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#Dantedì alla Certosa e Museo di San Martino!
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Descrizione
La Direzione regionale Musei Campania aderisce al Dantedì, la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri.
Per l’occasione i musei ricorderanno la figura del Sommo Poeta con opere d’arte che richiamano i luoghi, i personaggi e le vicende narrate nella Divina Commedia, per raccontare quanto Dante si sia ispirato a personaggi, miti e simboli dell’antichità e, nel corso dei secoli, abbia segnato profondamente tutte le espressioni culturali e artistiche dell’identità italiana.
Il sommo Poeta è il simbolo della cultura e della lingua italiana, ricordarlo insieme sarà un modo per unire ancora di più il Paese in questo momento difficile, condividendo versi dal fascino senza tempo.
La Certosa e Museo di San Martino omaggia Dante Alighieri con uno straordinario altorilievo custodito nei Sotterranei gotici della Certosa, singolarmente attuale oggi nel giorno della sua ricorrenza, che rimanda alla scena realisticamente scolpita nel marmo nel primo girone del Purgatorio:
L’angel che venne in terra col decreto
de la molt’anni lagrimata pace,
ch’aperse il ciel del suo lungo divieto,
dinanzi a noi pareva sì verace
quivi intagliato in un atto soave,
che non sembiava imagine che tace.
Giurato si saria ch’el dicesse ’Ave!’;
perché iv’era imaginata quella
ch’ad aprir l’alto amor volse la chiave;
e avea in atto impressa esta favella
’Ecce ancilla Deï’, propriamente
come figura in cera si suggella.
(Purgatorio, Canto X, 34-45)
Si tratta di un imponente altorilievo in marmo bianco raffigurante appunto l’Annunciazione, scolpito dallo scultore Francesco Cassano nel 1603 per la cappella Spinelli di Seminara nella Basilica dello Spirito Santo a Napoli, come ci attesta un documento di pagamento della contessa Spinelli a “Francesco Cassano scultore, a buon conto della istoria de scultura dell’Annuntiatione che fa nella Chiesa dello Spirito Santo in una sua cappella”.
Costituito da due grandi lastre di marmo affiancate, in origine faceva probabilmente parte di una pala d’altare definita da una struttura architettonica, come lascia intendere la coppia di colonne che inquadra la scena sacra. In epoca imprecisata, ma forse nel corso del XVIII secolo durante i lavori di rifacimento della basilica, l’Annunciazione fu spostata dalla cappella originaria, situata in posizione privilegiata presso l’altare maggiore, ad un vestibolo presso l’ingresso secondario dell’edificio sacro.
La composizione, calibrata e rigorosa nell’articolazione degli spazi, rimanda alle prospettiche Annunciazioni fiorentine dei della Robbia o del Ghirlandaio, così come tutti i dettagli, ad incominciare dagli elementi architettonici (le colonne e la parasta con motivi vegetali che divide la scena e sulla quale quasi plana la colomba dello Spirito Santo, la balaustra oltre la quale si apre uno sfondo alberato), a quelli di arredo della scena, come il grande vaso di gigli sul pavimento tra le due figure, l’ornato leggio con testa di putto, il tendaggio pieghettato alle spalle della Vergine. A questo revival arcaizzante si aggiunge la cura particolare che il nostro maestro ha riversato nella morbida definizione dei volumi dei due personaggi sacri, le cui vesti sono attraversate da ampi e armonici drappeggi.
Appuntamento sui nostri social con il #Dantedì e #IoleggoDante !
Per l’occasione i musei ricorderanno la figura del Sommo Poeta con opere d’arte che richiamano i luoghi, i personaggi e le vicende narrate nella Divina Commedia, per raccontare quanto Dante si sia ispirato a personaggi, miti e simboli dell’antichità e, nel corso dei secoli, abbia segnato profondamente tutte le espressioni culturali e artistiche dell’identità italiana.
Il sommo Poeta è il simbolo della cultura e della lingua italiana, ricordarlo insieme sarà un modo per unire ancora di più il Paese in questo momento difficile, condividendo versi dal fascino senza tempo.
La Certosa e Museo di San Martino omaggia Dante Alighieri con uno straordinario altorilievo custodito nei Sotterranei gotici della Certosa, singolarmente attuale oggi nel giorno della sua ricorrenza, che rimanda alla scena realisticamente scolpita nel marmo nel primo girone del Purgatorio:
L’angel che venne in terra col decreto
de la molt’anni lagrimata pace,
ch’aperse il ciel del suo lungo divieto,
dinanzi a noi pareva sì verace
quivi intagliato in un atto soave,
che non sembiava imagine che tace.
Giurato si saria ch’el dicesse ’Ave!’;
perché iv’era imaginata quella
ch’ad aprir l’alto amor volse la chiave;
e avea in atto impressa esta favella
’Ecce ancilla Deï’, propriamente
come figura in cera si suggella.
(Purgatorio, Canto X, 34-45)
Si tratta di un imponente altorilievo in marmo bianco raffigurante appunto l’Annunciazione, scolpito dallo scultore Francesco Cassano nel 1603 per la cappella Spinelli di Seminara nella Basilica dello Spirito Santo a Napoli, come ci attesta un documento di pagamento della contessa Spinelli a “Francesco Cassano scultore, a buon conto della istoria de scultura dell’Annuntiatione che fa nella Chiesa dello Spirito Santo in una sua cappella”.
Costituito da due grandi lastre di marmo affiancate, in origine faceva probabilmente parte di una pala d’altare definita da una struttura architettonica, come lascia intendere la coppia di colonne che inquadra la scena sacra. In epoca imprecisata, ma forse nel corso del XVIII secolo durante i lavori di rifacimento della basilica, l’Annunciazione fu spostata dalla cappella originaria, situata in posizione privilegiata presso l’altare maggiore, ad un vestibolo presso l’ingresso secondario dell’edificio sacro.
La composizione, calibrata e rigorosa nell’articolazione degli spazi, rimanda alle prospettiche Annunciazioni fiorentine dei della Robbia o del Ghirlandaio, così come tutti i dettagli, ad incominciare dagli elementi architettonici (le colonne e la parasta con motivi vegetali che divide la scena e sulla quale quasi plana la colomba dello Spirito Santo, la balaustra oltre la quale si apre uno sfondo alberato), a quelli di arredo della scena, come il grande vaso di gigli sul pavimento tra le due figure, l’ornato leggio con testa di putto, il tendaggio pieghettato alle spalle della Vergine. A questo revival arcaizzante si aggiunge la cura particolare che il nostro maestro ha riversato nella morbida definizione dei volumi dei due personaggi sacri, le cui vesti sono attraversate da ampi e armonici drappeggi.
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-04-14 18:03:30 / Ultimo aggiornamento 2020-04-14 18:03:30
Posizione
Certosa e Museo di San Martino
Largo San Martino, 5 - 80129 Napoli (NA)
Contatti
- Tel
- +39 081 2294502
- pm-cam.sanmartino@beniculturali.it
- Website
- http://polomusealecampania.beniculturali.it/index.php
Responsabile: