuò a viaggiare.
Colombo, infatti, muore a Valladolid nel 1506. Nel 1509 viene trasportato a Siviglia nel Monastero di Santa Maria Las Cuevas. La famiglia tuttavia si adopera per trasportarlo a Santo Domingo, come lo scopritore aveva sempre desiderato. Il trasferimento avviene tra il 1537 e il 1559. Qui, insieme con quelli del figlio Diego, i resti di Colombo restano fino al 1795: quando l'isola di Santo Domingo passa ai francesi, quelli che si credono i resti di Colombo vengono portati nella cattedrale de L'Avana. Ancora una volta la Storia non dà pace al viaggiatore: nel 1898 l'isola di Cuba è occupata dagli Stati Uniti e le spoglie vengono nuovamente trasportate a Siviglia.
Ma nel 1873 monsignor Rocco Cocchia, vescovo di Oropa e delegato apostolico a Santo Domingo, nel corso di lavori di restauro nella Cattedrale rinviene una cassetta di piombo recante alcune iscrizioni che la indicavano come contenente i resti di Cristoforo Colombo.
Monsignor Cocchia donò un po’ delle ceneri che erano rimaste sul fondo dell’urna: una parte al cav. Luigi Cambiaso, console d’Italia in Santo Domingo che le regalò il 25 luglio 1878 a Genova; una parte al Venezuela, come prima terra del continente americano toccata da Cristoforo Colombo durante il suo terzo viaggio alle Indie; e infine una terza parte all’Università di Pavia, dove si credeva avesse studiato.
Il vice bibliotecario dell’Università di Pavia, dottor Carlo dell’Acqua, infatti, appena saputo della scoperta dei resti di Cristoforo Colombo, scrisse il 22 novembre 1877 a mons. Cocchia : "Questa città che ebbe l’onore di accoglierlo come studente nella propria Università, partecipa vivamente a così fausto avvenimento. Se V. E., custode del prezioso deposito, potesse, coll’assenso di chi spetta, mandarmi una reliquia di quel grande uomo, io mi chiamerei ben fortunato di poterla offrire all’università alla quale mi trovo addetto”.
La richiesta fu prontamente esaudita da mons. Cocchia. Il 5 agosto 1880 nella Biblioteca Universitaria di Pavia, Mons. Bernardino di Milia, segretario del Cocchia. consegnò la piccola porzione di ceneri.
Il dono della reliquia storica portò all’idea di erigere un monumento all’interno della stessa Università degli studi di Pavia, realizzato dallo scultore milanese Alessandro Martegnani e inaugurato il 4 giugno 1882
Figlio di un commerciante di lana o di un principe (e qualcuno dice di papa Innocenzo VIII), uomo incolto o istruito proprio grazie alle lezioni seguite all'Ateneo pavese, sepolto a Siviglia o a Santo Domingo (e da qui arrivato a Pavia): una vita e una morte avvolte nel mistero!
Domani ci sarà la terza puntata della "lezione" sulla nostra Biblioteca e i nostri manoscritti, non perdetela.
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© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-04-14 18:03:56 / Ultimo aggiornamento 2020-04-14 18:03:56
Posizione
Biblioteca Universitaria di Pavia
Strada Nuova, 65 - 27100 Pavia (PV)
Contatti
- Tel
- +39 038224764
- bu-pv@beniculturali.it mbac-bu-pv@mailcert.beniculturali.it
- Website
- http://www.bibliotecauniversitariapavia.it/bu/index.php?it/1/home
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