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Defiscalizzare i contributi? Soluzioni in un dossier del 2006
Testo del comunicato
Potrebbe essere il documento elaborato nel 2006 dalla commissione Croff il testo da cui ripartire per giungere alla defiscalizzazione dei contributi alla cultura, auspicata dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. Nel 2006, subito dopo l’insediamento di Francesco Rutelli al Collegio romano, furono riuniti intorno a un tavolo tecnici del ministero dell’Economia e del Mibac per studiare forme fiscali che incentivassero il mecenatismo dei privati. A coordinare i lavori fu chiamato il presidente della Biennale di Venezia, Davide Croff. Il risultato di quei mesi di lavoro fu condensato in un dossier di 20 pagine, contenente una serie di proposte (suddivise fra quelle possibili nel breve e nel medio periodo) tali da sostenere la propensione alle grandi e piccole erogazioni liberali. Fra queste, il suggerimento di rendere possibile la deduzione delle spese sostenute per l’acquisto di beni culturali (anziché una detrazione d’imposta del 19 per cento).
Sul fronte delle donazioni, il dossier della commissione interministeriale suggeriva invece la possibilità di detrarre l’intero importo delle elargizioni, anche se gli esperti di via XX Settembre avevano consigliato di non stabilire un limite massimo (pari al dieci per cento del reddito delle persone fisiche) e di non superare i 70 mila euro di deducibilità.
Agevolazioni erano auspicate anche per gli amanti del teatro, con la possibilità di “scaricare” il 19 per cento della somma sostenuta per l’acquisto di abbonamenti a prosa lirica, musica sinfonica e danza. Quanto alle istituzioni teatrali, un incoraggiamento alle attività era invece individuato nell’eliminazione della ritenuta d’acconto, pari al quattro per cento. Era tuttavia la parte finanziaria da assegnare al ministero dei Beni culturali la parte ritenuta di maggio rilievo: riportare i finanziamenti dello Stato ai livelli del 2001 (1,4 miliardi di euro), ridotti in cinque anni di quasi il 20 per cento (1,3 mld).
Una raccomandazione rimasta inascoltata (la manovra di quest’anno toglie ulteriori 58 milioni di euro l’anno al Mibac) e finita nel cassetto, come tutto il resto del dossier. In attesa, magari sulla scorta delle ultime dichiarazioni di Bondi, di tornare a rappresentare un punto di riferimento sul modo in cui realizzare gli incentivi alla cultura.
fonte dati: IL VELINO
Sul fronte delle donazioni, il dossier della commissione interministeriale suggeriva invece la possibilità di detrarre l’intero importo delle elargizioni, anche se gli esperti di via XX Settembre avevano consigliato di non stabilire un limite massimo (pari al dieci per cento del reddito delle persone fisiche) e di non superare i 70 mila euro di deducibilità.
Agevolazioni erano auspicate anche per gli amanti del teatro, con la possibilità di “scaricare” il 19 per cento della somma sostenuta per l’acquisto di abbonamenti a prosa lirica, musica sinfonica e danza. Quanto alle istituzioni teatrali, un incoraggiamento alle attività era invece individuato nell’eliminazione della ritenuta d’acconto, pari al quattro per cento. Era tuttavia la parte finanziaria da assegnare al ministero dei Beni culturali la parte ritenuta di maggio rilievo: riportare i finanziamenti dello Stato ai livelli del 2001 (1,4 miliardi di euro), ridotti in cinque anni di quasi il 20 per cento (1,3 mld).
Una raccomandazione rimasta inascoltata (la manovra di quest’anno toglie ulteriori 58 milioni di euro l’anno al Mibac) e finita nel cassetto, come tutto il resto del dossier. In attesa, magari sulla scorta delle ultime dichiarazioni di Bondi, di tornare a rappresentare un punto di riferimento sul modo in cui realizzare gli incentivi alla cultura.
fonte dati: IL VELINO
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:14 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:14