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#Dantedì ...così di contra quel del gran Giovanni...
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Descrizione
La Direzione regionale Musei Campania aderisce al Dantedì, la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri.
Per l’occasione i musei ricorderanno la figura del Sommo poeta con opere d’arte che richiamano i luoghi, i personaggi e le vicende narrate nella Divina Commedia per raccontare quanto Dante si sia ispirato a personaggi, miti e simboli dell’antichità e nel corso dei secoli, abbia segnato profondamente tutte le espressioni culturali e artistiche dell’identità italiana.
Il sommo Poeta è il simbolo della cultura e della lingua italiana, ricordarlo insieme sarà un modo per unire ancora di più il Paese in questo momento difficile, condividendo versi dal fascino senza tempo.La Cappella, dedicata a san Giovanni Battista nella Chiesa della Certosa di San Martino fu affrescata da Massimo Stanzione tra il 1642 e il 1647.
In particolare nella volta possiamo ammirare la scena della discesa di Cristo al Limbo: una rappresentazione di scorcio potentissima con Cristo che tende la mano a Giovanni Battista. Il dipinto di Stanzione ricorda l’episodio descritto da Dante nel XXXII Canto del Paradiso. Dante giunge tra i Beati della Candida Rosa tra i quali si trova Giovanni che soffrì il deserto ed il martirio e rimase nel limbo due anni prima di essere condotto in Paradiso:
così di contra quel del gran Giovanni,
che sempre santo ’l diserto e ’l martiro
sofferse, e poi l’inferno da due anni
(Paradiso Canto 32 vv. 31-33)
Virgilio parla a Dante del limbo e gli spiega che chi si trova in questo luogo non soffre per aver commesso colpe ma vive nel desiderio eternamente inappagato di vedere Dio. Quindi Dante chiede:
"Dimmi, maestro mio, dimmi, segnore",
comincia’ io per volere esser certo
"uscicci mai alcuno, o per suo merto
o per altrui, che poi fosse beato?".
E quei che ’ntese il mio parlar coverto,
rispuose: "Io era nuovo in questo stato,
quando ci vidi venire un possente,
con segno di vittoria coronato.
Trasseci l’ombra del primo parente,
d’Abèl suo figlio e quella di Noè,
di Moïsè legista e ubidente;
Abraàm patrïarca e Davìd re,
Israèl con lo padre e co’ suoi nati
e con Rachele, per cui tanto fé,
e altri molti, e feceli beati.
E vo’ che sappi che, dinanzi ad essi,
spiriti umani non eran salvati".
( Inferno: Canto IV vv. 46-61)
Appuntamento sui nostri social con #Dantedì e #IoleggoDante!
Per l’occasione i musei ricorderanno la figura del Sommo poeta con opere d’arte che richiamano i luoghi, i personaggi e le vicende narrate nella Divina Commedia per raccontare quanto Dante si sia ispirato a personaggi, miti e simboli dell’antichità e nel corso dei secoli, abbia segnato profondamente tutte le espressioni culturali e artistiche dell’identità italiana.
Il sommo Poeta è il simbolo della cultura e della lingua italiana, ricordarlo insieme sarà un modo per unire ancora di più il Paese in questo momento difficile, condividendo versi dal fascino senza tempo.La Cappella, dedicata a san Giovanni Battista nella Chiesa della Certosa di San Martino fu affrescata da Massimo Stanzione tra il 1642 e il 1647.
In particolare nella volta possiamo ammirare la scena della discesa di Cristo al Limbo: una rappresentazione di scorcio potentissima con Cristo che tende la mano a Giovanni Battista. Il dipinto di Stanzione ricorda l’episodio descritto da Dante nel XXXII Canto del Paradiso. Dante giunge tra i Beati della Candida Rosa tra i quali si trova Giovanni che soffrì il deserto ed il martirio e rimase nel limbo due anni prima di essere condotto in Paradiso:
così di contra quel del gran Giovanni,
che sempre santo ’l diserto e ’l martiro
sofferse, e poi l’inferno da due anni
(Paradiso Canto 32 vv. 31-33)
Virgilio parla a Dante del limbo e gli spiega che chi si trova in questo luogo non soffre per aver commesso colpe ma vive nel desiderio eternamente inappagato di vedere Dio. Quindi Dante chiede:
"Dimmi, maestro mio, dimmi, segnore",
comincia’ io per volere esser certo
di quella fede che vince ogne errore:
o per altrui, che poi fosse beato?".
E quei che ’ntese il mio parlar coverto,
rispuose: "Io era nuovo in questo stato,
quando ci vidi venire un possente,
con segno di vittoria coronato.
Trasseci l’ombra del primo parente,
d’Abèl suo figlio e quella di Noè,
di Moïsè legista e ubidente;
Abraàm patrïarca e Davìd re,
Israèl con lo padre e co’ suoi nati
e con Rachele, per cui tanto fé,
e altri molti, e feceli beati.
E vo’ che sappi che, dinanzi ad essi,
spiriti umani non eran salvati".
( Inferno: Canto IV vv. 46-61)
Appuntamento sui nostri social con #Dantedì e #IoleggoDante!
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-04-14 18:03:30 / Ultimo aggiornamento 2020-04-14 18:03:30
Posizione
Certosa e Museo di San Martino
Largo San Martino, 5 - 80129 Napoli (NA)
Contatti
- Tel
- +39 081 2294502
- pm-cam.sanmartino@beniculturali.it
Responsabile: