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ARTICOLO DEL MINISTRO PUBBLICATO SUL CORRIERE DELLA SERAIl malocchio misterioso lanciato su Brera
Testo del comunicato
Caro Direttore, Brera, intesa come Pinacoteca, deve nascondere da qualche parte un suo inquietante mistero. Altrimenti come si spiega che da 40 anni dentro e attorno questo edificio, costruito circa 900 anni fa dai frati umiliati, striscia qualcosa che assomiglia a un malocchio, per colpa del quale lì va in scena un andirivieni incredibile.
Le buone intenzioni
«Da quarant'anni va in scena un andirivieni incredibile di buone intenzioni seguite da immancabili fallimenti»
Un piano condiviso
«È mancato, fino ad ora, un piano condiviso con l'utilizzo degli spazi di Palazzo Citterio e della caserma Montello»
Caro Direttore,
Brera, intesa come Pinacoteca, deve nascondere da qualche parte un suo inquietante mistero. Altrimenti come si spiega che da quarant'anni dentro e attorno questo edificio, costruito circa novecento anni fa dai frati umiliati, striscia un qualcosa che assomiglia a un capriccioso malocchio, per colpa del quale lì va in scena un andirivieni incredibile di ostinate buone intenzioni, di appassionate progettualità, seguite ogni volta da immancabili fallimenti.
L'infinita cronaca di Brera narra che quando Franco Rus soli, soprintendente alle Gallerie di Milano nei primi anni Settanta, lanciò il progetto di ampliamento degli spazi della Pinacoteca, dopo l'acquisizione di Palazzo Citterio, il traguardo sembrava a portata di mano. Ma tutto andò storto, nonostante gli studi e i progetti elaborati da alcuni grandi maestri architetti, i cui nomi ritroviamo tra il 1978 e il 2010: Belgiojoso, Gregotti, Valle, Gardella, Ortelli, Sannesi, Stirling, Bellini.
Il riflettere sul perché di un così imponente fallimento politico e culturale può essere d'aiuto. Come sempre ognuno ha le sue ragioni, i suoi validissimi obiettivi e mi riferisco a chi convive forzatamente all'interno di Brera e cioè la Pinacoteca, la Biblioteca Braidense e, se ricordo bene, sempre a Brera trova accoglienza un Osservatorio astronomico, ma non solo. Non solo perché in quello storico edificio c'è soprattutto un'importante istituzione qual è l'Accademia delle Belle Arti, il cui successo si è sviluppato di anno in anno e quindi chi ha successo è giusto che possa espandersi.
Dunque, ciò che è mancato fino ad ora, probabilmente, è un condiviso masterplan generale, che assegni alla Pinacoteca ciò che le spetta, ma lo stesso dicasi per l'Accademia di Belle Arti. Un piano condiviso significa, mi sembra, porre mano ad un progetto che possa reggersi sull'utilizzo in tempi brevi degli spazi di Palazzo Citterio e della caserma Montello in via Mascheroni. E' evidente che per un simile obiettivo diventa indispensabile il concorso di comuni volontà politiche sia locali che nazionali, di convinte adesioni delle istituzioni culturali di cui sopra (a iniziare dall'Accademia di Belle Arti) e di indispensabili, tutt'altro che indifferenti, sostegni finanziari.
L'apporto dei privati allora? Di sicuro, anche perché a Milano, ma lo stesso vale per Torino, i privati hanno già dimostrato di sapersi impegnare quando l'avventura culturale si presenta in termini credibili. Una credibilità che la politica ottiene in un solo modo se per davvero lo desidera: l'azzeramento di ostacoli, difficoltà e «ignoranze» insite nella burocrazia di un apparato pubblico che è mortificante e mortale, negatività queste subite innanzitutto da chi opera nelle nostre soprintendenze.
Può sembrare politicamente consolatorio, ma per fortuna si tratta di verità. Il caso di Brera è paragonabile quasi in tutto alle vicende che hanno paralizzato fino a qualche anno fa le Gallerie dell'Accademia di Venezia e della storica Accademia di Belle Arti veneziana, che per un'eternità hanno conosciuto una convivenza forzata. Il nodo è stato risolto positivamente, ed è proprio questo il modello da tener presente pensando a Brera. Qualcosa di «breriano» è accaduto anche a Roma, con Palazzo Barberini, con la sua immortale Galleria Nazionale d'Arte Antica. Da poche settimane Palazzo Barberini appartiene per intero ai capolavori che finalmente, dopo settant'anni, sono diventati i naturali ed esclusivi inquilini di quel magnifico contenitore. Lo stesso deve poter accadere a Brera, come il Corriere giustamente sostiene, e faremo di tutto perché ciò avvenga.
Dico questo convinto come sono che l'uovo sospeso nella Pala di Piero della Francesca, se adeguatamente «appetito» da ognuna delle parti in causa, ci aiuterà a scacciare via il malocchio che si aggira da troppo tempo ormai attorno a Brera.
Giancarlo Galan
Ministro dei Beni Culturali
Le buone intenzioni
«Da quarant'anni va in scena un andirivieni incredibile di buone intenzioni seguite da immancabili fallimenti»
Un piano condiviso
«È mancato, fino ad ora, un piano condiviso con l'utilizzo degli spazi di Palazzo Citterio e della caserma Montello»
Caro Direttore,
Brera, intesa come Pinacoteca, deve nascondere da qualche parte un suo inquietante mistero. Altrimenti come si spiega che da quarant'anni dentro e attorno questo edificio, costruito circa novecento anni fa dai frati umiliati, striscia un qualcosa che assomiglia a un capriccioso malocchio, per colpa del quale lì va in scena un andirivieni incredibile di ostinate buone intenzioni, di appassionate progettualità, seguite ogni volta da immancabili fallimenti.
L'infinita cronaca di Brera narra che quando Franco Rus soli, soprintendente alle Gallerie di Milano nei primi anni Settanta, lanciò il progetto di ampliamento degli spazi della Pinacoteca, dopo l'acquisizione di Palazzo Citterio, il traguardo sembrava a portata di mano. Ma tutto andò storto, nonostante gli studi e i progetti elaborati da alcuni grandi maestri architetti, i cui nomi ritroviamo tra il 1978 e il 2010: Belgiojoso, Gregotti, Valle, Gardella, Ortelli, Sannesi, Stirling, Bellini.
Il riflettere sul perché di un così imponente fallimento politico e culturale può essere d'aiuto. Come sempre ognuno ha le sue ragioni, i suoi validissimi obiettivi e mi riferisco a chi convive forzatamente all'interno di Brera e cioè la Pinacoteca, la Biblioteca Braidense e, se ricordo bene, sempre a Brera trova accoglienza un Osservatorio astronomico, ma non solo. Non solo perché in quello storico edificio c'è soprattutto un'importante istituzione qual è l'Accademia delle Belle Arti, il cui successo si è sviluppato di anno in anno e quindi chi ha successo è giusto che possa espandersi.
Dunque, ciò che è mancato fino ad ora, probabilmente, è un condiviso masterplan generale, che assegni alla Pinacoteca ciò che le spetta, ma lo stesso dicasi per l'Accademia di Belle Arti. Un piano condiviso significa, mi sembra, porre mano ad un progetto che possa reggersi sull'utilizzo in tempi brevi degli spazi di Palazzo Citterio e della caserma Montello in via Mascheroni. E' evidente che per un simile obiettivo diventa indispensabile il concorso di comuni volontà politiche sia locali che nazionali, di convinte adesioni delle istituzioni culturali di cui sopra (a iniziare dall'Accademia di Belle Arti) e di indispensabili, tutt'altro che indifferenti, sostegni finanziari.
L'apporto dei privati allora? Di sicuro, anche perché a Milano, ma lo stesso vale per Torino, i privati hanno già dimostrato di sapersi impegnare quando l'avventura culturale si presenta in termini credibili. Una credibilità che la politica ottiene in un solo modo se per davvero lo desidera: l'azzeramento di ostacoli, difficoltà e «ignoranze» insite nella burocrazia di un apparato pubblico che è mortificante e mortale, negatività queste subite innanzitutto da chi opera nelle nostre soprintendenze.
Può sembrare politicamente consolatorio, ma per fortuna si tratta di verità. Il caso di Brera è paragonabile quasi in tutto alle vicende che hanno paralizzato fino a qualche anno fa le Gallerie dell'Accademia di Venezia e della storica Accademia di Belle Arti veneziana, che per un'eternità hanno conosciuto una convivenza forzata. Il nodo è stato risolto positivamente, ed è proprio questo il modello da tener presente pensando a Brera. Qualcosa di «breriano» è accaduto anche a Roma, con Palazzo Barberini, con la sua immortale Galleria Nazionale d'Arte Antica. Da poche settimane Palazzo Barberini appartiene per intero ai capolavori che finalmente, dopo settant'anni, sono diventati i naturali ed esclusivi inquilini di quel magnifico contenitore. Lo stesso deve poter accadere a Brera, come il Corriere giustamente sostiene, e faremo di tutto perché ciò avvenga.
Dico questo convinto come sono che l'uovo sospeso nella Pala di Piero della Francesca, se adeguatamente «appetito» da ognuna delle parti in causa, ci aiuterà a scacciare via il malocchio che si aggira da troppo tempo ormai attorno a Brera.
Giancarlo Galan
Ministro dei Beni Culturali
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:20 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:20