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#Dantedì al Museo archeologico di Calatia!
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Descrizione
La Direzione regionale Musei Campania aderisce al Dantedì, la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri.
Per l’occasione i musei ricorderanno la figura del Sommo Poeta con opere d’arte che richiamano i luoghi, i personaggi e le vicende narrate nella Divina Commedia, per raccontare quanto Dante si sia ispirato a personaggi, miti e simboli dell’antichità e quanto, nel corso dei secoli, abbia segnato profondamente tutte le espressioni culturali e artistiche dell’identità italiana.
Il Sommo Poeta è il simbolo della cultura e della lingua italiana, ricordarlo insieme sarà un modo per unire ancora di più il Paese in questo momento difficile, condividendo versi dal fascino senza tempo.
Il Museo archeologico di Calatia omaggia Dante Alighieri con una statua di Apollo Citaredo, conservata nelle sue collezioni, che ci rimanda al Canto I del Paradiso.
Accingendosi ad iniziare l’ultima cantica della sua opera, Dante invoca l’aiuto del dio Apollo, non ritenendo più sufficiente quello delle Muse. Il dio pagano dovrà ispirarlo col suo canto, come fece quando vinse il satiro Marsia, permettendo a Dante di affrontare l'alta materia del Paradiso e meritare così l'alloro poetico:
O buono Appollo, a l’ultimo lavoro
fammi del tuo valor sì fatto vaso,
come dimandi a dar l’amato alloro.
Infino a qui l’un giogo di Parnaso
assai mi fu; ma or con amendue
m’è uopo intrar ne l’aringo rimaso.
Entra nel petto mio, e spira tue
sì come quando Marsïa traesti
de la vagina de le membra sue.
O divina virtù, se mi ti presti
tanto che l’ombra del beato regno
segnata nel mio capo io manifesti,
vedra’ mi al piè del tuo diletto legno
venire, e coronarmi de le foglie
(Paradiso I, 13-27)
Apollo, dio di tutte le Arti, simboleggiate dalle nove Muse del suo corteggio, è raffigurato in questa statua, che ha una dimensione più piccola del naturale, all’impiedi mentre regge la cetra col braccio sinistro, tenendola accostata al fianco. La divinità indossa una tunica panneggiata lunga fino ai piedi, su cui si sovrappone una veste più corta stretta in vita da una sottile cintura; sulla spalla sinistra è appoggiato un mantello che scende fino al polpaccio. La gamba destra, piegata e leggermente avanzata, lascia intuire l’incedere calmo e solenne del dio.
La statua, rinvenuta priva della testa, faceva forse parte della decorazione scultorea di un piccolo edificio per spettacoli che si trovava lungo la via Appia. Il luogo era caratterizzato dalla presenza di un nucleo abitativo che fungeva da stazione di ristoro e di cambio per i cavalli, la Statio ad Novas, che oggi rientra nel territorio di Santa Maria a Vico.
Appuntamento sui nostri social con il #Dantedì e #IoleggoDante !
Per l’occasione i musei ricorderanno la figura del Sommo Poeta con opere d’arte che richiamano i luoghi, i personaggi e le vicende narrate nella Divina Commedia, per raccontare quanto Dante si sia ispirato a personaggi, miti e simboli dell’antichità e quanto, nel corso dei secoli, abbia segnato profondamente tutte le espressioni culturali e artistiche dell’identità italiana.
Il Sommo Poeta è il simbolo della cultura e della lingua italiana, ricordarlo insieme sarà un modo per unire ancora di più il Paese in questo momento difficile, condividendo versi dal fascino senza tempo.
Il Museo archeologico di Calatia omaggia Dante Alighieri con una statua di Apollo Citaredo, conservata nelle sue collezioni, che ci rimanda al Canto I del Paradiso.
Accingendosi ad iniziare l’ultima cantica della sua opera, Dante invoca l’aiuto del dio Apollo, non ritenendo più sufficiente quello delle Muse. Il dio pagano dovrà ispirarlo col suo canto, come fece quando vinse il satiro Marsia, permettendo a Dante di affrontare l'alta materia del Paradiso e meritare così l'alloro poetico:
O buono Appollo, a l’ultimo lavoro
fammi del tuo valor sì fatto vaso,
come dimandi a dar l’amato alloro.
Infino a qui l’un giogo di Parnaso
assai mi fu; ma or con amendue
m’è uopo intrar ne l’aringo rimaso.
Entra nel petto mio, e spira tue
sì come quando Marsïa traesti
de la vagina de le membra sue.
O divina virtù, se mi ti presti
tanto che l’ombra del beato regno
segnata nel mio capo io manifesti,
vedra’ mi al piè del tuo diletto legno
venire, e coronarmi de le foglie
che la materia e tu mi farai degno.
Apollo, dio di tutte le Arti, simboleggiate dalle nove Muse del suo corteggio, è raffigurato in questa statua, che ha una dimensione più piccola del naturale, all’impiedi mentre regge la cetra col braccio sinistro, tenendola accostata al fianco. La divinità indossa una tunica panneggiata lunga fino ai piedi, su cui si sovrappone una veste più corta stretta in vita da una sottile cintura; sulla spalla sinistra è appoggiato un mantello che scende fino al polpaccio. La gamba destra, piegata e leggermente avanzata, lascia intuire l’incedere calmo e solenne del dio.
La statua, rinvenuta priva della testa, faceva forse parte della decorazione scultorea di un piccolo edificio per spettacoli che si trovava lungo la via Appia. Il luogo era caratterizzato dalla presenza di un nucleo abitativo che fungeva da stazione di ristoro e di cambio per i cavalli, la Statio ad Novas, che oggi rientra nel territorio di Santa Maria a Vico.
Appuntamento sui nostri social con il #Dantedì e #IoleggoDante !
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-04-14 18:03:30 / Ultimo aggiornamento 2020-04-14 18:03:30
Posizione
Museo archeologico nazionale di Calatia
Via Caudina, 353 - 81024 Maddaloni (CE)
Contatti
- Tel
- +39 0823 200065
- pm-cam.maddaloni@beniculturali.it
- Website
- http://polomusealecampania.beniculturali.it/index.php
Responsabile: