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ILLUSTRAZIONE DELLE LINEE PROGRAMMATICHE DELL’AZIONE DEL MINISTRO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI
Testo del comunicato
Camera dei Deputati - Commissione 7.
14 dicembre, ore 14:30
Illustre Presidente Possa,
Onorevoli Senatori,
desidero sin d’ora ringraziarvi per l’attenzione che vorrete dare a questo mio intervento con cui intendo illustrare le linee programmatiche del mio operato.
1. I beni culturali come fattore di identità nazionale e di sviluppo sociale.
E’ sempre più diffusa e condivisa, presso tutti gli strati della popolazione, la percezione – e la consapevolezza – della straordinaria importanza, del ruolo strategico, della centrale rilevanza per la qualità della crescita e dello sviluppo del Paese, che rivestono la tutela e la valorizzazione del nostro straordinario patrimonio culturale e paesaggistico. Agli inizi di questo terzo millennio è sempre più forte la coscienza – presso tutti i cittadini – di quanto sia essenziale per il nostro futuro saper conoscere, conservare e proteggere l’immenso patrimonio culturale ricevuto in eredità, frutto della millenaria stratificazione delle diverse civiltà che si sono sviluppate nel nostro territorio plasmandone il paesaggio in un delicato equilibrio tra gli insediamenti umani e il cultus, tra civiltà e natura. Il Principe Myskin nell’Idiota di Dostojevsky ebbe a dire che “la bellezza salverà il mondo”. Una frase quanto mai appropriata per un’epoca come quella che stiamo vivendo. Non solo perché da un’intelligente valorizzazione può nascere un futuro di progresso equilibrato e duraturo per l’intero Paese, ma perché dalla contemplazione del bello, dall’educazione al bello può provenire il senso profondo del nostro stare insieme: un fattore determinante di coesione per trovare il percorso che ci porterà fuori dalla più grave crisi continentale del dopoguerra.
I beni culturali non sono soltanto tutela statica, conservazione dell’esistente, ma sono anche fattore essenziale per uno sviluppo sostenibile. L’articolo 9 della Costituzione lega insieme la promozione dello sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica (primo comma) con la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione (secondo comma). Ciò significa che non c’è ricerca e innovazione, non c’è crescita, senza tutela e valorizzazione del patrimonio. Legare la tutela del patrimonio culturale alla promozione della cultura e della ricerca significa assegnare ai beni culturali e al paesaggio un ruolo decisamente dinamico, quali fattori di crescita e di sviluppo della collettività, sotto diversi punti di vista.
Il patrimonio culturale è l’humus fecondo che genera la nuova cultura, la ricerca e lo sviluppo di eccellenza. Il sedimentarsi progressivo delle nuove attività culturali, della tecnica e della ricerca ampliano e arricchiscono, a loro volta, il patrimonio culturale.
Il pregiudizio che considera i beni culturali quasi un fardello gravoso per la nostra società e per il suo sviluppo, un “costo” in più che impedisce di crescere e di fare impresa, è oramai quasi minoritario.
In realtà è vero esattamente il contrario.
In questa prospettiva, il patrimonio culturale può e deve svolgere anzitutto un ruolo di promozione della nostra identità nazionale, come del resto è richiesto chiaramente dallo stesso articolo 9 della Costituzione. Il nostro patrimonio culturale è deputato a svolgere, in questo senso, un ruolo non dissimile da quello della nostra lingua, dei nostri usi, o anche dalla bandiera e dall’inno nazionali. Siamo italiani anche – e verrebbe fatto di dire soprattutto – in quanto appartenenti ad un popolo che è stato in grado di produrre, nei secoli, una cultura ricca e stratificata, che si è espressa e continua ad esprimersi nel nostro paesaggio antropizzato e in tutti i manufatti di interesse storico, artistico, archeologico o etnoantropologico.
Sotto altro profilo, diverso ma strettamente legato al primo, il nostro patrimonio culturale può e deve svolgere un ruolo dinamico anche nel senso di costituire il primo e fondamentale strumento per la promozione di quel pieno sviluppo della persona umana, sia nella sua dimensione individuale che collettiva, che è richiesto dall’articolo 3 della Carta fondamentale.
Infine, il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione possono e devono costituire anche fattori di sviluppo e di crescita economica del Paese. Ciò anzitutto in via diretta e immediata, attraverso la promozione dei settori economici legati alla cultura, quali non solo i servizi al pubblico dei musei, il turismo culturale e le cosiddette “industrie” culturali (cinema, spettacolo, arti visive, ecc.), ma anche altri settori spesso ingiustamente trascurati, quali ad esempio il restauro, in cui peraltro l’Italia eccelle a livello mondiale.
Per altro verso – e in via per così dire “mediata” – il nostro patrimonio culturale può e deve svolgere, in sinergia con la scuola e l’università, anche un ruolo determinante quale fattore di formazione delle giovani generazioni e di crescita culturale degli individui, come tale in grado di sostenere ed accrescere lo sviluppo sociale ed economico della collettività.
2. I beni culturali come fattore di sviluppo economico. In particolare: il turismo culturale.
I settori economici direttamente legati alla cultura e, soprattutto, il turismo culturale non sono oggi posti in condizione di svilupparsi secondo le loro effettive potenzialità. Ciò è confermato largamente da tutti i dati a disposizione, che mostrano in maniera evidente come negli ultimi anni tutti i settori economici legati alla cultura siano in crescita a dispetto della crisi economica globale.
Secondo i dati ISTAT del 2009, il turismo culturale è stimato in una percentuale del 34,6% dell’economia turistica, la quale a sua volta rappresenta l’8,6% del PIL (dato riportato in TurisMonitor 2012) e dà lavoro, tra sistema alberghiero, strutture complementari e indotto, a circa 2,2 milioni di persone (2007, Ateco, ISTAT).
Il turismo, nonostante la crisi economica, è in ripresa, soprattutto in Europa. L’Italia – al quinto posto nella classifica mondiale degli arrivi internazionali dopo Francia, Usa, Cina, Spagna – ha registrato nel 2010 43,6 milioni di arrivi internazionali ( 0,9% rispetto al 2009). Il fatturato del turismo culturale è stato nel 2010 di 8,3 miliardi di euro, e si stima che a fine 2011 crescerà del 4-5%, ritornando ai livelli del 2006 (fonte Banca d’Italia). In particolare, nelle 352 città italiane d’interesse storico e artistico si sono registrati, nel 2009, 33 milioni di arrivi (57% dei quali stranieri) e 91 milioni di pernottamenti (fonte ISTAT). Va inoltre segnalato che nel corso del 2010 nei 424 istituti e luoghi della cultura statali si sono registrati 37.336.961 visitatori, con una crescita del 15% in più rispetto all’anno precedente, nonostante la crisi economica generale.
Per quanto riguarda, poi, gli addetti del comparto culturale una ricerca dell’Associazione Economia della Cultura “Tendenze dell’occupazione culturale in Italia” del 2008, fondata su elaborazioni di dati ISTAT Ateco e Isco, aveva individuato circa 380 mila addetti - artisti, professionisti e tecnici specializzati o intermedi - impiegati nei settori: patrimonio, arti visive e artigianato artistico, architettura e urbanistica, editoria, spettacolo e audiovisivo.
3. La spesa per la cultura dello Stato italiano: dati di bilancio del Ministero.
A fronte delle potenzialità di crescita dei settori economici legati alla cultura, negli ultimi anni – a causa, soprattutto, della gravissima crisi economico-finanziaria che affligge non solo l’Italia, ma l’Europa e l’intero mondo industrializzato – l’impegno dello Stato è andato viceversa sempre più scemando, rendendo ancor più esiguo il già basso budget degli anni precedenti.
Lo stato di previsione della spesa del Ministero per i beni e le attività culturali negli anni dal 2008 al 2011 ha subito un costante decremento delle risorse quantificabile nell’ordine del 30% di quanto complessivamente stanziato in bilancio. L’incidenza rispetto al bilancio complessivo dello Stato è passata dallo 0,28 % del 2008 allo 0,19 % dell’anno in corso, con un calo di oltre il 31 %.
Soltanto nel 2012 si registra un incremento delle risorse rispetto all’anno precedente, legato all’entrata in vigore del decreto legge n. 34 del 2011, convertito dalla legge n. 75 del 2011, che ha previsto un incremento degli stanziamenti pari a complessivi 236 milioni di euro a decorrere dal 2011.
Anche per quanto riguarda il Fondo unico dello Spettacolo (FUS), si è assistito ad una diminuzione delle risorse. Occorre tuttavia dare atto al precedente Governo e al Ministro Galan, di aver fatto un grande sforzo per ripristinare un livello adeguato di finanziamento, soprattutto grazie al decreto legge n. 34 del 2011, convertito dalla legge n. 75 del 2011. Nel 2011, infatti, si registra un incremento rispetto all’anno precedente delle risorse destinate al FUS, che passano così da 398 a oltre 422 milioni di euro.
Con il FUS, come è noto, vengono finanziati, tra gli altri, la Biennale di Venezia, il Centro Sperimentale di Cinematografia, l’Istituto Nazionale per il dramma Antico, il teatro La Fenice di Venezia, nonché le 14 Fondazioni lirico-sinfoniche.
Le risorse finanziarie utilizzate per il finanziamento dei principali Istituti culturali italiani (tra cui la Fondazione Triennale di Milano, la Fondazione Quadriennale di Roma, il Fondo Ambiente Italiano, la Fondazione Festival Pucciniano, la Fondazione Festival dei due Mondi) sono diminuite dagli oltre 29 milioni di euro del 2008 ai 17,9 milioni del 2011. Anche qui occorre registrare una pur moderata inversione di tendenza, dal momento che nel 2012 lo stanziamento crescerà a 18,5 milioni di euro.
4. I primi provvedimenti assunti dal nuovo Governo.
Nel quadro di quanto sin qui illustrato e allo scopo di sostenere la cultura e l’azione del Ministero senza aggravi per la finanza pubblica, sono state introdotte, nell’ambito del decreto “Salva Italia”, un pacchetto di norme, molto semplici e a costo zero per l’erario, che hanno una significativa importanza e incidenza nello specifico settore di intervento. In questo modo il Governo appena insediato riconosce un ruolo essenziale, sin dai suoi primi atti, al settore del patrimonio e delle attività culturali, vitale per lo sviluppo sostenibile dell’intero sistema-Paese.
Sono state, anzitutto, introdotte misure di semplificazione delle procedure in materia di agevolazioni fiscali per i beni e le attività culturali (art. 40, comma 9). Si tratta di una disposizione “a costo zero” che mira a rendere più semplice la fruizione delle agevolazioni fiscali già esistenti, sostituendo una semplice autocertificazione del cittadino agli adempimenti burocratici troppo complicati previsti dalla norma vigente. Restano ovviamente salvi i controlli successivi a campione.
E’ stata prevista una disciplina normativa diretta a facilitare le donazioni per il restauro di beni culturali (art. 42, comma 9), mediante l’eliminazione del divieto di rassegnazione al Ministero delle elargizioni liberali offerte dai privati per il restauro di beni culturali. Lo scopo è quello di consentire al Ministero, senza problemi, di ricevere le donazioni dei privati per finanziare restauri. La norma non comporta nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato. Anzi, consente allo Stato di ricevere donazioni ed elargizioni liberali altrimenti impossibili.
Altro importante intervento è stato quello diretto a garantire il turn over del personale che va in pensione, per assicurare l’effettività delle funzioni di tutela, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale statale (art. 30, comma 8). Anche questa misura non aggiunge costi per lo Stato, perché è totalmente autofinanziata con i risparmi derivanti dalle cessazioni dal servizio. La norma si colloca in una linea di continuità, unanimemente condivisa, già aperta, sia pur solo di recente, dal precedente Governo. Il decreto legge su Pompei n. 34 del marzo 2011 e la recente legge di stabilità 2012 riconoscono infatti la necessità e l’urgenza di potenziare il personale in servizio per assicurare lo svolgimento delle funzioni di tutela del patrimonio culturale. Come dimostrano recentissime cronache nelle edizioni locali di diversi giornali nazionali, anche semplicemente continuare nello sforzo - assai premiato dal pubblico - di mantenere aperti i musei nelle ore serali e nei giorni festivi sarebbe di fatto impossibile con i tagli di personale previsti. Dopo le 308 nuove assunzioni (di cui 18 di livello dirigenziale non generale) già avviate in base a queste ultime leggi, nel 2012 e nel 2013 potremo procedere all’assunzione di centinaia di giovani tecnici e funzionari, che porteranno energie nuove e linfa vitale alla funzione di tutela del patrimonio. E’ un risultato di straordinaria importanza, che esprime la presa di coscienza della necessità di mantenere viva la grande tradizione nella tutela del patrimonio assicurata dalle soprintendenze, che devono essere rafforzate non solo nel loro imprescindibile ruolo, sul piano delle funzioni, ma anche nel loro organico e nella loro organizzazione.
Ulteriore importante disposizione è quella che prevede la proroga di un anno del termine per il regolamento di riordino delle Fondazioni lirico-sinfoniche (art. 22, comma 5). Il prolungamento di tale termine si è reso indispensabile al fine di assicurare un’adeguata istruttoria, anche con le categorie interessate, per una riforma seria e condivisa di questo delicatissimo settore.
Viene garantita infine, attraverso un apposito finanziamento aggiuntivo, il regolare svolgimento delle attività di due tra le più autorevoli e prestigiose istituzioni culturali del Paese: l’Accademia dei Lincei e l’Accademia della Crusca (art. 30, commi 6 e 7). Il finanziamento ammonta in tutto a 2 milioni di euro all’anno (1,3 milioni di euro all’Accademia dei Lincei e 700 mila euro all'Accademia della Crusca), a carico del bilancio del Ministero, ancora una volta senza alcun onere aggiuntivo per la finanza pubblica.
5. I recenti interventi normativi nel settore della cultura e dei beni culturali.
Le misure in favore della cultura e dei beni culturali contenute nel decreto “Salva Italia” dimostrano un atteggiamento di maggiore attenzione nei confronti del nostro patrimonio culturale, che – sia pure nei limiti delle poche risorse disponibili nell’attuale gravissima congiuntura economica – si vuole promuovere e valorizzare, e non più penalizzare attraverso pesanti tagli.
Conviene, peraltro, illustrare in estrema sintesi gli interventi normativi che si sono succeduti durante l’anno in corso e anteriormente all’insediamento dell’attuale Esecutivo.
Primo in ordine di tempo è il decreto legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75, il quale ha:
1. autorizzato la spesa di 80 milioni di euro annui per la manutenzione e la conservazione dei beni culturali, più altri 7 milioni di euro annui per interventi a favore di enti ed istituzioni culturali (art. 1, comma 1, lett. b) e c), del decreto legge);
2. previsto l’adozione, con decreto del Ministro, di un programma straordinario e urgente di interventi conservativi di prevenzione, manutenzione e restauro da realizzarsi nelle aree archeologiche di Pompei, per la cui realizzazione è previsto l’utilizzo, oltre che dei proventi della competente Soprintendenza, anche del fondo per le aree sottoutilizzate (F.A.S.), con il concorso finanziario della Regione Campania (art. 2, commi 1 e 2, del decreto legge);
3. autorizzato l’assunzione di nuovi funzionari presso la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e di Pompei, nel limite di spesa di euro 900.000 annui a decorrere dall’anno 2011 (pari a 22 unità di personale), nonché l’assunzione di ulteriore personale specializzato, anche dirigenziale, con sblocco del turn over, nei limiti dei risparmi derivanti dai pensionamenti effettuati nel 2010 (art. 2, comma 3, del decreto legge);
4. consentito alla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e di Pompei, di ottenere ulteriori servizi tecnici necessari ai fini dell’attuazione del Programma straordinario avvalendosi anche della società ALES S.p.A., interamente partecipata dallo Stato (art. 2, comma 4, del decreto legge);
5. introdotto diverse misure di semplificazione (dimezzamento dei termini delle gare, semplificazione della progettazione, semplificazione delle procedure in materia di contratti di sponsorizzazione al fine di favorire l’apporto di risorse finanziarie provenienti da soggetti privati) allo scopo di favorire la pronta realizzazione degli interventi per Pompei (art. 2, commi 5, 6 e 7 del decreto legge);
6. consentito il riequilibrio contabile delle Soprintendenze speciali ed autonome, mediante trasferimento di fondi tra le medesime con un semplice decreto ministeriale (art. 2, comma 8, del decreto legge).
Importanti disposizioni sono state successivamente introdotte anche dal decreto legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, quali:
1. l’innalzamento soglia trattativa privata per i lavori pubblici sui beni culturali da 500.000 euro a 1.000.000 euro (art. 4, comma 2, lett. dd), del decreto legge);
2. la definitiva chiarificazione che la procedura di archeologia preventiva (artt. 95 e 96 del Codice dei contratti pubblici) si applica a tutti i lavori pubblici, anche a quelli diretti alla realizzazione di infrastrutture a rete (così detti settori esclusi o speciali) (art. 4, comma 2, lett. ee), del decreto legge);
3. l’innalzamento del requisito di storicizzazione (età di realizzazione) degli immobili pubblici – dagli attuali 50 a 70 anni – ai fini della “presunzione” di interesse culturale e della conseguente sottoposizione a tutela in via interinale, sino a verifica ai sensi dell’art. 12 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (art. 4, comma 16, lett. a), b) e c), del decreto legge);
4. l’esclusione dell’obbligo di denuncia di trasferimento della detenzione per gli immobili sottoposti a tutela (art. 4, comma 16, lett. d), del decreto legge);
5. la modifica dell’articolo 146, comma 5, del Codice dei beni culturali e del paesaggio con la previsione che a seguito dell’entrata in vigore dei nuovi piani paesaggistici redatti congiuntamente tra Stato e Regione, contenenti puntuali e analitiche prescrizioni d’uso dei beni paesaggistici tutelati, e quando il Ministero avrà verificato l’avvenuto adeguamento degli strumenti urbanistici, il parere del Soprintendente non solo (come già precedentemente previsto) diverrà obbligatorio (e non più vincolante), ma si considererà favorevole (c.d. silenzio assenso) ove non reso entro 90 giorni (termine peraltro doppio rispetto a quello attualmente previsto di 45 giorni, che sarà operante finché il parere avrà carattere vincolante) (art. 4, comma 16, lett. e), del decreto legge).
Il decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 contiene anzitutto un riconoscimento importante nei confronti del ruolo della cultura e del Ministero per i beni culturali, poiché:
1. prevede che il Fondo Unico per lo Spettacolo e le risorse destinate alla manutenzione ed alla conservazione dei beni culturali siano preselettivamente esclusi dall’applicazione di alcune misure di riduzione della spesa (art. 10, comma 1);
2. stabilisce che i Comuni e gli Enti Locali, nel limite di spesa complessivo a livello nazionale di 40 milioni di euro, possano superare la soglia di spesa del 20% rispetto a quanto stanziato nell’anno precedente per la realizzazione di mostre autorizzate dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali di concerto, ai soli fini finanziari, con il Ministero dell'economia e delle finanze (art. 10, comma 20);
3. prevede la costituzione della società a responsabilità limitata “Istituto Luce – Cinecittà”, partecipata integralmente dallo Stato tramite il Ministero dell'economia e delle finanze e rispetto alla quale il Ministero per i beni e le attività culturali esercita i diritti del socio, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze, per quanto riguarda i profili patrimoniali, finanziari e statutari, nonché la conseguente liquidazione della società Cinecittà luce s.p.a. (art. 14, commi 6-14);
4. prevede che dal 2012 il contribuente possa destinare il 5 per mille dell’Irpef anche al finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici (art. 23, comma 46);
5. nell’istituire il “Fondo infrastrutture ferroviarie e stradali” nello stato di previsione della spesa del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, stabilisce che, dall'anno 2012, una quota parte, fino al tre per cento, delle risorse del Fondo è assegnata alla spesa per la tutela e gli interventi a favore dei beni e le attività culturali, tramite la società ARCUS s.p.a.;
6. reca disposizioni concernenti la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico delle regioni e degli enti locali, ma – dato fondamentale – facendo salva l’applicazione degli articoli 12 e 112 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, in materia di verifica dell’interesse culturale e di valorizzazione dei beni del patrimonio culturale (art. 33, comma 5).
La legge 12 novembre 2011, n. 183 (legge di stabilità 2012) reca, all’articolo 24, una serie di disposizioni per lo sviluppo del settore dei beni e delle attività culturali.
In particolare, il comma 1 stabilisce che le somme corrispondenti all’eventuale minor utilizzo annuale delle risorse “tax credit” rispetto alla copertura fissata confluiscano per legge nel Fondo per la produzione, la distribuzione, l’esercizio e le industrie tecniche.
Il comma 2 chiarisce che sono fatte salve le assunzioni straordinarie per la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e di Pompei, che pertanto avvengono in deroga anche ai tagli degli organici previsti dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25 e dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 (lett. a)). Il Ministero per i beni e le attività culturali è autorizzato, dopo l’utilizzo delle graduatorie regionali in corso di validità per le assunzioni di personale da destinare sul territorio nazionale alle funzioni di tutela del patrimonio culturale, a formare una graduatoria unica nazionale per le assunzioni di personale specificamente previste presso la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e di Pompei, considerato che per la regione Campania non vi sono graduatorie in corso di validità (lett. b)).
La stessa legge reca anche previsioni in materia di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico (art. 6) e di terreni agricoli (art. 7) che invero appaiono non opportunamente coordinate con il sistema ordinamentale di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Mi impegnerò per garantire in sede di attuazione le imprescindibili esigenze di tutela del patrimonio culturale e perché sia seguita una linea interpretativa conforme al Codice dei beni culturali e del paesaggio, che prevede un iter preciso per la verifica dell’interesse culturale .
In tema di tutela del paesaggio appare infondata, e talvolta ingenerosa, la critica, pure apparsa su alcuni organi di stampa e sollevata da alcune associazioni ambientaliste, di inerzia del Governo sulla questione della pianificazione paesaggistica. Non è così. Sono stati stipulati ben 17 accordi con le Regioni per la elaborazione congiunta dei nuovi piani paesaggistici, conformi al dettato del Codice, che pone la pianificazione congiunta tra Stato e Regioni come uno dei capisaldi della moderna tutela dinamica del paesaggio. In pratica con tutte le Regioni, ad eccezione del Molise, sono in corso tavoli di copianificazione paesaggistica. Devo peraltro registrare, purtroppo, la non sempre piena disponibilità delle Regioni a lavorare insieme alle soprintendenze, nel senso di dare ai piani paesaggistici un effettivo contenuto regolativo, di disciplina dell’uso compatibile del territorio, e non solo un contenuto descrittivo, che si risolva in meri auspici e indirizzi non vincolanti per le autonomie territoriali. Alcune Regioni, anzi, deviando dalla via indicata dalla legge nazionale, hanno preferito usare la legge regionale sul così detto piano casa per tentare “fughe in avanti” che mettevano fuori gioco il ruolo dello Stato nella copianificazione paesaggistica. Al riguardo il precedente Governo è stato particolarmente attento e severo nel contestare queste prassi. Intendo assicurare altrettanta attenzione e determinazione nel riaffermare il principio fondamentale per cui le regole di tutela dei beni paesaggistici devono essere definite con l’apporto determinate dello Stato, perché la pianificazione paesaggistica costituisce per così dire la “Costituzione” del territorio, che ne definisce la disciplina di fondo e di lungo periodo dello sviluppo, a tutela di un interesse che non è solo locale o regionale e che deve obbedire a un criterio di lungimiranza, che impone un ruolo primario dello Stato.
6. Linee programmatiche di azione futura del Dicastero.
La Commissione Cultura del Senato ha all’esame diversi disegni di legge, di iniziativa governativa, presentati dai miei predecessori, che mi sembra meritino la massima attenzione e possano costituire la base, se messi tra loro opportunamente in relazione e trattati, per quanto possibile, secondo un’impostazione unitaria, per un intervento riformatore nel settore dei beni culturali di più ampio respiro e di maggiore organicità.
Mi riferisco, in particolare, ai disegni di legge:
in materia di restauratori approvato dal Consiglio dei Ministri il 6 ottobre 2011, che modifica la disciplina transitoria, prevista dall’articolo 182 del Codice dei beni culturali, del conseguimento delle qualifiche professionali di restauratore di beni culturali e di collaboratore restauratore di beni culturali;
in materia di reati contro il patrimonio culturale, che riforma la disciplina sanzionatoria in materia di reati contro il patrimonio culturale, approvato dal Consiglio dei Ministri il 22 settembre 2011;
in materia di qualità architettonica (legge quadro sulla qualità architettonica - AS 1264);
in materia di cinema ed istituzioni culturali (AS 2324, presentato il 24 agosto 2010);
Il primo disegno di legge, sulla disciplina transitoria dei restauratori, definisce un ragionevole punto di equilibrio tra l'esigenza di una rigorosa preparazione professionale, da sempre difesa dal Ministero quale presidio della tutela dei beni culturali, e le istanze di ampliamento dei requisiti, presentate dalle associazioni di categoria degli artigiani e dai sindacati dei lavoratori dell'edilizia e recepite dalle mozioni parlamentari del settembre 2010. Conosco un analogo disegno di legge, di iniziativa parlamentare, presentato dal Sen. Marcucci ed altri, che presenta un’impostazione in parte diversa, ma nella sostanza largamente convergente con quella del disegno di legge governativo. Ritengo che ci sia senz’altro spazio per la ricerca di un punto di condivisione per la pronta soluzione di questo spinoso problema.
Il secondo disegno di legge introduce il delitto di “danneggiamento, deturpamento o imbrattamento di beni culturali o paesaggistici”. Il nuovo reato sarà assistito da un trattamento sanzionatorio severo - fino a sei anni di reclusione - e punito anche se commesso per colpa. Viene, inoltre, prevista la nuova figura di reato di “furto d’arte” ed incrementato il trattamento sanzionatorio dei delitti che si collocano a valle rispetto al trafugamento del bene culturale, che consentono di lucrarne il profitto e che danno luogo spesso a una fitta trama delinquenziale, fino a creare vere e proprie associazioni per delinquere e organizzazioni criminali - ricettazione, riciclaggio, ecc. Altre importanti misure riguardano il contrasto della condotta di ricerca illecita di beni archeologici mediante metal detector. In questo ambito, oltre ad aggravare le pene previste per chi effettua ricerche abusive di reperti impiegando tali strumenti, è anche prevista la punibilità di chi viene trovato ingiustificatamente in possesso di metal detector all’interno di un’area archeologica. Infine, il disegno di legge potenzia le attività svolte dal Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, Corpo altamente qualificato e specializzato nel contrasto contro questi reati, e meritevole del più alto apprezzamento per l’opera che quotidianamente svolge a difesa del nostro patrimonio culturale.
Il terzo disegno di legge - legge quadro sulla qualità architettonica - pone l’attenzione sul tema della qualità dell’architettura, dell’urbanistica, degli spazi urbani e del territorio attraverso il raggiungimento di più elevati standard di progettazione e di realizzazione delle opere pubbliche e delle infrastrutture, in modo da contribuire alla salvaguardia del paesaggio e al miglioramento della qualità della vita della collettività. Il disegno di legge riprende in parte un’iniziativa precedente risalente alla XIV legislatura (A.C. 2867) e ritengo vada nella direzione giusta e possa senz’altro raccogliere l’appoggio unanime della Commissione, pur con tutti gli aggiornamenti ed affinamenti del caso. Sono al riguardo pronto a lavorare insieme a Voi al fine di trovare al più presto anche per questa materia un punto di equilibrio e di condivisione. So che allo stato l’esame è fermo in attesa del parere della Commissione V^ Bilancio. Mi attiverò per accelerarne l’iter e per consentire quanto prima la ripresa dell’esame di merito dinanzi a codesta Commissione.
Per questi tre disegni di legge auspico il massimo accordo possibile per arrivare a un testo unificato per il quale intendo richiedere l’approvazione in sede deliberante da parte di questa Commissione.
Il quarto disegno di legge presenta un duplice contenuto. Da un lato, intende aggiornare il decreto legislativo n. 28 del 2004 (la cosiddetta "legge sul cinema") rispetto all'evoluzione normativa e giurisprudenziale degli ultimi sei anni. Esso apporta modifiche settoriali in attesa dell'intervento sistematico previsto dalle altre proposte legislative già all'esame della Commissione. Il provvedimento è stato abbinato ad altri disegni di legge di iniziativa parlamentare, ed è stato adottato come testo base. Dall’altro lato, esso contiene disposizioni di riforma, attraverso il ricorso a un regolamento di delegificazione, delle modalità di contribuzione statale a sostegno delle istituzioni culturali di rilievo nazionale previste dalla legge n. 534 del 1996. L’obiettivo, che mi pare del tutto ragionevole e che dovrebbe pertanto riscuotere il consenso di tutti gli schieramenti politici, è quello di concentrare le scarse risorse su istituzioni di sicuro rilievo nazionale, evitando una distribuzione a pioggia di poche migliaia di euro per centinaia di enti e istituzioni, che rischia di essere soltanto un modo per disperdere in modo inefficace i fondi a disposizione.
Tra le nuove iniziative normative che si ipotizza di proporre a breve, una di particolare rilevanza è la ratifica della Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico aperta alla firma a La Valletta il 16 gennaio 1992, prontamente sottoscritta ma non ancora ratificata dall’Italia, nonostante il lungo tempo trascorso. Il recepimento della Convenzione consentirebbe al nostro Paese, tra l’altro, di dare più ampia e piena attuazione al principio della verifica preventiva dell’interesse archeologico, attualmente operante solo nei casi e limiti previsti dagli articoli 95 e 96 del Codice dei contratti pubblici. Stupisce, in proposito, la circostanza che l’Italia sia tra i pochissimi Paesi aderenti al Consiglio d’Europa a non aver ancora reso operante la Convenzione, insieme ad Austria, Islanda, Lussemburgo, Montenegro e San Marino, Stati che peraltro non possiedono un patrimonio archeologico confrontabile con il nostro.
Altro perno dell’azione di Governo di questo Ministero, compatibilmente con le esigenze di contenimento della spesa e di conseguimento del pareggio di bilancio, sarà l’introduzione di nuove e più estese agevolazioni fiscali per chi investe in cultura. Dal 2000, quando furono introdotte, al 2010 le erogazioni liberali in favore della cultura sono passate da 17 milioni di euro a poco più di 32 milioni di euro. Ritengo che le potenzialità del terzo settore e dei privati siano ben maggiori nei confronti del patrimonio culturale e delle grandi eccellenze dello spettacolo nazionale, ma servono procedure più semplici, possibilità più ampie e maggiore comunicazione.
Importante anche portare a conclusione il positivo lavoro svolto dai parlamentari dei diversi schieramenti politici per arrivare a un testo di legge condiviso sullo spettacolo dal vivo. Una norma attesa da anni dai lavoratori e dagli operatori del settore, le cui aspettative mi impegno a non deludere.
Urgente è anche una decisione sulla società Arcus. A tal fine aprirò al più presto un confronto con il Vice Ministro per le Infrastrutture e Trasporti, Mario Ciaccia, per valutare e conseguentemente adottare i provvedimenti più opportuni al riguardo.
Desidero concludere questo mio intervento, che spero sia l’inizio di un confronto assiduo e fruttuoso con gli onorevoli Senatori della Commissione Cultura, con un annuncio e un impegno, entrambi riguardanti la massima istituzione culturale italiana.
Dopo aver consultato il Comune di Venezia e gli Enti territoriali, aver valutato i dati positivi delle diverse manifestazioni e aver considerato gli interventi sulle strutture permanenti realizzati e in essere, come già sapete ho deciso di confermare Paolo Baratta alla Presidenza della Fondazione la Biennale di Venezia. Sono certo che egli saprà completare l’ambizioso programma avviato nel primo quadriennio ed esaltare ancora di più il ruolo dei giovani nelle molteplici attività della Biennale. È a loro che bisogna innanzitutto rivolgersi, soprattutto in un momento di crisi come l’attuale, offrendo spazi e opportunità di espressione.
Mi impegno inoltre, per quanto di mia competenza, a raccordarmi al più presto con il Sindaco di Venezia e con il Presidente della Biennale per individuare una soluzione adeguata alla questione del nuovo Palazzo del Cinema e dei Congressi al Lido e dare così alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, la più antica del mondo, gli spazi di cui necessita per mantenere la propria competitività e il proprio prestigio.
Grazie per l’attenzione
14 dicembre, ore 14:30
Illustre Presidente Possa,
Onorevoli Senatori,
desidero sin d’ora ringraziarvi per l’attenzione che vorrete dare a questo mio intervento con cui intendo illustrare le linee programmatiche del mio operato.
1. I beni culturali come fattore di identità nazionale e di sviluppo sociale.
E’ sempre più diffusa e condivisa, presso tutti gli strati della popolazione, la percezione – e la consapevolezza – della straordinaria importanza, del ruolo strategico, della centrale rilevanza per la qualità della crescita e dello sviluppo del Paese, che rivestono la tutela e la valorizzazione del nostro straordinario patrimonio culturale e paesaggistico. Agli inizi di questo terzo millennio è sempre più forte la coscienza – presso tutti i cittadini – di quanto sia essenziale per il nostro futuro saper conoscere, conservare e proteggere l’immenso patrimonio culturale ricevuto in eredità, frutto della millenaria stratificazione delle diverse civiltà che si sono sviluppate nel nostro territorio plasmandone il paesaggio in un delicato equilibrio tra gli insediamenti umani e il cultus, tra civiltà e natura. Il Principe Myskin nell’Idiota di Dostojevsky ebbe a dire che “la bellezza salverà il mondo”. Una frase quanto mai appropriata per un’epoca come quella che stiamo vivendo. Non solo perché da un’intelligente valorizzazione può nascere un futuro di progresso equilibrato e duraturo per l’intero Paese, ma perché dalla contemplazione del bello, dall’educazione al bello può provenire il senso profondo del nostro stare insieme: un fattore determinante di coesione per trovare il percorso che ci porterà fuori dalla più grave crisi continentale del dopoguerra.
I beni culturali non sono soltanto tutela statica, conservazione dell’esistente, ma sono anche fattore essenziale per uno sviluppo sostenibile. L’articolo 9 della Costituzione lega insieme la promozione dello sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica (primo comma) con la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione (secondo comma). Ciò significa che non c’è ricerca e innovazione, non c’è crescita, senza tutela e valorizzazione del patrimonio. Legare la tutela del patrimonio culturale alla promozione della cultura e della ricerca significa assegnare ai beni culturali e al paesaggio un ruolo decisamente dinamico, quali fattori di crescita e di sviluppo della collettività, sotto diversi punti di vista.
Il patrimonio culturale è l’humus fecondo che genera la nuova cultura, la ricerca e lo sviluppo di eccellenza. Il sedimentarsi progressivo delle nuove attività culturali, della tecnica e della ricerca ampliano e arricchiscono, a loro volta, il patrimonio culturale.
Il pregiudizio che considera i beni culturali quasi un fardello gravoso per la nostra società e per il suo sviluppo, un “costo” in più che impedisce di crescere e di fare impresa, è oramai quasi minoritario.
In realtà è vero esattamente il contrario.
In questa prospettiva, il patrimonio culturale può e deve svolgere anzitutto un ruolo di promozione della nostra identità nazionale, come del resto è richiesto chiaramente dallo stesso articolo 9 della Costituzione. Il nostro patrimonio culturale è deputato a svolgere, in questo senso, un ruolo non dissimile da quello della nostra lingua, dei nostri usi, o anche dalla bandiera e dall’inno nazionali. Siamo italiani anche – e verrebbe fatto di dire soprattutto – in quanto appartenenti ad un popolo che è stato in grado di produrre, nei secoli, una cultura ricca e stratificata, che si è espressa e continua ad esprimersi nel nostro paesaggio antropizzato e in tutti i manufatti di interesse storico, artistico, archeologico o etnoantropologico.
Sotto altro profilo, diverso ma strettamente legato al primo, il nostro patrimonio culturale può e deve svolgere un ruolo dinamico anche nel senso di costituire il primo e fondamentale strumento per la promozione di quel pieno sviluppo della persona umana, sia nella sua dimensione individuale che collettiva, che è richiesto dall’articolo 3 della Carta fondamentale.
Infine, il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione possono e devono costituire anche fattori di sviluppo e di crescita economica del Paese. Ciò anzitutto in via diretta e immediata, attraverso la promozione dei settori economici legati alla cultura, quali non solo i servizi al pubblico dei musei, il turismo culturale e le cosiddette “industrie” culturali (cinema, spettacolo, arti visive, ecc.), ma anche altri settori spesso ingiustamente trascurati, quali ad esempio il restauro, in cui peraltro l’Italia eccelle a livello mondiale.
Per altro verso – e in via per così dire “mediata” – il nostro patrimonio culturale può e deve svolgere, in sinergia con la scuola e l’università, anche un ruolo determinante quale fattore di formazione delle giovani generazioni e di crescita culturale degli individui, come tale in grado di sostenere ed accrescere lo sviluppo sociale ed economico della collettività.
2. I beni culturali come fattore di sviluppo economico. In particolare: il turismo culturale.
I settori economici direttamente legati alla cultura e, soprattutto, il turismo culturale non sono oggi posti in condizione di svilupparsi secondo le loro effettive potenzialità. Ciò è confermato largamente da tutti i dati a disposizione, che mostrano in maniera evidente come negli ultimi anni tutti i settori economici legati alla cultura siano in crescita a dispetto della crisi economica globale.
Secondo i dati ISTAT del 2009, il turismo culturale è stimato in una percentuale del 34,6% dell’economia turistica, la quale a sua volta rappresenta l’8,6% del PIL (dato riportato in TurisMonitor 2012) e dà lavoro, tra sistema alberghiero, strutture complementari e indotto, a circa 2,2 milioni di persone (2007, Ateco, ISTAT).
Il turismo, nonostante la crisi economica, è in ripresa, soprattutto in Europa. L’Italia – al quinto posto nella classifica mondiale degli arrivi internazionali dopo Francia, Usa, Cina, Spagna – ha registrato nel 2010 43,6 milioni di arrivi internazionali ( 0,9% rispetto al 2009). Il fatturato del turismo culturale è stato nel 2010 di 8,3 miliardi di euro, e si stima che a fine 2011 crescerà del 4-5%, ritornando ai livelli del 2006 (fonte Banca d’Italia). In particolare, nelle 352 città italiane d’interesse storico e artistico si sono registrati, nel 2009, 33 milioni di arrivi (57% dei quali stranieri) e 91 milioni di pernottamenti (fonte ISTAT). Va inoltre segnalato che nel corso del 2010 nei 424 istituti e luoghi della cultura statali si sono registrati 37.336.961 visitatori, con una crescita del 15% in più rispetto all’anno precedente, nonostante la crisi economica generale.
Per quanto riguarda, poi, gli addetti del comparto culturale una ricerca dell’Associazione Economia della Cultura “Tendenze dell’occupazione culturale in Italia” del 2008, fondata su elaborazioni di dati ISTAT Ateco e Isco, aveva individuato circa 380 mila addetti - artisti, professionisti e tecnici specializzati o intermedi - impiegati nei settori: patrimonio, arti visive e artigianato artistico, architettura e urbanistica, editoria, spettacolo e audiovisivo.
3. La spesa per la cultura dello Stato italiano: dati di bilancio del Ministero.
A fronte delle potenzialità di crescita dei settori economici legati alla cultura, negli ultimi anni – a causa, soprattutto, della gravissima crisi economico-finanziaria che affligge non solo l’Italia, ma l’Europa e l’intero mondo industrializzato – l’impegno dello Stato è andato viceversa sempre più scemando, rendendo ancor più esiguo il già basso budget degli anni precedenti.
Lo stato di previsione della spesa del Ministero per i beni e le attività culturali negli anni dal 2008 al 2011 ha subito un costante decremento delle risorse quantificabile nell’ordine del 30% di quanto complessivamente stanziato in bilancio. L’incidenza rispetto al bilancio complessivo dello Stato è passata dallo 0,28 % del 2008 allo 0,19 % dell’anno in corso, con un calo di oltre il 31 %.
Soltanto nel 2012 si registra un incremento delle risorse rispetto all’anno precedente, legato all’entrata in vigore del decreto legge n. 34 del 2011, convertito dalla legge n. 75 del 2011, che ha previsto un incremento degli stanziamenti pari a complessivi 236 milioni di euro a decorrere dal 2011.
Anche per quanto riguarda il Fondo unico dello Spettacolo (FUS), si è assistito ad una diminuzione delle risorse. Occorre tuttavia dare atto al precedente Governo e al Ministro Galan, di aver fatto un grande sforzo per ripristinare un livello adeguato di finanziamento, soprattutto grazie al decreto legge n. 34 del 2011, convertito dalla legge n. 75 del 2011. Nel 2011, infatti, si registra un incremento rispetto all’anno precedente delle risorse destinate al FUS, che passano così da 398 a oltre 422 milioni di euro.
Con il FUS, come è noto, vengono finanziati, tra gli altri, la Biennale di Venezia, il Centro Sperimentale di Cinematografia, l’Istituto Nazionale per il dramma Antico, il teatro La Fenice di Venezia, nonché le 14 Fondazioni lirico-sinfoniche.
Le risorse finanziarie utilizzate per il finanziamento dei principali Istituti culturali italiani (tra cui la Fondazione Triennale di Milano, la Fondazione Quadriennale di Roma, il Fondo Ambiente Italiano, la Fondazione Festival Pucciniano, la Fondazione Festival dei due Mondi) sono diminuite dagli oltre 29 milioni di euro del 2008 ai 17,9 milioni del 2011. Anche qui occorre registrare una pur moderata inversione di tendenza, dal momento che nel 2012 lo stanziamento crescerà a 18,5 milioni di euro.
4. I primi provvedimenti assunti dal nuovo Governo.
Nel quadro di quanto sin qui illustrato e allo scopo di sostenere la cultura e l’azione del Ministero senza aggravi per la finanza pubblica, sono state introdotte, nell’ambito del decreto “Salva Italia”, un pacchetto di norme, molto semplici e a costo zero per l’erario, che hanno una significativa importanza e incidenza nello specifico settore di intervento. In questo modo il Governo appena insediato riconosce un ruolo essenziale, sin dai suoi primi atti, al settore del patrimonio e delle attività culturali, vitale per lo sviluppo sostenibile dell’intero sistema-Paese.
Sono state, anzitutto, introdotte misure di semplificazione delle procedure in materia di agevolazioni fiscali per i beni e le attività culturali (art. 40, comma 9). Si tratta di una disposizione “a costo zero” che mira a rendere più semplice la fruizione delle agevolazioni fiscali già esistenti, sostituendo una semplice autocertificazione del cittadino agli adempimenti burocratici troppo complicati previsti dalla norma vigente. Restano ovviamente salvi i controlli successivi a campione.
E’ stata prevista una disciplina normativa diretta a facilitare le donazioni per il restauro di beni culturali (art. 42, comma 9), mediante l’eliminazione del divieto di rassegnazione al Ministero delle elargizioni liberali offerte dai privati per il restauro di beni culturali. Lo scopo è quello di consentire al Ministero, senza problemi, di ricevere le donazioni dei privati per finanziare restauri. La norma non comporta nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato. Anzi, consente allo Stato di ricevere donazioni ed elargizioni liberali altrimenti impossibili.
Altro importante intervento è stato quello diretto a garantire il turn over del personale che va in pensione, per assicurare l’effettività delle funzioni di tutela, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale statale (art. 30, comma 8). Anche questa misura non aggiunge costi per lo Stato, perché è totalmente autofinanziata con i risparmi derivanti dalle cessazioni dal servizio. La norma si colloca in una linea di continuità, unanimemente condivisa, già aperta, sia pur solo di recente, dal precedente Governo. Il decreto legge su Pompei n. 34 del marzo 2011 e la recente legge di stabilità 2012 riconoscono infatti la necessità e l’urgenza di potenziare il personale in servizio per assicurare lo svolgimento delle funzioni di tutela del patrimonio culturale. Come dimostrano recentissime cronache nelle edizioni locali di diversi giornali nazionali, anche semplicemente continuare nello sforzo - assai premiato dal pubblico - di mantenere aperti i musei nelle ore serali e nei giorni festivi sarebbe di fatto impossibile con i tagli di personale previsti. Dopo le 308 nuove assunzioni (di cui 18 di livello dirigenziale non generale) già avviate in base a queste ultime leggi, nel 2012 e nel 2013 potremo procedere all’assunzione di centinaia di giovani tecnici e funzionari, che porteranno energie nuove e linfa vitale alla funzione di tutela del patrimonio. E’ un risultato di straordinaria importanza, che esprime la presa di coscienza della necessità di mantenere viva la grande tradizione nella tutela del patrimonio assicurata dalle soprintendenze, che devono essere rafforzate non solo nel loro imprescindibile ruolo, sul piano delle funzioni, ma anche nel loro organico e nella loro organizzazione.
Ulteriore importante disposizione è quella che prevede la proroga di un anno del termine per il regolamento di riordino delle Fondazioni lirico-sinfoniche (art. 22, comma 5). Il prolungamento di tale termine si è reso indispensabile al fine di assicurare un’adeguata istruttoria, anche con le categorie interessate, per una riforma seria e condivisa di questo delicatissimo settore.
Viene garantita infine, attraverso un apposito finanziamento aggiuntivo, il regolare svolgimento delle attività di due tra le più autorevoli e prestigiose istituzioni culturali del Paese: l’Accademia dei Lincei e l’Accademia della Crusca (art. 30, commi 6 e 7). Il finanziamento ammonta in tutto a 2 milioni di euro all’anno (1,3 milioni di euro all’Accademia dei Lincei e 700 mila euro all'Accademia della Crusca), a carico del bilancio del Ministero, ancora una volta senza alcun onere aggiuntivo per la finanza pubblica.
5. I recenti interventi normativi nel settore della cultura e dei beni culturali.
Le misure in favore della cultura e dei beni culturali contenute nel decreto “Salva Italia” dimostrano un atteggiamento di maggiore attenzione nei confronti del nostro patrimonio culturale, che – sia pure nei limiti delle poche risorse disponibili nell’attuale gravissima congiuntura economica – si vuole promuovere e valorizzare, e non più penalizzare attraverso pesanti tagli.
Conviene, peraltro, illustrare in estrema sintesi gli interventi normativi che si sono succeduti durante l’anno in corso e anteriormente all’insediamento dell’attuale Esecutivo.
Primo in ordine di tempo è il decreto legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75, il quale ha:
1. autorizzato la spesa di 80 milioni di euro annui per la manutenzione e la conservazione dei beni culturali, più altri 7 milioni di euro annui per interventi a favore di enti ed istituzioni culturali (art. 1, comma 1, lett. b) e c), del decreto legge);
2. previsto l’adozione, con decreto del Ministro, di un programma straordinario e urgente di interventi conservativi di prevenzione, manutenzione e restauro da realizzarsi nelle aree archeologiche di Pompei, per la cui realizzazione è previsto l’utilizzo, oltre che dei proventi della competente Soprintendenza, anche del fondo per le aree sottoutilizzate (F.A.S.), con il concorso finanziario della Regione Campania (art. 2, commi 1 e 2, del decreto legge);
3. autorizzato l’assunzione di nuovi funzionari presso la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e di Pompei, nel limite di spesa di euro 900.000 annui a decorrere dall’anno 2011 (pari a 22 unità di personale), nonché l’assunzione di ulteriore personale specializzato, anche dirigenziale, con sblocco del turn over, nei limiti dei risparmi derivanti dai pensionamenti effettuati nel 2010 (art. 2, comma 3, del decreto legge);
4. consentito alla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e di Pompei, di ottenere ulteriori servizi tecnici necessari ai fini dell’attuazione del Programma straordinario avvalendosi anche della società ALES S.p.A., interamente partecipata dallo Stato (art. 2, comma 4, del decreto legge);
5. introdotto diverse misure di semplificazione (dimezzamento dei termini delle gare, semplificazione della progettazione, semplificazione delle procedure in materia di contratti di sponsorizzazione al fine di favorire l’apporto di risorse finanziarie provenienti da soggetti privati) allo scopo di favorire la pronta realizzazione degli interventi per Pompei (art. 2, commi 5, 6 e 7 del decreto legge);
6. consentito il riequilibrio contabile delle Soprintendenze speciali ed autonome, mediante trasferimento di fondi tra le medesime con un semplice decreto ministeriale (art. 2, comma 8, del decreto legge).
Importanti disposizioni sono state successivamente introdotte anche dal decreto legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, quali:
1. l’innalzamento soglia trattativa privata per i lavori pubblici sui beni culturali da 500.000 euro a 1.000.000 euro (art. 4, comma 2, lett. dd), del decreto legge);
2. la definitiva chiarificazione che la procedura di archeologia preventiva (artt. 95 e 96 del Codice dei contratti pubblici) si applica a tutti i lavori pubblici, anche a quelli diretti alla realizzazione di infrastrutture a rete (così detti settori esclusi o speciali) (art. 4, comma 2, lett. ee), del decreto legge);
3. l’innalzamento del requisito di storicizzazione (età di realizzazione) degli immobili pubblici – dagli attuali 50 a 70 anni – ai fini della “presunzione” di interesse culturale e della conseguente sottoposizione a tutela in via interinale, sino a verifica ai sensi dell’art. 12 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (art. 4, comma 16, lett. a), b) e c), del decreto legge);
4. l’esclusione dell’obbligo di denuncia di trasferimento della detenzione per gli immobili sottoposti a tutela (art. 4, comma 16, lett. d), del decreto legge);
5. la modifica dell’articolo 146, comma 5, del Codice dei beni culturali e del paesaggio con la previsione che a seguito dell’entrata in vigore dei nuovi piani paesaggistici redatti congiuntamente tra Stato e Regione, contenenti puntuali e analitiche prescrizioni d’uso dei beni paesaggistici tutelati, e quando il Ministero avrà verificato l’avvenuto adeguamento degli strumenti urbanistici, il parere del Soprintendente non solo (come già precedentemente previsto) diverrà obbligatorio (e non più vincolante), ma si considererà favorevole (c.d. silenzio assenso) ove non reso entro 90 giorni (termine peraltro doppio rispetto a quello attualmente previsto di 45 giorni, che sarà operante finché il parere avrà carattere vincolante) (art. 4, comma 16, lett. e), del decreto legge).
Il decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 contiene anzitutto un riconoscimento importante nei confronti del ruolo della cultura e del Ministero per i beni culturali, poiché:
1. prevede che il Fondo Unico per lo Spettacolo e le risorse destinate alla manutenzione ed alla conservazione dei beni culturali siano preselettivamente esclusi dall’applicazione di alcune misure di riduzione della spesa (art. 10, comma 1);
2. stabilisce che i Comuni e gli Enti Locali, nel limite di spesa complessivo a livello nazionale di 40 milioni di euro, possano superare la soglia di spesa del 20% rispetto a quanto stanziato nell’anno precedente per la realizzazione di mostre autorizzate dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali di concerto, ai soli fini finanziari, con il Ministero dell'economia e delle finanze (art. 10, comma 20);
3. prevede la costituzione della società a responsabilità limitata “Istituto Luce – Cinecittà”, partecipata integralmente dallo Stato tramite il Ministero dell'economia e delle finanze e rispetto alla quale il Ministero per i beni e le attività culturali esercita i diritti del socio, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze, per quanto riguarda i profili patrimoniali, finanziari e statutari, nonché la conseguente liquidazione della società Cinecittà luce s.p.a. (art. 14, commi 6-14);
4. prevede che dal 2012 il contribuente possa destinare il 5 per mille dell’Irpef anche al finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici (art. 23, comma 46);
5. nell’istituire il “Fondo infrastrutture ferroviarie e stradali” nello stato di previsione della spesa del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, stabilisce che, dall'anno 2012, una quota parte, fino al tre per cento, delle risorse del Fondo è assegnata alla spesa per la tutela e gli interventi a favore dei beni e le attività culturali, tramite la società ARCUS s.p.a.;
6. reca disposizioni concernenti la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico delle regioni e degli enti locali, ma – dato fondamentale – facendo salva l’applicazione degli articoli 12 e 112 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, in materia di verifica dell’interesse culturale e di valorizzazione dei beni del patrimonio culturale (art. 33, comma 5).
La legge 12 novembre 2011, n. 183 (legge di stabilità 2012) reca, all’articolo 24, una serie di disposizioni per lo sviluppo del settore dei beni e delle attività culturali.
In particolare, il comma 1 stabilisce che le somme corrispondenti all’eventuale minor utilizzo annuale delle risorse “tax credit” rispetto alla copertura fissata confluiscano per legge nel Fondo per la produzione, la distribuzione, l’esercizio e le industrie tecniche.
Il comma 2 chiarisce che sono fatte salve le assunzioni straordinarie per la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e di Pompei, che pertanto avvengono in deroga anche ai tagli degli organici previsti dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25 e dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 (lett. a)). Il Ministero per i beni e le attività culturali è autorizzato, dopo l’utilizzo delle graduatorie regionali in corso di validità per le assunzioni di personale da destinare sul territorio nazionale alle funzioni di tutela del patrimonio culturale, a formare una graduatoria unica nazionale per le assunzioni di personale specificamente previste presso la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e di Pompei, considerato che per la regione Campania non vi sono graduatorie in corso di validità (lett. b)).
La stessa legge reca anche previsioni in materia di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico (art. 6) e di terreni agricoli (art. 7) che invero appaiono non opportunamente coordinate con il sistema ordinamentale di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Mi impegnerò per garantire in sede di attuazione le imprescindibili esigenze di tutela del patrimonio culturale e perché sia seguita una linea interpretativa conforme al Codice dei beni culturali e del paesaggio, che prevede un iter preciso per la verifica dell’interesse culturale .
In tema di tutela del paesaggio appare infondata, e talvolta ingenerosa, la critica, pure apparsa su alcuni organi di stampa e sollevata da alcune associazioni ambientaliste, di inerzia del Governo sulla questione della pianificazione paesaggistica. Non è così. Sono stati stipulati ben 17 accordi con le Regioni per la elaborazione congiunta dei nuovi piani paesaggistici, conformi al dettato del Codice, che pone la pianificazione congiunta tra Stato e Regioni come uno dei capisaldi della moderna tutela dinamica del paesaggio. In pratica con tutte le Regioni, ad eccezione del Molise, sono in corso tavoli di copianificazione paesaggistica. Devo peraltro registrare, purtroppo, la non sempre piena disponibilità delle Regioni a lavorare insieme alle soprintendenze, nel senso di dare ai piani paesaggistici un effettivo contenuto regolativo, di disciplina dell’uso compatibile del territorio, e non solo un contenuto descrittivo, che si risolva in meri auspici e indirizzi non vincolanti per le autonomie territoriali. Alcune Regioni, anzi, deviando dalla via indicata dalla legge nazionale, hanno preferito usare la legge regionale sul così detto piano casa per tentare “fughe in avanti” che mettevano fuori gioco il ruolo dello Stato nella copianificazione paesaggistica. Al riguardo il precedente Governo è stato particolarmente attento e severo nel contestare queste prassi. Intendo assicurare altrettanta attenzione e determinazione nel riaffermare il principio fondamentale per cui le regole di tutela dei beni paesaggistici devono essere definite con l’apporto determinate dello Stato, perché la pianificazione paesaggistica costituisce per così dire la “Costituzione” del territorio, che ne definisce la disciplina di fondo e di lungo periodo dello sviluppo, a tutela di un interesse che non è solo locale o regionale e che deve obbedire a un criterio di lungimiranza, che impone un ruolo primario dello Stato.
6. Linee programmatiche di azione futura del Dicastero.
La Commissione Cultura del Senato ha all’esame diversi disegni di legge, di iniziativa governativa, presentati dai miei predecessori, che mi sembra meritino la massima attenzione e possano costituire la base, se messi tra loro opportunamente in relazione e trattati, per quanto possibile, secondo un’impostazione unitaria, per un intervento riformatore nel settore dei beni culturali di più ampio respiro e di maggiore organicità.
Mi riferisco, in particolare, ai disegni di legge:
in materia di restauratori approvato dal Consiglio dei Ministri il 6 ottobre 2011, che modifica la disciplina transitoria, prevista dall’articolo 182 del Codice dei beni culturali, del conseguimento delle qualifiche professionali di restauratore di beni culturali e di collaboratore restauratore di beni culturali;
in materia di reati contro il patrimonio culturale, che riforma la disciplina sanzionatoria in materia di reati contro il patrimonio culturale, approvato dal Consiglio dei Ministri il 22 settembre 2011;
in materia di qualità architettonica (legge quadro sulla qualità architettonica - AS 1264);
in materia di cinema ed istituzioni culturali (AS 2324, presentato il 24 agosto 2010);
Il primo disegno di legge, sulla disciplina transitoria dei restauratori, definisce un ragionevole punto di equilibrio tra l'esigenza di una rigorosa preparazione professionale, da sempre difesa dal Ministero quale presidio della tutela dei beni culturali, e le istanze di ampliamento dei requisiti, presentate dalle associazioni di categoria degli artigiani e dai sindacati dei lavoratori dell'edilizia e recepite dalle mozioni parlamentari del settembre 2010. Conosco un analogo disegno di legge, di iniziativa parlamentare, presentato dal Sen. Marcucci ed altri, che presenta un’impostazione in parte diversa, ma nella sostanza largamente convergente con quella del disegno di legge governativo. Ritengo che ci sia senz’altro spazio per la ricerca di un punto di condivisione per la pronta soluzione di questo spinoso problema.
Il secondo disegno di legge introduce il delitto di “danneggiamento, deturpamento o imbrattamento di beni culturali o paesaggistici”. Il nuovo reato sarà assistito da un trattamento sanzionatorio severo - fino a sei anni di reclusione - e punito anche se commesso per colpa. Viene, inoltre, prevista la nuova figura di reato di “furto d’arte” ed incrementato il trattamento sanzionatorio dei delitti che si collocano a valle rispetto al trafugamento del bene culturale, che consentono di lucrarne il profitto e che danno luogo spesso a una fitta trama delinquenziale, fino a creare vere e proprie associazioni per delinquere e organizzazioni criminali - ricettazione, riciclaggio, ecc. Altre importanti misure riguardano il contrasto della condotta di ricerca illecita di beni archeologici mediante metal detector. In questo ambito, oltre ad aggravare le pene previste per chi effettua ricerche abusive di reperti impiegando tali strumenti, è anche prevista la punibilità di chi viene trovato ingiustificatamente in possesso di metal detector all’interno di un’area archeologica. Infine, il disegno di legge potenzia le attività svolte dal Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, Corpo altamente qualificato e specializzato nel contrasto contro questi reati, e meritevole del più alto apprezzamento per l’opera che quotidianamente svolge a difesa del nostro patrimonio culturale.
Il terzo disegno di legge - legge quadro sulla qualità architettonica - pone l’attenzione sul tema della qualità dell’architettura, dell’urbanistica, degli spazi urbani e del territorio attraverso il raggiungimento di più elevati standard di progettazione e di realizzazione delle opere pubbliche e delle infrastrutture, in modo da contribuire alla salvaguardia del paesaggio e al miglioramento della qualità della vita della collettività. Il disegno di legge riprende in parte un’iniziativa precedente risalente alla XIV legislatura (A.C. 2867) e ritengo vada nella direzione giusta e possa senz’altro raccogliere l’appoggio unanime della Commissione, pur con tutti gli aggiornamenti ed affinamenti del caso. Sono al riguardo pronto a lavorare insieme a Voi al fine di trovare al più presto anche per questa materia un punto di equilibrio e di condivisione. So che allo stato l’esame è fermo in attesa del parere della Commissione V^ Bilancio. Mi attiverò per accelerarne l’iter e per consentire quanto prima la ripresa dell’esame di merito dinanzi a codesta Commissione.
Per questi tre disegni di legge auspico il massimo accordo possibile per arrivare a un testo unificato per il quale intendo richiedere l’approvazione in sede deliberante da parte di questa Commissione.
Il quarto disegno di legge presenta un duplice contenuto. Da un lato, intende aggiornare il decreto legislativo n. 28 del 2004 (la cosiddetta "legge sul cinema") rispetto all'evoluzione normativa e giurisprudenziale degli ultimi sei anni. Esso apporta modifiche settoriali in attesa dell'intervento sistematico previsto dalle altre proposte legislative già all'esame della Commissione. Il provvedimento è stato abbinato ad altri disegni di legge di iniziativa parlamentare, ed è stato adottato come testo base. Dall’altro lato, esso contiene disposizioni di riforma, attraverso il ricorso a un regolamento di delegificazione, delle modalità di contribuzione statale a sostegno delle istituzioni culturali di rilievo nazionale previste dalla legge n. 534 del 1996. L’obiettivo, che mi pare del tutto ragionevole e che dovrebbe pertanto riscuotere il consenso di tutti gli schieramenti politici, è quello di concentrare le scarse risorse su istituzioni di sicuro rilievo nazionale, evitando una distribuzione a pioggia di poche migliaia di euro per centinaia di enti e istituzioni, che rischia di essere soltanto un modo per disperdere in modo inefficace i fondi a disposizione.
Tra le nuove iniziative normative che si ipotizza di proporre a breve, una di particolare rilevanza è la ratifica della Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico aperta alla firma a La Valletta il 16 gennaio 1992, prontamente sottoscritta ma non ancora ratificata dall’Italia, nonostante il lungo tempo trascorso. Il recepimento della Convenzione consentirebbe al nostro Paese, tra l’altro, di dare più ampia e piena attuazione al principio della verifica preventiva dell’interesse archeologico, attualmente operante solo nei casi e limiti previsti dagli articoli 95 e 96 del Codice dei contratti pubblici. Stupisce, in proposito, la circostanza che l’Italia sia tra i pochissimi Paesi aderenti al Consiglio d’Europa a non aver ancora reso operante la Convenzione, insieme ad Austria, Islanda, Lussemburgo, Montenegro e San Marino, Stati che peraltro non possiedono un patrimonio archeologico confrontabile con il nostro.
Altro perno dell’azione di Governo di questo Ministero, compatibilmente con le esigenze di contenimento della spesa e di conseguimento del pareggio di bilancio, sarà l’introduzione di nuove e più estese agevolazioni fiscali per chi investe in cultura. Dal 2000, quando furono introdotte, al 2010 le erogazioni liberali in favore della cultura sono passate da 17 milioni di euro a poco più di 32 milioni di euro. Ritengo che le potenzialità del terzo settore e dei privati siano ben maggiori nei confronti del patrimonio culturale e delle grandi eccellenze dello spettacolo nazionale, ma servono procedure più semplici, possibilità più ampie e maggiore comunicazione.
Importante anche portare a conclusione il positivo lavoro svolto dai parlamentari dei diversi schieramenti politici per arrivare a un testo di legge condiviso sullo spettacolo dal vivo. Una norma attesa da anni dai lavoratori e dagli operatori del settore, le cui aspettative mi impegno a non deludere.
Urgente è anche una decisione sulla società Arcus. A tal fine aprirò al più presto un confronto con il Vice Ministro per le Infrastrutture e Trasporti, Mario Ciaccia, per valutare e conseguentemente adottare i provvedimenti più opportuni al riguardo.
Desidero concludere questo mio intervento, che spero sia l’inizio di un confronto assiduo e fruttuoso con gli onorevoli Senatori della Commissione Cultura, con un annuncio e un impegno, entrambi riguardanti la massima istituzione culturale italiana.
Dopo aver consultato il Comune di Venezia e gli Enti territoriali, aver valutato i dati positivi delle diverse manifestazioni e aver considerato gli interventi sulle strutture permanenti realizzati e in essere, come già sapete ho deciso di confermare Paolo Baratta alla Presidenza della Fondazione la Biennale di Venezia. Sono certo che egli saprà completare l’ambizioso programma avviato nel primo quadriennio ed esaltare ancora di più il ruolo dei giovani nelle molteplici attività della Biennale. È a loro che bisogna innanzitutto rivolgersi, soprattutto in un momento di crisi come l’attuale, offrendo spazi e opportunità di espressione.
Mi impegno inoltre, per quanto di mia competenza, a raccordarmi al più presto con il Sindaco di Venezia e con il Presidente della Biennale per individuare una soluzione adeguata alla questione del nuovo Palazzo del Cinema e dei Congressi al Lido e dare così alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, la più antica del mondo, gli spazi di cui necessita per mantenere la propria competitività e il proprio prestigio.
Grazie per l’attenzione
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:22 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:22