Museo Nazionale d'Abruzzo - Dormitio Virginis
Descrizione
Titolo: Dormitio Virginis
Autore: Maestro del Trittico di Beffi
Anno: Fine del XIV secolo
Tecnica: Tempera e oro su tavola
Dimensioni: 153×255,5×3,5 cm
Provenienza: Acquisito nel 2023
Nella tavola è raffigurato il trasporto del corpo della Vergine nella Valle di Giosafat. La Madonna, distesa sopra un sarcofago di marmo, è attorniata da nove apostoli tra i quali Giovanni Evangelista che tiene in mano la palma del Paradiso datagli, secondo la Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, dalla Vergine stessa poco prima del trapasso. Alle loro spalle tre angeli sorreggono gli strumenti necessari alle celebrazioni funebri: la navicella per l’incenso, i turiboli e il secchiello per l’acqua santa. In secondo piano, sulla destra, Cristo che sorregge l’animula (anima) della Vergine intenta a mostrare la cintola a Tommaso come prova della sua assunzione in cielo. Inginocchiati ai lati del feretro sono raffigurati i santi Francesco d’Assisi, fondatore dell’ordine minoritico, e Ludovico di Tolosa a sinistra, Antonio di Padova ed Elisabetta d’Ungheria a destra. In primo piano sono narrati due episodi tratti dalla tradizione apocrifa. Il primo, a sinistra, illustra la Dormizione della Santa Madre di Dio di San Giovanni Evangelista nella quale si racconta come San Michele Arcangelo avesse punito con il taglio delle mani l’ebreo Gefonia che aveva osato gettare a terra il feretro di Maria durante il trasporto funebre. A destra, invece, vi è raffigurato l’episodio della Legenda Aurea in cui all’ebreo Ruben si seccano le mani dopo aver commesso lo stesso misfatto di Gefonia. Questo tipo di iconografia non è inconsueta per il Maestro tanto che la ripropone anche nello sportello destro dell’omonimo Trittico conservato nelle sale del museo.
Non si hanno notizie sull’originaria collocazione dell’opera e sul suo committente. L’ipotesi è che provenga dalla chiesa di San Francesco a Teramo. Forse il committente fu Bernardo di Tommaso da Melatino, esponente di una delle famiglie più importanti della città che rivestì numerosi incarichi politici e il cui palazzo sorgeva accanto alla chiesa. A lui potrebbe far riferimento il santo all’estrema sinistra, identificato come Ivo di Bretagna, protettore degli uomini di legge.
Al momento dell’acquisizione il dipinto presentava diversi danni superficiali quali graffi, abrasioni, consunzioni, ridipinture. Evidente era l’imbrunimento generale della superficie pittorica dovuto all’alterazione di sostanze applicate in precedenti interventi di restauro: vernici, consolidanti, stuccature e ridipinture. La loro rimozione ha restituito la bellezza del testo pittorico con i suoi colori smaltati e le preziose dorature punzonate.
Durante la complessa operazione di pulitura lo studio dei materiali non originali ha permesso di individuare due restauri. Il più antico fu anche il più invasivo. Probabilmente riferibile alla fine dell’Ottocento, testimonia l’inserimento di due assi arbitrariamente dipinte per colmare la perdita di quelle originali. La composizione pittorica mancante venne quindi inventata, adeguandola cromaticamente ai colori alterati dell’opera, cosa ancora visibile oggi. Il secondo restauro, databile grazie al confronto con la documentazione fotografica storica, è successivo al 1987.
L’odierno intervento ha previsto la pulitura, il consolidamento e la riadesione di tutti i materiali costitutivi, la stuccatura e la reintegrazione pittorica con materiali reversibili e tecnica riconoscibile. Le fasi di restauro sono state supportate da indagini diagnostiche che hanno permesso l’approfondimento della conoscenza dei materiali e delle tecniche con cui l’opera è stata realizzata.
Posizione
Museo nazionale d'Abruzzo dell'Aquila
via Tancredi da Pentima (ex Mattatoio) - 67100 L'Aquila (AQ)
Contatti
- Tel
- +39 0862 28420
- mn-abr@cultura.gov.it mn-abr@pec.cultura.gov.it
- Website
- http://museonazionaledabruzzo.cultura.gov.it/