#1maggio. Il "processo infame" agli anarchici romani del 1891
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InfoDescrizione
La festa dei lavoratori nasce a Parigi il 20 luglio 1889. A lanciare l'idea di una manifestazione generale e globale è il congresso della Seconda Internazionale: la data per la ricorrenza cade sul primo maggio in ricordo dei “martiri di Chicago” del 1886.
Vogliamo ricordarla oggi in un momento così difficile per molti lavoratori del nostro paese, pubblicando alcune pagine del giornale “Il primo maggio. Organo delle classi lavoratrici” del 1891. Dagli articoli del giornale si ricostruiscono vicende e personaggi che animarono la protesta sociale della classe operaia romana di fine Ottocento.
A Roma le prime rivendicazioni dei lavoratori si hanno nella seconda metà degli anni ottanta del XIX secolo. La capitale del Regno, divenuta un grande cantiere aperto per gli interventi di urbanizzazione, affrontava una grave crisi edilizia che nel 1887 porta alla chiusura di centinaia di cantieri e a una crisi economica di vaste proporzioni. Con il crollo dei salari, la disoccupazione di massa e l’aumento del carovita, le classi popolari, strette dalla morsa della fame e dalla mancanza di prospettive, danno luogo ad agitazioni di piazza sotto il patrocinio di associazioni anarchiche. Il primo maggio del 1891 si organizza un grande comizio unitario nei pressi di S. Croce in Gerusalemme: scendono in piazza uomini e donne di ogni età, formazioni di ogni bandiera, dalla socialista alla repubblicana all’anarchica. Nonostante il comizio sia autorizzato, un massiccio schieramento di guardie a piedi e a cavallo circonda i manifestanti. Si attende con trepidazione che dal palco parli il “colonnello della Comune”, Amilcare Cipriani, noto combattente al fianco di Garibaldi e protagonista dell’esperienza parigina del 1871. La piazza freme di eccitazione, da ogni parte sventolano fazzoletti e stendardi, ma Cipriani ha tempo solo per pronunciare le prime parole che tutto intorno esplode la sommossa. Alle provocazioni delle forze dell’ordine la gente risponde armandosi di rivoltelle, coltelli, bastoni, si scagliano pezzi di intonaco e oggetti pesanti dalle finestre, si alzano barricate. La rivolta va avanti fino a sera. Nello scontro rimangono uccisi una guardia di pubblica sicurezza e un carrettiere, si contano decine di ferite da entrambe le parti e circa un centinaio di arrestati, fra cui anche Amilcare Cipriani.
Dopo alcuni mesi di istruttoria il 14 ottobre inizia il “Processo infame” – è il titolo dell’articolo del “Il Primo maggio” – contro 61 compagni del partito socialista- anarchico. Chiusi in una gabbia di ferro allestita nell’aula, “essi non sono presentati al giudizio (…) come anarchici ma sibbene come malfattori (…). Per quanto si cerchi nel passato non è dato trovare un processo più assurdo e iniquo di quello contro i 60 anarchici - e supposti anarchici - di Roma”. Fra gli imputati è il mitico Cipriani, il “Garibaldi dai capelli neri”: figura diritta, con la sua barba da profeta, il suo cappello a larghe falde e un atteggiamento spavaldo, risponde con fermezza alle accuse. Trentaquattro avvocati difensori, 125 testi di accusa, 325 a difesa, fra i quali anche Andrea Costa e Antonio Labriola. Il 31 ottobre il giornale dà notizia che il processo è sospeso: “I processati (…) si sono accattivati la simpatia e ammirazione del pubblico, rivelandosi apostoli valorosi di un grande ideale”. A febbraio il procedimento riprende fra tensioni e scontri fino all’allontanamento degli imputati dall’aula. Il collegio dei difensori si rifiuta di collaborare. Il 25 marzo è pronunciato il verdetto. L’accusa di “associazione di malfattori” cade, ma la sentenza è comunque pesante: in tutto sono distribuiti collettivamente 80 anni di carcere. A Cipriani va la condanna a 2 anni e otto mesi, la più severa. Egli sconterà la sua pena nel carcere di Perugia.
Quando uscirà dal carcere a 50 anni non smetterà di lottare in nome degli ideali rivoluzionari. In Francia partecipa attivamente alla vita politica nelle fila del partito socialista. Nel 1913 è candidato dal Partito socialista italiano alle elezioni con successo, ma non entrerà nel Parlamento per il suo rifiuto di prestare giuramento. Muore a Montmartre nel 1918. Nel 1914 Giuseppe Prezzolini, in un’intervista fatta a Cipriani, scrive che la sua vita era la somma di “venti [anni] di guerre, quattordici di bagno e lavori forzati, cinquantatré di vagabondaggio, di povertà, di indipendenza”.
I fogli del giornale settimanale “Il primo maggio” sono consultabili nel fondo del “Tribunale civile e penale di Roma”, conservato nella sede di Galla Placidia dell’Archivio di Stato di Roma.
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