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Rutelli smemorato
Testo del comunicato
Caro direttore,
desidero replicare all'articolo di Francesco Rutelli apparso ieri sulla Stampa.
Egli è stato sindaco di Roma negli anni a cavallo del Giubileo e ministro dei Beni Culturali. Nessuno meglio di lui conosce quale impresa difficile e delicata sia gestire il nostro immenso patrimonio storico-artistico. Eppure, colto da una forma residua di pregiudizio ideologico, Rutelli scende in campo per biasimare l'azione del governo. Anche lui, come tanti altri illustri esperti, sembra volersi privare dell'occasione per una collaborazione franca e spassionata in vista dell'interesse comune. Rutelli definisce una «scelta suicida» bloccare «le due leve speciali» che sono turismo e cultura, anziché muoverle per uscire dalla crisi. Ignora gli sforzi che stiamo compiendo in questa direzione, come dimostra la conferenza internazionale che abbiamo organizzato a Villa Medici con l'Accademia di Francia. Assorto nel suo ragionamento, propone di cambiare strada suggerendo tre iniziative: del che francamente gli sono grato, perché mi permette di chiarire cosa abbiamo fatto, cosa stiamo facendo e cosa faremo. Rutelli afferma dunque che le politiche per la cultura e quelle per la promozione del turismo «non vanno unificate», perché «hanno natura e esigenze diverse»; salvo poi ammettere, con qualche incongruenza, che i due settori possono formare «potenti sinergie» a beneficio di tutti, e generare risultati anticiclici in tempi di crisi. Su questo siamo meno lontani di quanto egli non immagini. Lo dimostra lo slancio che abbiamo dato con la mini riforma del ministero che prevede la nuova Direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale, degli archivi e delle biblioteche, affidata a un manager di vaglia come Mario Resca dal quale ci aspettiamo una razionalizzazione delle risorse, che consenta di metterle a disposizione dei visitatori, dei turisti, dei semplici cittadini che troppo spesso si trovano a scontare una gestione inefficiente e autoreferenziale. Lungi dal confondere cultura e turismo, e dal voler asservire la tutela dei beni culturali al loro potenziale economico, intendiamo sviluppare in modo oculato e armonioso sinergie tra i due settori, concentrandoci su percorsi comuni, estesi anche ai privati al fine di fornire servizi migliori e più competitivi. Per questo, intendiamo puntare anche sul marketing, termine che alle orecchie di molti continua a destar scandalo, mentre andrebbe accettato e utilizzato per quello che è: un semplice strumento di gestione razionale delle risorse, necessario per un sistema in cui il mecenatismo non è più in voga, e stante un debito pubblico a tre cifre che impone di contenere le politiche di spesa. Entro l'anno, speriamo di poter offrire i primi risultati di questa piccola rivoluzione in seno a un'amministrazione così ricca di tecnici illustri, di esperti appassionati, di studiosi eccellenti, da non poter perdere di vista la sua missione primaria, che consiste nel porre i beni culturali al centro della vita civile e dunque al centro dell'attenzione dei cittadini. Rutelli parla poi di «crisi nera per la cultura» come effetto della crisi economico-finanziaria degli ultimi mesi. Per fortuna possiamo smentire. I primi dati relativi, per esempio, all'ultima Settimana della cultura, attestano un incremento di pubblico di più del 60 per cento rispetto alle precedenti edizioni. E’ una novità importante, frutto di uno sforzo comune a tutto il personale del ministero, e di una campagna di comunicazione, realizzata anche grazie al sostegno gratuito delle principali concessionarie di pubblicità. D'altra parte, per registrare una disaffezione dei visitatori dai nostri musei non c'era bisogno della crisi, come dice Rutelli. Il fenomeno che ha visto i nostri istituti precipitare di vari punti nella classifica dei più frequentati musei del mondo (con un fatturato complessivo del turismo culturale di 140 miliardi di euro nel 2008, che mette l'Italia in coda ai Paesi europei, in termini di contributo dell'economia turistica al Pil) ha infatti ragioni antiche fra le quali vorrei solo ricordare la mancata economia di scala, mai intrapresa con vigore dai tanti ministri che si sono succeduti al Collegio romano; l'incuria con cui il centro-sinistra approvò per pochi voti, alla vigilia delle Politiche del 2001, la riforma del titolo V della Costituzione, poi confermata dal Referendum, affidando alle Regioni l'esclusiva competenza per le politiche del turismo, anziché ideare un sistema più efficace, integrato e centralizzato, come quello che ora invoca Rutelli.
E soprattutto, vorrei ribadire che la disaffezione è prodotto della mancanza di fondi alla quale lo stesso Rutelli che oggi denuncia tagli di bilancio «terrificanti» contribuì personalmente, senza che nessuno trovasse da obiettare. Ministro dei Beni culturali, nel 2007 Rutelli diede vita a un sito web, www.italia.it, nato in pompa magna per rilanciare l'immagine del Paese, con una dote di 45 milioni di euro, ma subito naufragato tra mille polemiche e risultati incerti (contenuti squinternati, spese fuori controllo); attento alle politiche d'immagine, prima di attribuirsi il merito delle norme per il tax shelter e il tax credit, è bene ricordare a Rutelli che fu sempre lui, per evitare di ridurre la dotazione del Fondo unico per lo spettacolo, a disporre tagli per 34 milioni circa dai fondi stanziati per gli interventi urgenti per le emergenze a salvaguardia dei beni architettonici, penalizzando il patrimonio storico-artistico, per favorire invece l'industria cinematografica. Cosa opinabile visto che il cinema potrebbe migliorare le proprie performance liberandosi dalle costrizioni dell'assistenzialismo, spesso a sfondo ideologico, che ha irretito i produttori costringendoli a focalizzarsi più sul contributo da ottenere che non sul contenuto da proporre. Giustissimo infine invocare come fa Rutelli una conferenza nazionale per lo sviluppo del turismo e dell'economia della cultura. È una proposta che accolgo, invitando sin d'ora l'opposizione a contribuire in modo costruttivo per definire insieme le strategie necessarie per integrare cultura, paesaggio, territorio e patrimonio in vista della rigenerazione nazionale che tutti abbiamo a cuore. Posso rassicurare Rutelli che nel mio piccolo, davanti all'emergenza del terremoto dell'Aquila, è quanto già sto facendo in veste di ministro dei Beni culturali e di coordinatore del Pdl. E per una volta il doppio ruolo, anziché tradursi in un doppio svantaggio, spero possa permettere preziosi benefici sia all'amministrazione dello Stato sia alla società civile.
SANDRO BONDI
Ministro dei Beni culturali
desidero replicare all'articolo di Francesco Rutelli apparso ieri sulla Stampa.
Egli è stato sindaco di Roma negli anni a cavallo del Giubileo e ministro dei Beni Culturali. Nessuno meglio di lui conosce quale impresa difficile e delicata sia gestire il nostro immenso patrimonio storico-artistico. Eppure, colto da una forma residua di pregiudizio ideologico, Rutelli scende in campo per biasimare l'azione del governo. Anche lui, come tanti altri illustri esperti, sembra volersi privare dell'occasione per una collaborazione franca e spassionata in vista dell'interesse comune. Rutelli definisce una «scelta suicida» bloccare «le due leve speciali» che sono turismo e cultura, anziché muoverle per uscire dalla crisi. Ignora gli sforzi che stiamo compiendo in questa direzione, come dimostra la conferenza internazionale che abbiamo organizzato a Villa Medici con l'Accademia di Francia. Assorto nel suo ragionamento, propone di cambiare strada suggerendo tre iniziative: del che francamente gli sono grato, perché mi permette di chiarire cosa abbiamo fatto, cosa stiamo facendo e cosa faremo. Rutelli afferma dunque che le politiche per la cultura e quelle per la promozione del turismo «non vanno unificate», perché «hanno natura e esigenze diverse»; salvo poi ammettere, con qualche incongruenza, che i due settori possono formare «potenti sinergie» a beneficio di tutti, e generare risultati anticiclici in tempi di crisi. Su questo siamo meno lontani di quanto egli non immagini. Lo dimostra lo slancio che abbiamo dato con la mini riforma del ministero che prevede la nuova Direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale, degli archivi e delle biblioteche, affidata a un manager di vaglia come Mario Resca dal quale ci aspettiamo una razionalizzazione delle risorse, che consenta di metterle a disposizione dei visitatori, dei turisti, dei semplici cittadini che troppo spesso si trovano a scontare una gestione inefficiente e autoreferenziale. Lungi dal confondere cultura e turismo, e dal voler asservire la tutela dei beni culturali al loro potenziale economico, intendiamo sviluppare in modo oculato e armonioso sinergie tra i due settori, concentrandoci su percorsi comuni, estesi anche ai privati al fine di fornire servizi migliori e più competitivi. Per questo, intendiamo puntare anche sul marketing, termine che alle orecchie di molti continua a destar scandalo, mentre andrebbe accettato e utilizzato per quello che è: un semplice strumento di gestione razionale delle risorse, necessario per un sistema in cui il mecenatismo non è più in voga, e stante un debito pubblico a tre cifre che impone di contenere le politiche di spesa. Entro l'anno, speriamo di poter offrire i primi risultati di questa piccola rivoluzione in seno a un'amministrazione così ricca di tecnici illustri, di esperti appassionati, di studiosi eccellenti, da non poter perdere di vista la sua missione primaria, che consiste nel porre i beni culturali al centro della vita civile e dunque al centro dell'attenzione dei cittadini. Rutelli parla poi di «crisi nera per la cultura» come effetto della crisi economico-finanziaria degli ultimi mesi. Per fortuna possiamo smentire. I primi dati relativi, per esempio, all'ultima Settimana della cultura, attestano un incremento di pubblico di più del 60 per cento rispetto alle precedenti edizioni. E’ una novità importante, frutto di uno sforzo comune a tutto il personale del ministero, e di una campagna di comunicazione, realizzata anche grazie al sostegno gratuito delle principali concessionarie di pubblicità. D'altra parte, per registrare una disaffezione dei visitatori dai nostri musei non c'era bisogno della crisi, come dice Rutelli. Il fenomeno che ha visto i nostri istituti precipitare di vari punti nella classifica dei più frequentati musei del mondo (con un fatturato complessivo del turismo culturale di 140 miliardi di euro nel 2008, che mette l'Italia in coda ai Paesi europei, in termini di contributo dell'economia turistica al Pil) ha infatti ragioni antiche fra le quali vorrei solo ricordare la mancata economia di scala, mai intrapresa con vigore dai tanti ministri che si sono succeduti al Collegio romano; l'incuria con cui il centro-sinistra approvò per pochi voti, alla vigilia delle Politiche del 2001, la riforma del titolo V della Costituzione, poi confermata dal Referendum, affidando alle Regioni l'esclusiva competenza per le politiche del turismo, anziché ideare un sistema più efficace, integrato e centralizzato, come quello che ora invoca Rutelli.
E soprattutto, vorrei ribadire che la disaffezione è prodotto della mancanza di fondi alla quale lo stesso Rutelli che oggi denuncia tagli di bilancio «terrificanti» contribuì personalmente, senza che nessuno trovasse da obiettare. Ministro dei Beni culturali, nel 2007 Rutelli diede vita a un sito web, www.italia.it, nato in pompa magna per rilanciare l'immagine del Paese, con una dote di 45 milioni di euro, ma subito naufragato tra mille polemiche e risultati incerti (contenuti squinternati, spese fuori controllo); attento alle politiche d'immagine, prima di attribuirsi il merito delle norme per il tax shelter e il tax credit, è bene ricordare a Rutelli che fu sempre lui, per evitare di ridurre la dotazione del Fondo unico per lo spettacolo, a disporre tagli per 34 milioni circa dai fondi stanziati per gli interventi urgenti per le emergenze a salvaguardia dei beni architettonici, penalizzando il patrimonio storico-artistico, per favorire invece l'industria cinematografica. Cosa opinabile visto che il cinema potrebbe migliorare le proprie performance liberandosi dalle costrizioni dell'assistenzialismo, spesso a sfondo ideologico, che ha irretito i produttori costringendoli a focalizzarsi più sul contributo da ottenere che non sul contenuto da proporre. Giustissimo infine invocare come fa Rutelli una conferenza nazionale per lo sviluppo del turismo e dell'economia della cultura. È una proposta che accolgo, invitando sin d'ora l'opposizione a contribuire in modo costruttivo per definire insieme le strategie necessarie per integrare cultura, paesaggio, territorio e patrimonio in vista della rigenerazione nazionale che tutti abbiamo a cuore. Posso rassicurare Rutelli che nel mio piccolo, davanti all'emergenza del terremoto dell'Aquila, è quanto già sto facendo in veste di ministro dei Beni culturali e di coordinatore del Pdl. E per una volta il doppio ruolo, anziché tradursi in un doppio svantaggio, spero possa permettere preziosi benefici sia all'amministrazione dello Stato sia alla società civile.
SANDRO BONDI
Ministro dei Beni culturali
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:09 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:09