La cultura non si ferma - Il lavoro delle donne dei fanciulli nel 1896.
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InfoDescrizione
L’emergenza sanitaria in corso, dovuta alla devastante pandemia da covid-19, ha messo a nudo ed ha evidenziato tutte le problematiche collegate al mondo del lavoro, in particolare le lacerazioni morali e fisiche di chi un lavoro non ce l’ha, di chi l’ha perso e di chi fa sacrifici enormi senza sicurezza e senza tutela. Al riguardo, come consuetudine, è parso utile uno sguardo al passato. Il 4 gennaio 1896, in previsione dell’elaborazione di una legge di tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli, il Prefetto di Cosenza inviava al Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio una relazione con gli orari di lavoro che si osservavano in alcune filande della provincia rilevando l’assenza del lavoro notturno, ma turni che cominciavano dal “mattino prestissimo” fino a tarda sera. Il Prefetto riferiva di alcuni opifici tra i quali la filanda di Cosenza “ ove sono impiegate donne e fanciulle di varia età, che lavorano dalle 4 alle 22.30 d’estate e dalle 6 alle 22.30 d’inverno”, spingendosi nella conclusione con un suggerimento: “l’abolizione totale o parziale del lavoro dei fanciulli importerebbe gran danno alle famiglie operaie, le quali fanno molto assegnamento sul lavoro di questi”.
ASCS, Prefettura, Affari generali, categoria 7, busta 523
Posizione
Archivio di Stato di Cosenza
via Gian Vincenzo Gravina - 87100 Cosenza (CS)
Contatti
- Tel
- 0984791790
- as-cs@beniculturali.it mbac-as-cs@mailcert.beniculturali.it
- Website
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