Tipo Luogo:
I tesori della Cultura
Codice di Santa Marta
Descrizione
Il Codice di Santa Marta, conservato all’Archivio di Stato di Napoli, è una raccolta di stemmi di re e regine e di un folto numero di nobili, iscritti, tra il 1400 e il 1600, a una prestigiosa confraternita, il Collegium Disciplinatorum Sanctae Marthae, che aveva sede nell’omonima chiesa, situata nel centro antico di Napoli, all’intersezione tra via San Sebastiano e via Benedetto Croce, nelle vicinanze del complesso di Santa Chiara.
È rilegato da fogli di pergamena su cui erano miniati gli stemmi degli illustri membri della Confraternita, dagli ultimi sovrani angioini a quelli aragonesi, dai vicerè spagnoli ai rappresentanti delle principali famiglie del Regno.
Si apre con l’immagine di Santa Marta, vestita d’azzurro, con un mantello rosso e il capo coperto da un velo; dietro di lei è rappresentato il mostro sconfitto dalla santa, la Tarasca, che con un cappio al collo, stringe nelle fauci un gentiluomo riccamente vestito di rosso.
Il Codice fu conservato tra le cose notevoli della Confraternita per tutto il secolo XVII e fu custodito presso il sagrestano della chiesa di Santa Marta, scampando miracolosamente all’incendio e al saccheggio che nel 1647 distrussero ogni cosa nella chiesa. Esso fu descritto diffusamente da Giulio Biondo, vissuto nel corso della metà del ‘600, in un manoscritto, conservato anch’esso presso la biblioteca dell’Archivio di Stato.
Cessata di esistere nel 1742 la Confraternita di Santa Marta, non si sono avute più notizie per circa un secolo del Codice e del manoscritto, che hanno sempre viaggiato insieme. Solo in un documento datato 8 marzo 1842, conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, si legge che furono offerti alla Real Biblioteca Borbonica la pregevolissima collezione degli stemmi e il manoscritto cartaceo. Evidentemente la Biblioteca non dovette acquisirli, se si ha notizia dell’acquisto da parte dell’Archivio nel 1848: Codice e manoscritto erano in possesso del libraio Raffaele Barone e furono venduti per sessanta ducati.
Testimonianza storica rilevante per l’evoluzione della cultura figurativa meridionale, il Codice si rivela particolarmente interessante per lo studio dell’arte della miniatura che, partendo da Montecassino, fu tramandata lentamente a Roma, Firenze e Siena, per giungere poi a Napoli, dove fu fortemente influenzata dalla cultura toscana. In particolare la critica ha attribuito a Leonardo da Besozzo lo stemma di Renato d’Angiò e Jean Fouquet, celebre miniatore di Tours, lo stemma di Alfonso d’Aragona. Chiara influenza franco-fiamminga si riscontra anche nello stemma di Pietro Ruiz de Corella. L’influsso dell’arte fiorentina, che si diffuse a Napoli intorno al 1470 grazie agli stretti rapporti culturali che gli Aragonesi ebbero con i Medici, si riscontra, invece, negli stemmi del cardinal Giovanni d’Aragona, di Luca Sanseverino principe di Bisignano, di Antonello Sanseverino principe di Salerno, di Giovanni Sanseverino conte di Tursi e di Pirro del Balzo duca di Venosa, attribuiti tutti a Cola Rabicano.
Il Codice è stato restaurato nel 2001 a cura del Centro di Fotoriproduzione, Legatoria e Restauro degli Archivi di Stato. Prima del restauro si presentava con i 72 fogli cuciti, tenuti insieme da un’indorsatura ottocentesca; probabilmente nella prima metà del Novecento, erano stati incollati su ogni foglio due tipi diversi di carte, poste a protezione delle miniature, che hanno finito per determinare ondulazioni della pergamena. Con l’operazione di restauro si è deciso, innanzitutto, di rimuovere l’indorsatura ottocentesca e conservare i fogli miniati sciolti in appositi passe-partout. Si è provveduto inoltre alla rimozione delle carte di protezione incollate, mentre i fogli sono stati sottoposti a trazione su appositi telai per eliminare piccole incrinature della pergamena; le parti rialzate sono state sistemate con un bisturi, mentre i tagli marginali sono stati integrati con pergamena di recente manifattura trattata con bagni di caffè per avvicinarla al tono cromatico dell’originale.
© 2021 MiC - Pubblicato il 2024-05-14 14:12:07 / Ultimo aggiornamento 2025-09-21 19:51:23
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