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Sicilia: La Regione apre ai privati su musei e siti culturali
Testo del comunicato
Saranno pronti entro fine mese i bandi per l’affidamento della gestione di musei e siti archeologici siciliani. Entro il 30 giugno scadranno infatti i termini fissati dal decreto Milleproroghe per l’affidamento dei servizi aggiuntivi e gli uffici tecnici di Palazzo d’Orleans stanno lavorando in queste ore a stilare il testo. Sono tre le zone in cui è stata ripartita l’Isola, che ricalcano le suddivisioni geografiche preunitarie: Val di Noto e Val Demone per la parte orientale, Val di Mazara per quella occidentale. La base d’asta dovrebbe aggirarsi attorno a mezzo milione di euro, una cifra relativamente esigua dal momento che ogni bando comprende circa 25 siti. Per le casse regionali sono previste tuttavia anche percentuali sugli incassi delle singole attività, come lo sbigliettamento o la ristorazione. Ma la vera novità riguarda l’auspicato coinvolgimento dell’imprenditoria locale non solo nei servizi aggiuntivi ma nella gestione vera e propria. “Abbiamo previsto a forme che consentano ai privati di amministrare i servizi in modo articolato e compiuto, anche se sempre in collaborazione con le soprintendenze - spiega al VELINO l’assessore alla Cultura Gaetano Armao -. Non c’è alcuna fuga dell’amministrazione ma solo una cogestione che a parità di costi permetterà di ottimizzare i servizi perché ci sono ambiti in cui la flessibilità di orari non si concilia con le rigidità del pubblico, come nel caso delle visite notturne”.
Prima di arrivare alla compilazione dei bandi, la Regione Sicilia si è affidata per l’analisi di fattibilità all’Unità tecnica per la finanza di progetto della Presidenza del Consiglio dei ministri e a “Studiare sviluppo”, partecipata del ministero dell’Economia. Sulla base dei flussi turistici analizzati, l’analisi preliminare (condotta su nove siti culturali del trapanese come Selinunte, Segesta, la tonnara di Favignana e il museo del Satiro danzante di Mazara) ha mostrato i potenziali margini di successo di una simile operazione di partenariato pubblico-privato. “Ci sono aree poco o nulla valorizzate, come l’area archeologica di Himera, che conta appena 2500 visitatori l’anno - prosegue Armao -. Sono convinto che lì un consorzio di albergatori potrebbe gestire molto meglio il sito”.
“Metteremo a rete siti più appetibili con altri meno attraenti economicamente, in modo da evitare squilibri e ‘diserzioni’ dei bandi”, aggiunge il direttore generale dei Beni culturali della Regione Sicilia, Gesualdo Campo. I sindacati continuano tuttavia a mostrare scetticismo per quella che definiscono una “latente privatizzazione”: “Tutti assicurano che il controllo resterà pubblico, ma quella stessa incapacità di gestire i siti che ha spinto a ricorrere ai privati implicherà anche un’incapacità di controllare l’operato dei concessionari. La Sicilia, inoltre, conta già numerosi esempi di fallimento di partenariato misto - dice Giancarlo Salzano, della segreteria regionale della Fp-Cgil -. Inoltre nei bandi non si parla di servizi semplici aggiuntivi ma di non meglio precisati servizi che non hanno limiti rispetto alla totalità di quelli oggi svolti”.
fonte dati: IL VELINO
Prima di arrivare alla compilazione dei bandi, la Regione Sicilia si è affidata per l’analisi di fattibilità all’Unità tecnica per la finanza di progetto della Presidenza del Consiglio dei ministri e a “Studiare sviluppo”, partecipata del ministero dell’Economia. Sulla base dei flussi turistici analizzati, l’analisi preliminare (condotta su nove siti culturali del trapanese come Selinunte, Segesta, la tonnara di Favignana e il museo del Satiro danzante di Mazara) ha mostrato i potenziali margini di successo di una simile operazione di partenariato pubblico-privato. “Ci sono aree poco o nulla valorizzate, come l’area archeologica di Himera, che conta appena 2500 visitatori l’anno - prosegue Armao -. Sono convinto che lì un consorzio di albergatori potrebbe gestire molto meglio il sito”.
“Metteremo a rete siti più appetibili con altri meno attraenti economicamente, in modo da evitare squilibri e ‘diserzioni’ dei bandi”, aggiunge il direttore generale dei Beni culturali della Regione Sicilia, Gesualdo Campo. I sindacati continuano tuttavia a mostrare scetticismo per quella che definiscono una “latente privatizzazione”: “Tutti assicurano che il controllo resterà pubblico, ma quella stessa incapacità di gestire i siti che ha spinto a ricorrere ai privati implicherà anche un’incapacità di controllare l’operato dei concessionari. La Sicilia, inoltre, conta già numerosi esempi di fallimento di partenariato misto - dice Giancarlo Salzano, della segreteria regionale della Fp-Cgil -. Inoltre nei bandi non si parla di servizi semplici aggiuntivi ma di non meglio precisati servizi che non hanno limiti rispetto alla totalità di quelli oggi svolti”.
fonte dati: IL VELINO
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:13 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:13