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Gibellina 2026, Giuli: “Terra sacra perché ha saputo rigenerarsi dalla tragedia”
Testo del comunicato
“Gibellina non poteva che essere la prima Capitale italiana dell’arte contemporanea per le stesse ragioni per cui si costruisce un tempio: perché il luogo in cui lo si costruisce è sacro. Questa terra ha saputo rigenerarsi e fare di un’immane tragedia qualcosa di sacro, intonato alla bellezza e all’arte. La Stella di ingresso al Belice, l’istallazione simbolica di Pietro Consagra, è il simbolo della nostra Repubblica, una porta d’ingresso nelle istituzioni italiane, nell’anima dell’Italia, che è rappresentata da una stella, quella della dea Venere. È una legge di amore, di attrazione, che compendia la forza e la tradizione della nostra Magna Grecia italica”.
Lo ha detto il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, inaugurando Gibellina Capitale dell'arte contemporanea 2026, iniziativa promossa dal Dipartimento per le Attività Culturali del MiC con la Direzione Generale Creatività Contemporanea per valorizzare l’arte contemporanea come strumento di rigenerazione urbana, sociale, culturale e territoriale.
“Il Cretto di Burri, nel suo essere biancheggiante e a volte imbronciato a seconda dei tagli di luce, è l’espressione più potente, non soltanto del fatto che una città ha preso coscienza di sé attraverso un tragico terremoto, ma che attraverso l’arte ha inverato ciò che diceva il grande poeta Hölderlin: “Dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva”. E cos’è che salva? L’arte, la cultura, la creatività, la possibilità di trasformare una tragedia del genere in una luce di grandezza”.
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