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La cultura non si ferma- Lettera autografa di Madre Elena Aiello.
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Descrizione
In questo Venerdì Santo 2020 ricordiamo la Beata Elena Aiello, invitata da Gesù a soffrire le pene della croce, con la pubblicazione di una lettera autografa del 1949 nella quale ringrazia il Prefetto per la somma di £ 50.000 stanziata a favore delle orfanelle che “a manine giunte e il cuore puro elevano fervide preghiere per il benessere e la prosperità dell’Ecc.mo Prefetto”. (Prefettura, Gabinetto, b.90, fasc.3)
Nata a Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza, il 10 aprile 1895, Suor Elena Aiello dedicò la sua vita all’assistenza degli orfani, alla catechesi dei bambini, all’educazione degli adolescenti, all’assistenza dei moribondi, coadiuvata da Suor Luigia Mazza, detta “Gigia”. Creò un Laboratorio con scuola di taglio, cucito e ricamo, l’Asilo infantile “Vera Palmardita” e l’Orfanotrofio.
Madre Elena con le sue doti di umiltà, carità e sacrificio costruisce e fa crescere la famiglia religiosa inserendosi nella missione della Chiesa con la sua santa opera: curare con amore cristiano e dare sollievo ai più deboli, ai disagiati, specie all’infanzia povera e abbandonata. Fin dalla sua giovinezza mostrò un attenzione particolare per il messaggio evangelico, ma i doveri verso la famiglia, una volta rimasta orfana di madre e una grave malattia le impedirono di entrare come novizia nelle Suore del Preziosissimo Sangue. Aggravatasi, quasi fino morire, ebbe l’apparizione di Gesù che oltre a le predirle la guarigione, le annuncia che il venerdì santo, ogni anno e per tutta la vita avrebbe portato sul suo corpo i segni della Passione, avrebbe sudato sangue e avuto le stigmate. Da allora e per tutta la vita terrena fu “gratificata” dalla perseveranza nel sopportare in silenzio tutto ciò che la disturbava e le faceva male, nella convinzione che la sofferenza non avrebbe preso il sopravvento su di lei e non l’avrebbe privata della dignità e del senso della vita che è opera dell’amore di Dio, dono supremo dello Spirito Santo.
Fondò a Cosenza l’Istituto delle suore Minime della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, di cui fu la superiora, in Vico 2° Rivocati, poi trasferito in varie dimore del centro storico di Cosenza e sistemato definitivamente nel 1937 in via dei Martiri, zona Casali. Per sé e le sue sorelle scelse come modello di vita la Passione di Gesù e la Charitas di San Francesco di Paola. L’8 luglio 1949 l’Istituto ottenne il riconoscimento giuridico di Congregazione. Il 19 giugno 1961 presso l’Ospedale S. Giovanni di Roma dove era ricoverata, Madre Elena concluse la sua vita terrena. Dichiarata Venerabile il 22 gennaio 1991 da Papa Giovanni Paolo II, il 14 settembre 2011 fu proclamata Beata dal Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, rappresentante del Papa. Nella sua Omelia, il Cardinale la definisce “Madre tenera e misericordiosa… Fissando Cristo Crocifisso, la nostra Beata ha riempito il suo cuore di amore e infondendo su tutti il buon odore dell’immensa carità di Dio.”
Nata a Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza, il 10 aprile 1895, Suor Elena Aiello dedicò la sua vita all’assistenza degli orfani, alla catechesi dei bambini, all’educazione degli adolescenti, all’assistenza dei moribondi, coadiuvata da Suor Luigia Mazza, detta “Gigia”. Creò un Laboratorio con scuola di taglio, cucito e ricamo, l’Asilo infantile “Vera Palmardita” e l’Orfanotrofio.
Madre Elena con le sue doti di umiltà, carità e sacrificio costruisce e fa crescere la famiglia religiosa inserendosi nella missione della Chiesa con la sua santa opera: curare con amore cristiano e dare sollievo ai più deboli, ai disagiati, specie all’infanzia povera e abbandonata. Fin dalla sua giovinezza mostrò un attenzione particolare per il messaggio evangelico, ma i doveri verso la famiglia, una volta rimasta orfana di madre e una grave malattia le impedirono di entrare come novizia nelle Suore del Preziosissimo Sangue. Aggravatasi, quasi fino morire, ebbe l’apparizione di Gesù che oltre a le predirle la guarigione, le annuncia che il venerdì santo, ogni anno e per tutta la vita avrebbe portato sul suo corpo i segni della Passione, avrebbe sudato sangue e avuto le stigmate. Da allora e per tutta la vita terrena fu “gratificata” dalla perseveranza nel sopportare in silenzio tutto ciò che la disturbava e le faceva male, nella convinzione che la sofferenza non avrebbe preso il sopravvento su di lei e non l’avrebbe privata della dignità e del senso della vita che è opera dell’amore di Dio, dono supremo dello Spirito Santo.
Fondò a Cosenza l’Istituto delle suore Minime della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, di cui fu la superiora, in Vico 2° Rivocati, poi trasferito in varie dimore del centro storico di Cosenza e sistemato definitivamente nel 1937 in via dei Martiri, zona Casali. Per sé e le sue sorelle scelse come modello di vita la Passione di Gesù e la Charitas di San Francesco di Paola. L’8 luglio 1949 l’Istituto ottenne il riconoscimento giuridico di Congregazione. Il 19 giugno 1961 presso l’Ospedale S. Giovanni di Roma dove era ricoverata, Madre Elena concluse la sua vita terrena. Dichiarata Venerabile il 22 gennaio 1991 da Papa Giovanni Paolo II, il 14 settembre 2011 fu proclamata Beata dal Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, rappresentante del Papa. Nella sua Omelia, il Cardinale la definisce “Madre tenera e misericordiosa… Fissando Cristo Crocifisso, la nostra Beata ha riempito il suo cuore di amore e infondendo su tutti il buon odore dell’immensa carità di Dio.”
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-04-14 18:03:58 / Ultimo aggiornamento 2020-04-14 18:03:58
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