Museo archeologico nazionale 'Vito Capialbi'
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- 09:00 - 19:15
Descrizione
Il Museo archeologico nazionale 'Vito Capialbi' ha sede nel castello medievale di Vibo Valentia, voluto dall'Imperatore Federico II di Svevia nel XIII secolo a difesa della città. Con la sua mole maestosa e austera, dalla sommità della collina su cui è costruito, l'antico maniero domina incontrastato il paesaggio circostante, offrendo ai suoi visitatori panorami e tramonti mozzafiato sul Mar Tirreno, le Serre Vibonesi e l'Aspromonte, fino alla Sicilia e alle Isole Eolie.
Al suo interno è conservata una delle collezioni archeologiche più ricche e importanti della Calabria, che racconta ai visitatori la millenaria storia antica della città e del suo territorio, dall'età greca (Hipponion) a quella romana (Vibona Valentia) e medievale (Monsleonis). Il Museo è stato istituito nel 1969 ed è tra i primi in Calabria per fondazione dopo il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, noto in tutto il mondo per i famosi Bronzi di Riace.
Nato da un accordo tra l'allora Soprintendenza, il Comune e il locale Lions Club, è intitolato al conte Vito Capialbi, illustre erudita e studioso di antichità (1790-1853), che per primo riunì nella sua collezione, conservata proprio nel suo palazzo adiacente al Castello, le testimonianze del passato antico della città.
Negli anni le collezioni museali si sono progressivamente arricchite grazie alle ricerche compiute dalla Soprintendenza archeologica calabrese. Al piano superiore è esposta la collezione Capialbi, con le sue preziose ceramiche e il ricco monetiere. La grande sala al primo piano è occupata dalle offerte votive dei santuari di età greca, soprattutto quello di località Scrimbia, con la collezione di ceramiche e soprattutto le rare e preziose armi in bronzo. Percorrendo la torre Sud si ha accesso al piano inferiore, dedicato alla necropoli greca, tra cui emerge il corredo della tomba 19, una sepoltura degli inizi del IV secolo a.C., al cui interno fu rinvenuta la celebre e preziosissima laminetta aurea con testo orfico, una delle testimonianze epigrafiche più importanti di tutta la Magna Grecia. L’ultima sezione è dedicata alla città romana, con una ricca collezione statuaria tra cui spiccano il ritratto di Marco Agrippa e un busto femminile in basanite di età giulio-claudia.
Servizi
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Fototeca
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Laboratorio di restauro
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Didascalie
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Percorsi segnalati
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Assistenza disabili
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Visite guidate
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Bookshop
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Biblioteca
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Prestito
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Spazi espositivi
Posizione
Museo archeologico nazionale 'Vito Capialbi'
via Antica Monteleone - Castello Normanno Svevo - 89900 Vibo Valentia (VV)
Contatti
- Tel
- +39 0963 43350
- drm-cal.capialbi@cultura.gov.it
- Website
- http://musei.calabria.beniculturali.it/
- Social
Michele Mazza
Carosello galleria
Veduta della fronte principale del castello di Vibo Valentia
La costruzione della struttura fortificata fu decisa dall’Imperatore Federico II di Svevia intorno alla metà del XIII secolo, a difesa della nuova città di Monsleonis (oggi Vibo Valentia). L’edificio sorge sullo stesso luogo dove Ruggero I il Normanno aveva posto il suo primo accampamento militare, ‘sulle cime dei monti di Vibona’ (montium Vibonentium) come ricorda il cronista normanno Goffredo Malaterra.
Veduta del viale d’ingresso al castello di Vibo Valentia
L’edificio ospita al suo interno il Museo archeologico nazionale, luogo della cultura afferente alla Direzione regionale Musei Calabria.
Veduta della collina di Vibo Valentia con il centro storico medievale e in cima il castello
Con la sua severa e imponente mole, l’edificio costituisce tutt’oggi il simbolo e l’icona più nota e identitaria della città.
Veduta del castello di Vibo Valentia da sud
L’edificio fu ampliato durante le dominazioni angioina e aragonese, fino a diventare una residenza signorile fortificata della famiglia Pignatelli, feudataria di Monteleone dal 1501 per volontà di Re Federico I di Napoli.
Veduta del cortile interno del castello
Veduta di una delle sale del Museo dedicate alle aree sacre di età greca
Al suo interno è conservata una delle collezioni archeologiche più ricche e importanti della Calabria, che racconta ai visitatori la millenaria storia antica della città e del suo territorio, dall'età greca (Hipponion) a quella romana (Vibona Valentia) e medievale (Monsleonis).
Veduta della sala dedicata all’area sacra greca di località Scrimbia
Il santuario ha restituito alcuni dei depositi votivi più ricchi di tutta la Magna Grecia. Al suo interno, l’aristocrazia ipponiate ostentava la propria ricchezza assimilandosi agli ‘eroi’ del mito e offrendo alla coppia divina di Persefone e Hades ricche armi in bronzo e vasi figurati di gran pregio.
Il castello di Vibo Valentia con sullo sfondo il mare Tirreno
Con la sua mole maestosa e austera, dalla sommità della collina su cui è costruito, l'antico maniero domina incontrastato il paesaggio circostante, offrendo ai suoi visitatori panorami e tramonti mozzafiato sul Mar Tirreno, le Serre Vibonesi e l'Aspromonte, fino alla Sicilia e alle Isole Eolie.
Idria calcidese a figure nere (fine VI sec. a.C.)
La bellissima idria a figure nere di produzione calcidese (540-520 a.C.) proviene dal santuario greco di via Scrimbia. Vi è raffigurato il mito di Anfiarao, l’eroe indovino, in partenza per la spedizione contro la città di Tebe, dove troverà la morte.
Ceramiche attiche a figure nere dal santuario greco di località Scrimbia
Ritratto di Marco Vipsanio Agrippa (I sec. a.C.)
Tra la tarda repubblica e il primo impero, Vibo Valentia fu una delle città più importanti d’Italia. Ottaviano (il futuro Augusto) vi stanziò la propria flotta, comandata dal genero Marco Vipsanio Agrippa. Proprio ad Agrippa è riferibile un pregevole busto ritratto in marmo numidico (cd. giallo antico), proveniente dall'abitato romano.
Laminetta aurea con testo orfico (IV sec. a.C.)
In assoluto l'opera simbolo del Museo. Si tratta di una preziosa laminetta aurea di pochi grammi rinvenuta in una sepoltura femminile, ripiegata in un centimetro quadrato, che conteneva le istruzioni per la salvezza dell'anima della defunta dopo la morte.
Ritratto femminile in basanite (I sec. d.C.)
Da una ricca villa costiera del territorio proviene un bellissimo ritratto in basanite, una pietra nera proveniente dall'Egitto. Si tratta di un'opera non comune per finezza dell'esecuzione, da alcuni identificata addirittura con il ritratto di Messalina, moglie dell'imperatore Claudio.