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Le Tonnare lungo la costa del Mediterraneo: storia e tradizioni. #iorestoacasa #laculturanonsiferma
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Info
virtuale
Descrizione
Parte I
La tradizione della pesca del tonno tramite un sistema di reti dette tonnare ha radici antichissime ed è ancora oggi viva sulle coste del Mediterraneo, così come quelle dell’Italia meridionale, in Sicilia, Calabria e Campania.
La tecnica utilizzata nel Golfo di Salerno è quella documentata in Sicilia attorno all’anno 1000, ovvero la tecnica perfezionata dagli Arabi a partire da una più antica attività di appostamento dei tonni rossi durante le fasi migratorie e la loro cattura mediante le reti. Rispetto a quelle siciliane, le tonnare salernitane erano più piccole e rientravano nella categoria delle tonnarelle all’italiana, infatti consentivano anche la pesca di tonnetti, ricciole, lampughe, stelle, ecc...
La tonnara era composta da una ventina di barche e da un sistema di reti agganciate a un pedale sulla scogliera, inoltre veniva calata da aprile a settembre secondo la tecnica del monta e leva. La sua struttura disegnava una gigantesca T e il suo funzionamento prevedeva che i tonni entrassero nella camera della tonnara attraverso due porte e che nuotassero fino a raggiungere la leva chiusa a comando dalla Guardia. A questo punto, i tonni erano intrappolati in uno spazio angusto, dunque era possibile issarli sulle barche con grande facilità.
Intorno agli anni ‘70 del 900 alle tonnare fisse che abbiamo visto finora si sono affiancate e sostituite le cosiddette tonnare volanti o vaganti, ovvero dei pescherecci che si muovevano alla ricerca di branchi di tonni. Individuato il branco, viene fatto risalire in superficie gettando vasche di esche mentre le tonnare vaganti li circondano con una rete. In un primo momento assume la forma di un cilindro, poi di un cono in quanto per evitare la fuga dei tonni viene tirato un cavo che restringe sempre di più la camera della morte. Infine, un pescatore si tuffa in mare e comincia a legare i tonni con delle corde di canapa intrecciate e gli altri pescatori li issano sulla barca.
Emmanuela Fortunato, Morena Viviano.
Le schede scientifiche e divulgative sono state elaborate nell’ambito delle attività didattiche ed istituzionali del tirocinio intrapreso dalle giovani tirocinanti, provenienti dal DISPAC Università di Salerno, presso il settore Storico Artistico e Demoetnoantropologico della Soprintendenza ABAP di Sa ed AV, struttura ospitante e reso possibile oggi con modalità a distanza su propria piattaforma.
La tradizione della pesca del tonno tramite un sistema di reti dette tonnare ha radici antichissime ed è ancora oggi viva sulle coste del Mediterraneo, così come quelle dell’Italia meridionale, in Sicilia, Calabria e Campania.
La tecnica utilizzata nel Golfo di Salerno è quella documentata in Sicilia attorno all’anno 1000, ovvero la tecnica perfezionata dagli Arabi a partire da una più antica attività di appostamento dei tonni rossi durante le fasi migratorie e la loro cattura mediante le reti. Rispetto a quelle siciliane, le tonnare salernitane erano più piccole e rientravano nella categoria delle tonnarelle all’italiana, infatti consentivano anche la pesca di tonnetti, ricciole, lampughe, stelle, ecc...
La tonnara era composta da una ventina di barche e da un sistema di reti agganciate a un pedale sulla scogliera, inoltre veniva calata da aprile a settembre secondo la tecnica del monta e leva. La sua struttura disegnava una gigantesca T e il suo funzionamento prevedeva che i tonni entrassero nella camera della tonnara attraverso due porte e che nuotassero fino a raggiungere la leva chiusa a comando dalla Guardia. A questo punto, i tonni erano intrappolati in uno spazio angusto, dunque era possibile issarli sulle barche con grande facilità.
Intorno agli anni ‘70 del 900 alle tonnare fisse che abbiamo visto finora si sono affiancate e sostituite le cosiddette tonnare volanti o vaganti, ovvero dei pescherecci che si muovevano alla ricerca di branchi di tonni. Individuato il branco, viene fatto risalire in superficie gettando vasche di esche mentre le tonnare vaganti li circondano con una rete. In un primo momento assume la forma di un cilindro, poi di un cono in quanto per evitare la fuga dei tonni viene tirato un cavo che restringe sempre di più la camera della morte. Infine, un pescatore si tuffa in mare e comincia a legare i tonni con delle corde di canapa intrecciate e gli altri pescatori li issano sulla barca.
Emmanuela Fortunato, Morena Viviano.
Le schede scientifiche e divulgative sono state elaborate nell’ambito delle attività didattiche ed istituzionali del tirocinio intrapreso dalle giovani tirocinanti, provenienti dal DISPAC Università di Salerno, presso il settore Storico Artistico e Demoetnoantropologico della Soprintendenza ABAP di Sa ed AV, struttura ospitante e reso possibile oggi con modalità a distanza su propria piattaforma.
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-06-22 12:38:45 / Ultimo aggiornamento 2020-06-22 12:38:45
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