La cultura non si ferma - La salvaguardia del patrimonio culturale: il decreto di Ferdinando I e la lungimiranza di Raffaello.
Apertura
Date di apertura
Inizio evento
Fine evento
Prenotazione Non richiesta
Orario di apertura:
- Lun
- Chiuso
- Mar
- Chiuso
- Mer
- Chiuso
- Gio
- Chiuso
- Ven
- Chiuso
- Sab
- Chiuso
- Dom
- Chiuso
Informazioni apertura
InfoDescrizione
Il 29 ottobre 1839, il sindaco di Alessandria del Carretto, Lucio Chidichimo, in ottemperanza alle disposizioni impartite dall’Intendente della provincia di Calabria Citra, in merito alla conservazione degli oggetti d’arte, quadri, statue, bassorilievi e monumenti storici esistenti nelle Chiese, Cappelle ed altri luoghi indicati nel decreto del 13 maggio 1822, descrive le opere d’arte presenti nella Chiesa Matrice e nei Santuari del suo Comune. Allegato al fascicolo il decreto di Ferdinando I in materia di tutela degli oggetti e monumenti storici o di arte. (ASCS, Intendenza di Calabria Citra, Pubblica Istruzione, b. 5, fasc. 8, sottofasc. 1)
Il decreto di Ferdinando I del 13 maggio 1822 mostra attenzione su tutto ciò che rappresenta il patrimonio artistico e archeologico: vieta di togliere dai loro siti “tutti gli oggetti e monumenti storici e di arte che esistono”; proibisce la demolizione, anche in fondi privati, di “antiche costruzioni”; vieta l’esportazione di oggetti antichi e di arte, anche di proprietà privata, senza preventiva autorizzazione. Il decreto prevede inoltre l’istituzione di una Commissione d’Antichità e Belle Arti, incaricata della vigilanza sul patrimonio artistico e del rilascio delle autorizzazioni per le esportazioni.
I Sindaci dei Comuni, erano tenuti ad inviare all’Intendente della provincia una relazione con l’elenco e la descrizione delle opere d’arte esistenti nel Comune. A sua volta l’Intendente ne avrebbe trasmesso rapporto alla Commissione di Antichità e Belle Arti.
Ferdinando I, aveva dunque piena consapevolezza dell’esistenza e dell’esigenza di un patrimonio culturale da tutelare, già fortemente sentita da Carlo di Borbone, il quale, sin dal 1734 iniziava un percorso virtuoso verso l’emanazione delle prime leggi di tutela nel Regno di Napoli.
Il richiamo alla tutela del patrimonio culturale, necessariamente, chiama in causa il “divin pittore”, la cui lungimiranza sul tema è ormai cosa nota.
Raffaello Sanzio chiamato a Roma da Papa Giulio II ad affrescare le stanze vaticane, non mancò di osservare il degrado e lo stato di abbandono in cui versavano i monumenti della Roma antica e non mancò di denunciare lo scarso interesse della Chiesa, che aveva trascurato e abbandonato all’incuria del tempo e alle distruzioni, le tracce di una civiltà potente e grandiosa nell’arte, quale era stata la Roma imperiale. La sua grande sensibilità artistica lo condusse ad uno scrupoloso studio dei monumenti, delle strutture e degli elementi architettonici come mai nessuno aveva fatto prima e ciò influenzò molte delle sue opere pittoriche ed architettoniche di straordinaria bellezza. Per la sua conoscenza dell’arte classica fu nominato da Papa Leone X, successore di Papa Giulio II, Conservatore delle antichità. Eseguì rilievi e studi su tutti i monumenti e recuperò e catalogò reperti di varia natura soprattutto bassorilievi, marmi lavorati o con iscrizioni, altrimenti destinati alle fornaci per la produzione di calce da utilizzare nelle nuove costruzioni.
Questo è l’omaggio, una rosa rossa che l’Archivio di Stato di Cosenza pone sulla tomba di Raffaello ed è un monito per quanti ancora non abbiano la consapevolezza che il patrimonio culturale è la storia di un territorio e memoria della nostra identità. Proprio per questo è necessario che l’azione di tutela non sia mai abbastanza, né tantomeno emarginata a vantaggio di altre priorità.
Posizione
Archivio di Stato di Cosenza
via Gian Vincenzo Gravina - 87100 Cosenza (CS)
Contatti
- Tel
- +39 0984791790
- as-cs@beniculturali.it mbac-as-cs@mailcert.beniculturali.it
- Website
- http://www.archiviodistatocosenza.beniculturali.it