Panopliӕ. Armi, ingegno e potere a Castel Sant’Angelo
Apertura
Date di apertura
Inizio evento
Fine evento
Prenotazione Facoltativa
Orario di apertura:
- Lun
- Chiuso
- Mar
- Chiuso
- Mer
- Chiuso
- Gio
- Chiuso
- Ven
- Chiuso
- Sab
- Chiuso
- Dom
- Chiuso
Informazioni apertura
InfoDescrizione
Castel
Sant’Angelo inaugura la mostra
Panopliæ. Armi, ingegno e potere
e riapre le Sale Farnesiane
Dal 20 giugno 2026 Castel Sant’Angelo presenta due importanti novità nel
percorso di visita: l’apertura della mostra Panopliæ. Armi, ingegno e potere
a Castel Sant’Angelo, dedicata alle collezioni di armi storiche del museo,
e la riapertura al pubblico delle Sale Farnesiane, con un nuovo allestimento
che ricrea l’atmosfera e le funzioni di un appartamento papale rinascimentale.
La mostra: Panopliæ. Armi, ingegno e potere
La mostra, a cura di Luca Mercuri, direttore dell’istituto, e di Mario
Scalini, studioso di armi antiche e già dirigente del Ministero della Cultura, nasce
per riportare alla luce un importante patrimonio conservato per lungo tempo nei
depositi del museo. Dopo un’ampia campagna di ricognizione, studio e restauro,
una prima selezione delle armi storiche del museo è ora nuovamente a
disposizione del pubblico.
Il ritorno delle armi è anche un ritorno a casa: in occasione di Panopliæ, infatti, le armi tornano negli
ambienti che furono allestiti come Armeria agli esordi del Museo Nazionale di
Castel Sant’Angelo, restituendo a questi spazi una funzione profondamente
legata alla storia del Castello e delle sue collezioni.
Nato come mausoleo dell’imperatore Adriano e trasformato nei secoli in
fortezza, residenza papale, prigione di Stato e presidio militare per poi diventare
Museo Nazionale nel 1925, Castel Sant’Angelo è il luogo ideale per accogliere
questo racconto.
Le collezioni si sono formate nel corso del Novecento attraverso
acquisizioni, donazioni e trasferimenti da altri istituti. Tra gli apporti più
significativi figurano la raccolta del collezionista Umberto Zanvettori,
acquisita nel 1927, i pezzi provenienti dal conoscitore Remo Fedi negli anni
Trenta e Quaranta del Novecento e numerosi manufatti giunti da Palazzo Venezia,
dal Bargello, dal Museo Artistico Industriale di Roma e da Capodimonte.
Il percorso espositivo si snoda in sei sale e attraversa oltre un
millennio di storia, proponendo una lettura per temi ed epoche: il mondo eroico
medievale, i grandi committenti del Rinascimento, le corti e le marine del
Seicento, la rivoluzione delle armi da fuoco.
Tra i pezzi che il visitatore incontrerà lungo il percorso figurano gli
elmi corinzi del VI e V secolo a.C., i reperti più antichi esposti; l’elmetto
con visiera a ventaglia forse appartenuto a Roberto Sanseverino, condottiero al
servizio della Repubblica di Venezia caduto a Calliano nel 1487, presentato
accanto a una riproduzione della sua lastra tombale conservata nel Duomo di
Trento; una rara Hakenbüchse tedesca del primo Cinquecento, tra le prime
armi da fuoco destinate a trasformare le tecniche di guerra; le armature legate
alle grandi dinastie italiane, tra cui il corsaletto da barriera del cardinale
Odoardo Farnese attribuito al celebre armoraro Pompeo della Cesa e il morione
della guardia personale di Pierluigi Farnese.
Nella sezione dedicata alla tradizione Medici si segnala, invece, grazie
al prestito del Museo Nazionale del Bargello di Firenze, il ricongiungimento di
un petto con la croce di Malta a due pregiate manopole della collezione di
Castel Sant’Angelo riconosciute e restaurate come parte di una medesima armatura
realizzata per il giovane Giovan Carlo de’ Medici (1611–1663), presentata in
dialogo con il suo ritratto proveniente dalle collezioni delle Gallerie degli
Uffizi.
Non mancano le armi utilizzate dalle milizie pontificie, quelle
riferibili alla tradizione milanese, napoletana e veneziana, fino alla scatola
del revolver donato nel 1864 a Giuseppe Garibaldi dalla scrittrice Caroline
Giffard Phillipson, testimonianza dell’ammirazione che la figura di Garibaldi
suscitava nel mondo anglosassone.
«Panopliæ – commenta Luca Mercuri, Direttore del Pantheon e Castel
Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma – nasce dalla volontà
di restituire a Castel Sant’Angelo una delle funzioni che ne hanno
caratterizzato la storia museale: le armi tornano infatti negli spazi
dell’Armeria, riallacciando il legame tra le collezioni e il monumento che le
ospita. La mostra è il risultato di un importante lavoro di studio, ricerca e
restauro delle raccolte conservate nei depositi, oggi nuovamente accessibili al
pubblico. Castel Sant’Angelo, fortezza e presidio militare al centro di vicende
cruciali come il Sacco di Roma del 1527, rappresenta il contesto ideale per
raccontare il mondo di corti, dinastie e conflitti cui molti degli oggetti
esposti rimandano. La riapertura delle Sale Farnesiane completa questo
percorso, restituendo ambienti che tornano a raccontare la propria storia
attraverso il dialogo tra architetture, arredi e opere d’arte.»
I restauri – condotti da Merj Nesi per
l’occasione e, precedentemente, da Antonio Mignemi, Nicola Salvioli e Mari
Yanagashita – hanno consentito il recupero di nuclei di grande pregio, dei
quali è stata ricostruita la provenienza, restituendo alle raccolte di Castel
Sant’Angelo un rilievo di assoluto significato anche in un contesto di
straordinaria ricchezza quale è Roma.
La riapertura delle Sale Farnesiane
Contestualmente riaprono al pubblico le Sale Farnesiane, parte
dell’appartamento fatto realizzare da papa Paolo III Farnese negli anni
Quaranta del Cinquecento. Le sale sono state oggetto di interventi
conservativi, di ritinteggiatura e di un nuovo allestimento. Nelle sale di
Amore e Psiche e del Perseo che affiancano la sala di maggior rappresentanza –
la Sala Paolina – si è voluta rievocare la funzione originaria degli ambienti all’interno
dell’appartamento papale. Arredi, dipinti e oggetti d’epoca ricostruiscono
l’atmosfera di una residenza rinascimentale, restituendo alle stanze la loro
identità storica, concependo gli spazi come period rooms secondo i più
moderni criteri museografici.
La Sala di Amore e Psiche, tradizionalmente interpretata come camera da
letto del pontefice, è oggi allestita come una camera rinascimentale: al centro
si trova un grande letto da pompa in noce di manifattura romana con stemma
Farnese, affiancato da un inginocchiatoio per la preghiera privata, un leggio,
un tabernacolo con crocifisso e una cassettiera in radica di noce. Alle pareti
figurano opere di grande pregio come Il Bagno di Dosso Dossi e la Giovane
donna con unicorno di Luca Longhi, nella quale molti riconoscono i tratti
di Giulia Farnese, la celebre “Giulia la Bella”, sorella di Paolo III.
La Sala del Perseo, probabile studiolo privato di Paolo III, è invece
dedicata alla dimensione dello studio e della rappresentazione del potere. Una
copia del ritratto di Pierluigi Farnese campeggia al centro sopra una scrivania
corredata da orologio a quattro clessidre, calamaio, mortaio, campanello e
cofanetto in ferro. Lungo le pareti si dispongono cassoni senesi intagliati, un
armadio da sacrestia e una spinetta emiliana dipinta del 1540 circa. Domina
l’ambiente il San Girolamo nella selva di Lorenzo Lotto, uno dei
capolavori delle collezioni del museo. Insieme restituiscono al visitatore
l’atmosfera di una residenza pontificia del Cinquecento.
Le altre due sale dell’appartamento papale riaperte, la Sala
dell’Adrianeo e la Sala dei Festoni, utilizzate nell’Ottocento come segrete
pontificie per detenuti e successivamente riscoperte, accolgono alcune delle
opere più importanti della collezione permanente di Castel Sant’Angelo, tra cui
una pala di Luca Signorelli, il Polittico della bottega degli Zavattari,
sculture devozionali e affreschi staccati provenienti da antichi edifici romani
oggi trasformati o scomparsi.
Molti degli arredi e degli oggetti esposti provengono dalle storiche
donazioni di Mario Menotti, che nel 1916 contribuì in modo determinante alla
formazione delle raccolte del Castello, e da quelle effettuate nel 1928 dalla
famiglia di mercanti d’arte Contini Bonacossi.
Con Panopliæ e la riapertura delle Sale Farnesiane, Castel
Sant’Angelo prosegue il percorso di valorizzazione delle proprie collezioni e
dei propri spazi storici, restituendo al pubblico ambienti, opere e racconti
che contribuiscono a rendere più leggibile e coinvolgente la complessa storia
del monumento.
Posizione
Castel Sant'Angelo
Lungotevere Castello, 50 - 00193 Roma (RM)