La cultura non si ferma – Il miracolo di fra Domenico Cogno.
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InfoDescrizione
Le fonti notarili offrono alla ricerca storica notizie preziose e utili per ogni tipo di indagine, sono vere e proprie miniere di informazioni per la storia politica, economica, sociale, che consentono la comprensione della storia dell’uomo nella sua complessità.
Fonti documentarie uniche e talvolta insolite come la testimonianza rogata dal notaio Carlo Maida di San Fili. Nell’atto si rileva la guarigione prodigiosa di un agonizzante avvenuta mediante la somministrazione di un pezzetto dell’abito del domenicano fra Domenico Cogno, morto in odore di santità. Il potere dell’intercessione, a garanzia della possibilità di guarigione, e l’accertamento del miracolo sono affidati al notaio In onore della verità. Inoltre per rendere pubblica la devozione nei confronti del frate, i dichiaranti esprimono la disponibilità di renderne testimonianza anche davanti ai giudici.
3 gennaio 1749. Ad un anno dal miracolo, Angelo Gisario, Maria Catanzaro, sua madre e il magnifico Pietro Francesco Gentile della terra di San Fili, dichiarano che nel 1748 Angelo, agonizzante per una malattia e sul punto di morire, riceve la visita del Gentile, amico di famiglia, il quale rendendosi conto che da lì a poco sarebbe morto, mostra ai presenti uno “schegio” dell’abito del frate domenicano Domenico Cogno, morto qualche anno prima nel convento di Campana“avendo oprato molti stupendi prodiggij”. Riferisce ancora che il pezzetto di stoffa gli fu donato a Cosenza dal fratello del frate, il magnifico Ignazio Cogno, che addolorato per la perdita del suo caro, ritagliò un pezzo del suo abito e lo conservò in suo ricordo. A questo punto, il Gentile, con l’aiuto della madre di Angelo, fidando che per intercessione il frate avrebbe ridato vita al moribondo, decide di somministrargli con dell’acqua un pezzetto di filo prelevato dallo “schegio” e, servendosi di un cucchiaino. “(…) ce la bottarno d’entro la boccha e con gran stento ci la fecero trangoggiare”. In breve tempo il moribondo aprì gli occhi e si guardò intorno, cominciò a parlare e riprese le sue funzioni vitali. Ristabilitosi completamente, assieme alla madre e al Gentile “(…) in onore della verità, a gloria di Dio benedetto, e del suo servo essi costituti ne anno fatto il presente atto anco per amplificarsi la divozione presso il medesimo con Animo di ripeterlo in presenza di qualsivoglia Giudice tante volte, quanto saranno necessarie (…).
ASCS, Not. Carlo Maida, San Fili, 1749, c.v.1
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