#iorestoacasa. Il Porto di Ripetta nel Catasto pontificio di Roma.
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InfoDescrizione
Roma è la città del Tevere. Per secoli i suoi abitanti hanno condiviso con il fiume viaggi, commerci, attività produttive e servizi, vivendo in simbiosi con questa presenza. Antiche incisioni e immagini in bianco e nero ci presentano il fiume come parte essenziale del paesaggio cittadino e componente fondamentale della vita economica e sociale di Roma.
Da quando la costruzione degli argini ne ha ingabbiato il corso, rendendolo quale quinta di sottofondo nel paesaggio urbano, il Tevere ci appare più distante.
Le mappe catastali dell’Ottocento ci restituiscono intatti luoghi ormai perduti o profondamente modificati della città e rappresentano fonti preziose per la ricostruzione storica dell’Urbe pontificia. Osservando il foglio del rione Campomarzo (n. 3) notiamo come il fiume disegnava un naturale confine tra la campagna e il tessuto cittadino. Ben visibile il Mausoleo di Augusto ancora immerso in un contesto edilizio poi cancellato con l’apertura di piazza Augusto Imperatore. Ma ciò che più colpisce è la presenza dell’antico porto di Ripetta, oggi non più esistente.
Fin dal XIV secolo sulla riva sinistra del Tevere si era venuto a creare un porto fluviale rivolto soprattutto al traffico con il retroterra umbro. E' lì che gettavano le ancore i barconi carichi di legname e carbone partiti da Orte e da Terni, le imbarcazioni che trasportavano grano e vini novelli provenienti da nord e soprannominati dal Belli "l'acquaticci de Ripetta”. Il porto di Ripetta, secondo per importanza a quello di Ripa Grande dove faceva scalo il traffico marittimo, accoglieva i naviganti con delle ampie scale di marmo alla cui sommità si intravedevano i prati di Castello, i colli tutt'intorno, il Cuppolone, l'imponente costruzione di S. Girolamo degli Schiavoni e gli edifici di Campo Marzio. La struttura architettonica visibile nella mappa risale al primo Settecento, quando papa Clemente XI affidò all’architetto Alessandro Specchi l’incarico di realizzare un nuovo porto monumentale che perciò fu detto anche Porto Clementino. Lo Specchi, in collaborazione con Carlo Fontana, realizzò una struttura di stile tardo-barocco, costituita da due eleganti scalee marmoree ricurve, che collegavano le banchine al suolo stradale. Al centro si apriva un emiciclo e sopra vi era stata posta una fontana a scogliera con delfini e con una stella a otto punte quale stemma araldico del papa. La fontana dei Navigatori, così era chiamata, era alimentata da una diramazione dell’Acquedotto Felice e fungeva da ristoro per i marinai e anche da abbeveratoio per gli animali da soma impiegati per il trasporto delle merci. In seguito le venne aggiunta una lanterna in ferro battuto per facilitare l'approdo notturno delle barche. Per la costruzione del porto e della fontana si utilizzò il travertino di alcune arcate del Colosseo crollate in seguito a un terremoto avvenuto nel 1703. Ai lati dell'emiciclo si innalzavano due colonne, le quali furono utilizzate per indicare il livello raggiunto dalle alluvioni del Tevere.
Verso la metà del XIX secolo i porti fluviali cominciarono a perdere d'importanza per lo sviluppo del trasporto ferroviario. Nel 1889, in seguito ai lavori effettuati per la sistemazione degli argini del Tevere, che portarono alla costruzione di un ponte in ferro e in seguito di ponte Cavour, il Porto di Ripetta venne demolito e la fontana con le due colonne venne smontata, finendo in uno dei magazzini comunali. Nel 1930 è stata ricostruita e collocata nella vicina piazza del Porto di Ripetta, unico ricordo sopravvissuto della colorata e vivace vita commerciale che animava il porto romano nei secoli passati.
Corso Rinascimento, 40 (Palazzo della Sapienza)
- 00036
Roma
(RM)
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Archivio di Stato di Roma
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Elisabetta Reale