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I MARTEDÌ DEL RESTAURO DELLE GALLERIE DELL’ACCADEMIA DI VENEZIA: LA FASE DELLA PREPARAZIONE
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illimitato, rubrica disponibile on line
Descrizione
Prosegue la rubrica delle Gallerie dell’Accademia di Venezia “I Martedì del restauro”, in maniera sempre più dettagliata e più originale (con suggerimenti bibliografici e arricchimento di contributi video esplicativi).
Finora si era parlato dei supporti dei dipinti, ora è la volta di affrontare la problematica e tematica di come venivano preparate le tavole e le tele per poter accogliere al meglio i colori.
Il legno e il tessuto di lino o di canapa sono materiali che, pur essendo costituiti soprattutto da cellulosa, hanno caratteristiche fisico-meccaniche molto diverse fra loro. Proprio per questo, i materiali e le tecniche utilizzati per preparare tali supporti sono differenti.
Le tavole, nei tempi più antichi, venivano spesso ricoperte da una tela sottile, in genere di lino, incollata su tutta la superficie (‘incamottatura’) in modo da rendere la superficie più uniforme e poter così minimizzare i movimenti che le fibre lignee subiscono al variare delle condizioni ambientali. Inoltre, le opere di grandi dimensioni dovevano necessariamente essere composte da più tavole attaccate fra loro. Ecco quindi che le giunzioni e le deformazioni del legno potevano provocare sollevamenti e distacchi del colore sovrastante. L’incamottatura o anche solo la semplice applicazione di sottili strisce di tessuto incollate solo lungo la giunzione delle tavole, aveva proprio la funzione di preservare il film pittorico. Sulla tela veniva poi stesa una mano di colla animale, e su questa venivano applicati gli strati preparatori.
I DIPINTI SU TAVOLA
La preparazione di un dipinto su tavola era composta da una carica inerte ed un legante che variavano, come per le specie lignee impiegate, a seconda delle aree geografiche: nell’Europa Meridionale l’inerte privilegiato era il gesso, mentre nell’Europa Settentrionale si prediligeva il carbonato di calcio o il caolino. Il legante era in genere una colla animale, a cui -con l’andare del tempo- si va aggiungendo una piccola quantità di olio siccativo, al fine di rendere la preparazione più elastica e meno sensibile all’umidità. Sopra alla preparazione poteva poi essere stesa, localmente o su tutta la superficie, l’imprimitura, uno strato molto sottile, ricco di legante, e variamente colorato che risultava quindi meno poroso della preparazione e poteva avere anche la funzione di fondo cromatico.
I DIPINTI SU TELA
Per quanto riguarda i dipinti su tela, inizialmente i materiali impiegati furono i medesimi delle tavole applicati però in stesure più sottili, col tempo si predilessero sempre più materiali più elastici, nel graduale passaggio dalla tecnica pittorica della tempera (tecnica principe della pittura su tavola) alla pittura ad olio che si accompagnò all’evoluzione stilistica della pittura.
La preparazione dei dipinti su tela, inizialmente bianca, fu poi variamente colorata: poteva variare da toni molto chiari a scuri, da calda a fredda, a seconda delle preferenze dei pittori. Si possono trovare pigmenti a base di piombo, siccativi, quali biacca e litargirio, impiegati con olio di lino, ma anche terre e ocre. Una tipica preparazione, molto diffusa in ambito veneto nel XVII° e XVIII° secolo, era composta da terre argillose ricche ossidi di ferro e poco nero carbon: la cosiddetta ‘preparazione rossa’. Un fondo colorato di questo tipo era il preferito di artisti come Tiepolo, Guardi o Canaletto, tanto che lo si trova pressoché in tutte le loro opere. Consentiva una notevole velocità esecutiva, visto che spesso gli artisti sfruttavano il colore del fondo per alcuni elementi pittorici senza così doverci dipingere sopra. Non è, però, esente da inconvenienti: il primo fra tutti è che nei toni chiari, come gli azzurri dei cieli, col tempo tende a diventare visibile in superficie a causa dell’aumentare della trasparenza del colore superficiale con l’invecchiamento dell’olio.
La varietà della composizione e degli spessori delle preparazioni impiegate dagli artisti riflette la sperimentazione e l’evoluzione dei singoli pittori; si pensi ad esempio a Tiziano, che impiegò preparazioni diverse negli stessi dipinti ed arrivò anche, in alcune aree dei suoi dipinti, a dipingere senza alcuna preparazione sottostante.
Per approfondire l’argomento delle tecniche pittoriche si consiglia la lettura di questi trattati:
C. Cennini, Il libro dell’arte
G.Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori ed architetti
M.P. Merrifield, Original treatises on the arts of painting, London, 1849.
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-06-22 12:38:06 / Ultimo aggiornamento 2020-06-22 12:38:06
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