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INTERVISTA MINISTRO SU IL RIFORMISTA Galan rassicura su Cinecittà Luce "Non è dismissione ma un rilancio"
Testo del comunicato
Parla Galan «Cinecittà non verrà dismessa, anzi sarà rilanciata»
L'intervista in esclusiva per il "Riformista" al ministro dei Beni Culturali sulla sorte della società simbolo del cinema italiano e dei suoi dipendenti. Diventerà una srl con un ruolo di conservazione e promozione. L'occupazione dei lavoratori è garantita.
«Macché dismissione, questo è un rilancio». È appena uscito dalla Commissione Cultura al Senato Giancarlo Galan e denuncia «una completa disinformazione per quel che riguarda la cultura». Il riferimento del ministro dei Beni Culturali è alle sollevazioni dei giorni scorsi contro la trasformazione (prevista dalla manovra finanziaria) di Cinecittà Luce che verrà posta in liquidazione e diventerà una srl con un capitale sociale di 15 mila euro. La nuova srl sarà controllata dal ministero dell'Economia e gestita dal Mibac. La questione dura ormai da molto tempo e a poco è servita la fusione tra Cinecittà Holding e l'Istituto Luce nel 2009 da cui nacque la società odierna. Allarmati, martedì scorso, i dipendenti della società avevano preso parte al presidio organizzato dai sindacati dello spettacolo di fronte al ministero dei Beni culturali per protestare. Poi Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil si erano incontrate con il capo di gabinetto del Mibac, Salvatore Nastasi, per discutere del futuro della società e ne erano uscite tranquillizzate. L'occupazione è garantita.
Allora si tratta di uno smantellamento?
Niente affatto, anzi. Noi abbiamo ricostituito una società. Figuriamoci se io sono il ministro che smantella Cinecittà. La voglio valorizzare.
Come si è arrivati a questo punto?
Cinecittà diventa spa tra il 92-94, con il governo Amato e Ciampi, nel '97 aumenta le sue attività a dismisura con l'acquisizione delle sale. Arriva la crisi e i tagli al Fondo unico dello spettacolo, poi rientrati. I soldi diminuiscono anche perché impiegati in un'attività che non era la sua in concorrenza con i privati. Tutti hanno chiesto di fare le riforme.
Ma qual è la mission della società ora?
Innanzitutto è vietata ogni attività commerciale. Per questo non è più necessaria una spa ma è sufficiente un srl con un capitale sociale di 15 mila euro.
Che fine faranno gli studios? C'è chi è preoccupato per il futuro del patrimonio immobiliare di Cinecittà Luce.
Molti confondono gli Studios con Cinecittà. Ma noi siamo solo proprietari del suolo mentre gli studi li gestisce una società privata presieduta da Luigi Abete. Dal '97 infatti gli studios è in mano ai privati che ci pagano una locazione. In sostanza è la società privata che paga Cinecittà e non il contrario. Si è addirittura parlato di un pericolo di speculazione, ma cosa dicono? Sono tutti terreni vincolati ai sensi del codice dei beni culturali, non è possibile specularci.
Ma quale progetto ha il Mibac per Cinecittà Luce?
Intanto quello di conservazione della memoria, il vero patrimonio infatti non è quello immobiliare ma quello filmico. Per esempio dovremo portare avanti un processo di digitalizzazione dei materiali, gestire meglio l'archivio. Poi la promozione del cinema italiano all'estero e della distribuzione di opere prime seconde finanziate dal ministero.
E per quel che riguarda i 120 dipendenti della società?
Il problema dei dipendenti non c'è, infatti alcuni rimarranno nella srl e altri transiteranno al Mibac. Invece la società Fintecna serve solo come strumento di natura tecnica per mettere in liquidazione la vecchia Cine-città. E poi le risorse del Fus ora potranno essere impiegate meglio nelle attività, come ha chiesto l'Anca (il presidente Tozzi aveva ribadito la necessità di non utilizzare, per quanto possibile, le risorse del Fondo Unico per lo Spettacolo destinate alla produzione, per fmanziare le strutture e pagare gli stipendi del settore cinematografico, ndr). Perché si dovrebbero preoccupare i lavoratori? Andare a lavorare al Ministero è il massimo della tutela.
AI di là della questione Cinecittà, cosa pensa della manovra?
«Sono molto orgoglioso. Intanto per la prima volta non ci sono stati tagli alla cultura. E poi sono soddisfatto per l'introduzione del per mille alla cultura. Ci sono anche cose che mi lasciano perplesso e che ho cercato di modificare, come la nonna del 2010 che riduce dell'80 per cento il budget dei comuni destinato a mostre e convegni. O la nonna che rende difficile la partecipazione dei privati, imponendo un limite di 5 ai componenti dei cda delle fondazioni onlus. Ma nel complesso emerge un sentimento positivo, un' estrema attenzione alla cultura.
LAURA LANDOLFI
L'intervista in esclusiva per il "Riformista" al ministro dei Beni Culturali sulla sorte della società simbolo del cinema italiano e dei suoi dipendenti. Diventerà una srl con un ruolo di conservazione e promozione. L'occupazione dei lavoratori è garantita.
«Macché dismissione, questo è un rilancio». È appena uscito dalla Commissione Cultura al Senato Giancarlo Galan e denuncia «una completa disinformazione per quel che riguarda la cultura». Il riferimento del ministro dei Beni Culturali è alle sollevazioni dei giorni scorsi contro la trasformazione (prevista dalla manovra finanziaria) di Cinecittà Luce che verrà posta in liquidazione e diventerà una srl con un capitale sociale di 15 mila euro. La nuova srl sarà controllata dal ministero dell'Economia e gestita dal Mibac. La questione dura ormai da molto tempo e a poco è servita la fusione tra Cinecittà Holding e l'Istituto Luce nel 2009 da cui nacque la società odierna. Allarmati, martedì scorso, i dipendenti della società avevano preso parte al presidio organizzato dai sindacati dello spettacolo di fronte al ministero dei Beni culturali per protestare. Poi Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil si erano incontrate con il capo di gabinetto del Mibac, Salvatore Nastasi, per discutere del futuro della società e ne erano uscite tranquillizzate. L'occupazione è garantita.
Allora si tratta di uno smantellamento?
Niente affatto, anzi. Noi abbiamo ricostituito una società. Figuriamoci se io sono il ministro che smantella Cinecittà. La voglio valorizzare.
Come si è arrivati a questo punto?
Cinecittà diventa spa tra il 92-94, con il governo Amato e Ciampi, nel '97 aumenta le sue attività a dismisura con l'acquisizione delle sale. Arriva la crisi e i tagli al Fondo unico dello spettacolo, poi rientrati. I soldi diminuiscono anche perché impiegati in un'attività che non era la sua in concorrenza con i privati. Tutti hanno chiesto di fare le riforme.
Ma qual è la mission della società ora?
Innanzitutto è vietata ogni attività commerciale. Per questo non è più necessaria una spa ma è sufficiente un srl con un capitale sociale di 15 mila euro.
Che fine faranno gli studios? C'è chi è preoccupato per il futuro del patrimonio immobiliare di Cinecittà Luce.
Molti confondono gli Studios con Cinecittà. Ma noi siamo solo proprietari del suolo mentre gli studi li gestisce una società privata presieduta da Luigi Abete. Dal '97 infatti gli studios è in mano ai privati che ci pagano una locazione. In sostanza è la società privata che paga Cinecittà e non il contrario. Si è addirittura parlato di un pericolo di speculazione, ma cosa dicono? Sono tutti terreni vincolati ai sensi del codice dei beni culturali, non è possibile specularci.
Ma quale progetto ha il Mibac per Cinecittà Luce?
Intanto quello di conservazione della memoria, il vero patrimonio infatti non è quello immobiliare ma quello filmico. Per esempio dovremo portare avanti un processo di digitalizzazione dei materiali, gestire meglio l'archivio. Poi la promozione del cinema italiano all'estero e della distribuzione di opere prime seconde finanziate dal ministero.
E per quel che riguarda i 120 dipendenti della società?
Il problema dei dipendenti non c'è, infatti alcuni rimarranno nella srl e altri transiteranno al Mibac. Invece la società Fintecna serve solo come strumento di natura tecnica per mettere in liquidazione la vecchia Cine-città. E poi le risorse del Fus ora potranno essere impiegate meglio nelle attività, come ha chiesto l'Anca (il presidente Tozzi aveva ribadito la necessità di non utilizzare, per quanto possibile, le risorse del Fondo Unico per lo Spettacolo destinate alla produzione, per fmanziare le strutture e pagare gli stipendi del settore cinematografico, ndr). Perché si dovrebbero preoccupare i lavoratori? Andare a lavorare al Ministero è il massimo della tutela.
AI di là della questione Cinecittà, cosa pensa della manovra?
«Sono molto orgoglioso. Intanto per la prima volta non ci sono stati tagli alla cultura. E poi sono soddisfatto per l'introduzione del per mille alla cultura. Ci sono anche cose che mi lasciano perplesso e che ho cercato di modificare, come la nonna del 2010 che riduce dell'80 per cento il budget dei comuni destinato a mostre e convegni. O la nonna che rende difficile la partecipazione dei privati, imponendo un limite di 5 ai componenti dei cda delle fondazioni onlus. Ma nel complesso emerge un sentimento positivo, un' estrema attenzione alla cultura.
LAURA LANDOLFI
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:20 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:20