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VIA PORTUENSE RIEMERGONO STRUTTURE TERMALI E SEPOLCRALI
Testo del comunicato
DAL 29 LUGLIO VISITE GUIDATE AL CANTIERE ARCHEOLOGICO
L’attuale ponte della ferrovia domina un antico incrocio fra via Portuensis e via Campana, arterie essenziali per la capitale dell’impero romano. Dagli scavi emergono strutture di assistenza ai viaggiatori, grandi terme, una stazione di posta, un’area di culto, monumenti funebri, una necropoli.
Benvenuti allo scalo Portuense, affollato hub di duemila anni fa. Terme maschili e femminili, una stazione di posta e un luogo di culto, alla confluenza delle arterie che nutrivano Roma, la via Portuensis e la via Campana. Strutture di servizio, per il corpo e per lo spirito, destinate a confortare il tragitto di viaggiatori e trasportatori, moltissimi, impegnati a raggiungere i moli di Portus (oggi Fiumicino) o provenienti dai medesimi approdi commerciali per trasferire le merci destinate alla capitale dell’Impero romano.
I lavori pubblici in corso consegneranno il raddoppio della carreggiata di via Portuense e lo
snellimento del traffico che oggi incontra una strettoia in corrispondenza del ponte sul quale transita la ferrovia Roma-Fiumicino.
Intanto la Soprintendenza speciale per i beni archeologici sta conducendo indagini archeologiche preliminari che restituiscono la fotografia di edifici e strade brulicanti di vita e di merci da almeno venti secoli.
Infatti l’attuale via Portuense ripercorre il tracciato antico della via Portuensis che, in questo punto, incrociava la via Campana: strade sulle quali viaggiavano tonnellate di anfore con olio, granaglie, sale, tessuti e tutte le importazioni necessarie a una città
che in fase imperiale raggiunse un milione di abitanti.
Le strutture archeologiche che saranno aperte alla visita su prenotazione (alla mail scaviportuense@gmail.com dell’Urp Municipio Roma XI, Tel. 06.6961.5333 per i giorni 29, 30 e 31 luglio 2014 alle 10,15), grazie all’iniziativa della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici in collaborazione con il Municipio XI di Roma Capitale, sono quelle emerse dal febbraio 2014, in un cantiere che si estende a monte e a valle del ponte ferroviario. “Il percorso di circa 200 metri lineari -fa sapere Laura Cianfriglia, archeologo
responsabile delle indagini- porterà i visitatori prima davanti alle terme femminili, dove si vedrà una grande vasca rivestita in coccio pesto; e poi, al di là del ponte, nei pressi delle terme maschili affacciate sulla strada, un tratto basolato della via Campana. Una necropoli stratificata e un piccolo edifico di culto completano la visita”.
La campagna di scavo in corso, infatti, si svolge a ovest e a est del ponte ferroviario. A ovest, ossia prima del ponte per chi giunge dall’ospedale Spallanzani, sono state rintracciate ulteriori e grandi strutture delle stesse terme rinvenute tre anni fa, caratterizzate da un gran numero di oggetti femminili: una cinquantina tra spatole e spilloni in osso e in avorio, cucchiaini per il trucco, il manico di uno specchio, diversi contenitori per il balsamo. Tra gli ambienti spicca per qualità della conservazione quello che presenta una grande vasca, alta oltre 2 metri, foderata in cocciopesto. Il muro che la contiene è rinforzato da contrafforti, a bilanciare la spinta dell’acqua: doveva trattarsi di una cisterna. Dall’altro lato, a oriente del ponte, ci si trova proprio nel punto ove confluivano anticamente la via Portuensis e la via Campana, quest’ultima attestata da basoli. Adiacente alla via Campana si aprono le strutture relative a altri edifici termali, continuazione degli stessi che negli anni ‘80 restituirono più di un esemplare di ‘strigile’, un raschietto di metallo o di bronzo usato dagli uomini per detergere il corpo dopo il bagno. Si tratta, con ogni probabilità, di un grande complesso termale, con i bagni per gli uomini distinti da quelli per le donne.
Tra i rinvenimenti più belli, un bacino marmoreo, con due teste femminili lungo il bordo, in posizione contrapposta, forse una piccola fontana di fattura romana (labrum), successivamente riutilizzata come acquasantiera. Era all’interno di un piccolo edificio accanto alle terme maschili, forse sede di un culto paleo-cristiano, vicino al quale sono numerose sepolture tarde. Il culto dell’area sacra, dedicata probabilmente a S. Pantaleo,
dovette ben radicarsi, se in seguito -ancora sulla mappa del 1547 di Eufrosino della Volpaia- risulta una cappella nello stesso identico punto.
Nel medesimo comprensorio, a partire dal 2010, si sono svolte altre indagini archeologiche per esplorare l’area coincidente con il ponte che, nel frattempo, è stato ampliato per consentire il passaggio degli autobus. E già tre anni fa furono portati alla luce i primi ambienti termali, indagati e smontati, ora in attesa di essere rimontati in luogo idoneo.
Da questi sono stati asportati e salvati grandi mosaici a motivi geometrici, con tessere bianche e nere, ora oggetto di restauro; e resti del rivestimento marmoreo che decorava
le pareti. Particolarmente interessante è il ritrovamento accanto a un piccolo mausoleo, situato nei pressi delle terme, di un cippo di travertino con un’iscrizione che attesta un
intervento dell’imperatore Vespasiano (I sec. d.C.) per il recupero di un’area sacra abusivamente occupata da privati.
“I lavori degli ultimi anni confermano la ben nota alta densità di presenze antiche -spiega il
Soprintendente Mariarosaria Barbera- attestata dalle fonti scritte e confermata dagli scavi eseguiti negli ultimi decenni. Dopo il restauro le testimonianze restituite dagli scavi, secondo il consolidato orientamento dello Stato, saranno restaurate e esposte al pubblico in una sede della Soprintendenza appartenente al territorio di provenienza”.
Roma 25 luglio 2014
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info 338.8878816
L’attuale ponte della ferrovia domina un antico incrocio fra via Portuensis e via Campana, arterie essenziali per la capitale dell’impero romano. Dagli scavi emergono strutture di assistenza ai viaggiatori, grandi terme, una stazione di posta, un’area di culto, monumenti funebri, una necropoli.
Benvenuti allo scalo Portuense, affollato hub di duemila anni fa. Terme maschili e femminili, una stazione di posta e un luogo di culto, alla confluenza delle arterie che nutrivano Roma, la via Portuensis e la via Campana. Strutture di servizio, per il corpo e per lo spirito, destinate a confortare il tragitto di viaggiatori e trasportatori, moltissimi, impegnati a raggiungere i moli di Portus (oggi Fiumicino) o provenienti dai medesimi approdi commerciali per trasferire le merci destinate alla capitale dell’Impero romano.
I lavori pubblici in corso consegneranno il raddoppio della carreggiata di via Portuense e lo
snellimento del traffico che oggi incontra una strettoia in corrispondenza del ponte sul quale transita la ferrovia Roma-Fiumicino.
Intanto la Soprintendenza speciale per i beni archeologici sta conducendo indagini archeologiche preliminari che restituiscono la fotografia di edifici e strade brulicanti di vita e di merci da almeno venti secoli.
Infatti l’attuale via Portuense ripercorre il tracciato antico della via Portuensis che, in questo punto, incrociava la via Campana: strade sulle quali viaggiavano tonnellate di anfore con olio, granaglie, sale, tessuti e tutte le importazioni necessarie a una città
che in fase imperiale raggiunse un milione di abitanti.
Le strutture archeologiche che saranno aperte alla visita su prenotazione (alla mail scaviportuense@gmail.com dell’Urp Municipio Roma XI, Tel. 06.6961.5333 per i giorni 29, 30 e 31 luglio 2014 alle 10,15), grazie all’iniziativa della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici in collaborazione con il Municipio XI di Roma Capitale, sono quelle emerse dal febbraio 2014, in un cantiere che si estende a monte e a valle del ponte ferroviario. “Il percorso di circa 200 metri lineari -fa sapere Laura Cianfriglia, archeologo
responsabile delle indagini- porterà i visitatori prima davanti alle terme femminili, dove si vedrà una grande vasca rivestita in coccio pesto; e poi, al di là del ponte, nei pressi delle terme maschili affacciate sulla strada, un tratto basolato della via Campana. Una necropoli stratificata e un piccolo edifico di culto completano la visita”.
La campagna di scavo in corso, infatti, si svolge a ovest e a est del ponte ferroviario. A ovest, ossia prima del ponte per chi giunge dall’ospedale Spallanzani, sono state rintracciate ulteriori e grandi strutture delle stesse terme rinvenute tre anni fa, caratterizzate da un gran numero di oggetti femminili: una cinquantina tra spatole e spilloni in osso e in avorio, cucchiaini per il trucco, il manico di uno specchio, diversi contenitori per il balsamo. Tra gli ambienti spicca per qualità della conservazione quello che presenta una grande vasca, alta oltre 2 metri, foderata in cocciopesto. Il muro che la contiene è rinforzato da contrafforti, a bilanciare la spinta dell’acqua: doveva trattarsi di una cisterna. Dall’altro lato, a oriente del ponte, ci si trova proprio nel punto ove confluivano anticamente la via Portuensis e la via Campana, quest’ultima attestata da basoli. Adiacente alla via Campana si aprono le strutture relative a altri edifici termali, continuazione degli stessi che negli anni ‘80 restituirono più di un esemplare di ‘strigile’, un raschietto di metallo o di bronzo usato dagli uomini per detergere il corpo dopo il bagno. Si tratta, con ogni probabilità, di un grande complesso termale, con i bagni per gli uomini distinti da quelli per le donne.
Tra i rinvenimenti più belli, un bacino marmoreo, con due teste femminili lungo il bordo, in posizione contrapposta, forse una piccola fontana di fattura romana (labrum), successivamente riutilizzata come acquasantiera. Era all’interno di un piccolo edificio accanto alle terme maschili, forse sede di un culto paleo-cristiano, vicino al quale sono numerose sepolture tarde. Il culto dell’area sacra, dedicata probabilmente a S. Pantaleo,
dovette ben radicarsi, se in seguito -ancora sulla mappa del 1547 di Eufrosino della Volpaia- risulta una cappella nello stesso identico punto.
Nel medesimo comprensorio, a partire dal 2010, si sono svolte altre indagini archeologiche per esplorare l’area coincidente con il ponte che, nel frattempo, è stato ampliato per consentire il passaggio degli autobus. E già tre anni fa furono portati alla luce i primi ambienti termali, indagati e smontati, ora in attesa di essere rimontati in luogo idoneo.
Da questi sono stati asportati e salvati grandi mosaici a motivi geometrici, con tessere bianche e nere, ora oggetto di restauro; e resti del rivestimento marmoreo che decorava
le pareti. Particolarmente interessante è il ritrovamento accanto a un piccolo mausoleo, situato nei pressi delle terme, di un cippo di travertino con un’iscrizione che attesta un
intervento dell’imperatore Vespasiano (I sec. d.C.) per il recupero di un’area sacra abusivamente occupata da privati.
“I lavori degli ultimi anni confermano la ben nota alta densità di presenze antiche -spiega il
Soprintendente Mariarosaria Barbera- attestata dalle fonti scritte e confermata dagli scavi eseguiti negli ultimi decenni. Dopo il restauro le testimonianze restituite dagli scavi, secondo il consolidato orientamento dello Stato, saranno restaurate e esposte al pubblico in una sede della Soprintendenza appartenente al territorio di provenienza”.
Roma 25 luglio 2014
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info 338.8878816
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:29:59 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:29:59