Rievocazione medievale al Castello Piccolomini di Ortucchio
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Descrizione
CENNI
STORICI DI ORTUCCHIO:
Ortucchio era una piccola isola all'estremità sud-orientale del lago Fucino paragonata, dall'umanista Pietro Marso, all'isoletta di Ortigia (Siracusa). Come tutta l'area del Fucino, anche la fascia montuosa limitrofa a Ortucchio risulta abitata sin dall'epoca preistorica da piccoli nuclei familiari che trovarono riparo in alcune grotte nelle quali sono stati effettuati importanti ritrovamenti archeologici. Successivamente gli insediamenti umani si spostarono verso valle, dove vennero costruiti villaggi di palafitte in prossimità delle rive lacustri. Nel I° millennio a.C. sulle sponde del lago fucense si stanziarono i Marsi, popolazione italica di lingua osco-umbra, che si guadagnò fama di grande valore militare ma che a causa della politica espansionistica di Roma rimase coinvolta suo malgrado nelle Guerre Sannitiche (dal 343 a.C. al 290 a.C.); dopo aver dato vita a una confederazione schierata contro i Romani insieme ai Vestini, ai Peligni e ai Marrucini, i Marsi furono indotti dall'evidente supremazia dell'esercito romano a non unirsi alla Lega Sannitica e stipularono quindi un trattato di pace nel 304 a.C. con il quale conservarono ampi margini di autonomia interna, come popolo alleato e non già sottomesso. I valorosi guerrieri marsi affiancarono così gli alleati nel corso delle Guerre Puniche, ma il rapporto tra i due popoli fu instabile, intervallato da improvvise ribellioni che costringevano Roma a duri interventi repressivi. La rivolta più grave delle popolazioni fucensi, portò, nel 91 a.C., allo scoppio della Guerra sociale – detta non a caso Bellum marsicum - che coinvolse quasi tutta la penisola e gettò Roma nella guerra civile tra Mario e Silla. La rivolta degli alleati italici fu poi sedata dal console Gaio Mario con la concessione della cittadinanza romana a tutti i popoli confederati. Il declino che seguì alla caduta dell’Impero Romano è facilmente immaginabile: tuttavia, a partire dal IX secolo, i documenti attestano la presenza di vicini centri castellati come Castulum (sorto su un colle posto nel pendio roccioso del versante fucense di Monte Pietrascritta), insediamenti fortificati d’altura nati ad opera dei nuovi feudatari franchi che sostituirono gli sconfitti gastaldi longobardi e con i quali ebbe principio, a partire dall’anno 859, la serie dei Comites Marsorum. Al precoce fenomeno dell’incastellamento si contrappone la testimonianza, tramandata dal celebre “Regesto Farfense”, di una miriade di possedimenti rurali serviti da chiese che evidenziano una forma di organizzazione e sfruttamento del territorio legata al sistema curtense, molto in voga sotto la dominazione longobarda, basato su fundi (ville-latifondi) di tradizione tardo-antica. Ortucla era in quel periodo una domus cultilis cum oratorio, cioè un modesto gruppo di edifici addossato alla chiesa di Santa Maria (oggi Santuario di Sant’Orante), costruita sulla sommità del colle nell’VIII secolo ricalcando come modello stilistico l’abbazia madre di Farfa. Sui pendii nord-est (dove ora si trovano il municipio e il Castello Piccolomini) non c'era altro che terreni coltivati. La contea dei Marsi seguì le vicende politiche e amministrative del territorio abruzzese, subendo prima l’occupazione degli Svevi; quindi, assoggettata alla casata degli Angiò, entrò a far parte dell’amministrazione dell’Abruzzo Ulteriore nel 1273. Nell’elenco dei focularia angioini (i focolari, cioè i nuclei familiari cui era imposto il pagamento di tasse), Castulum risulta tassato per 23 fuochi, risultando quindi preminente su Ortucla. Ma sul finire del Duecento Ortucchio entrò nei possedimenti dei Conti di Celano: Ruggero II da Celano impiantò sul colle di Ortigia una torre quadrata portuale e tra il 1356 e il 1380 i suoi successori provvidero ad erigere un sistema di mura con torrette rettangolari "a scudo" e costruendo la torre-mastio sommitale a pianta quadrata. La costruzione del castello vero e proprio iniziò nel 1392 su commissione di Pietro Berardi, anch’egli conte di Celano, che costruì il piano primo con le torri quadrangolari fino al marcapiano e il cortile interno alle mura, dotandolo del loggiato con arcature. Nel 1451, Leonello Acclozzamora I, duca di Bari (noto anche col nome di Lionello Accrocciamuro) divenuto conte di Celano a seguito delle nozze con Jacovella da Celano, proseguì l'opera del predecessore, erigendo il piano nobile del castello con il camminamento sommitale di ronda e innalzando le quattro torri d'angolo fino all'altezza attuale; si occupò inoltre di fortificare le mura del recinto aumentandone lo spessore per poter resistere alle micidiali bombarde a polvere da sparo che erano state inventate e messe a punto in quel periodo.
VICENDE
DEL CASTELLO:
Il Castello Piccolomini costituisce uno degli esempi più importanti di struttura fortificata di epoca medievale. Le possenti mura perimetrali e il resto delle componenti strutturali, denunciano la sua originaria funzione difensiva, il che favorì lo spostamento degli abitanti dei villaggi circostanti nelle vicinanze del porto; tra questi villaggi si ricordano San Quirico, Pozzo, Manno, Cirmo, Torricella, Casamurata e Arciprete. Successivamente la torre fu divisa dal paese con la creazione di un fossato e l’edificazione di un recinto quadrato dotato di torri ad “u” e di una peschiera interna. Il perimetro murario permetteva alle acque di defluire su entrambi i lati del castello e di potervi accedere dalla darsena interna con un’ampia apertura ad arco, dotata di saracinesca di chiusura e protetta da una grande feritoia circolare per cannone, orientata verso il lago. Dopo la morte di Lionello, il castello, nelle mani di Ruggerotto, ultimo dei Conti di Celano e della lunga dinastia dei Conti Marsi, fu luogo di prigionia di Jacovella da Celano, vedova dell’Accrocciamuro e madre di Ruggerotto. Seguirono gli avvenimenti legati alla battaglia per il possesso del feudo di Celano, conteso dai Piccolomini e da Ruggerotto, periodo a cui si deve la fine del “primitivo" castello. Questo fu infatti conquistato e distrutto dalle truppe di Napoleone Orsini, al servizio di Pio II Piccolomini. Durante la lotta tra il Papa e Ruggerotto, quest’ultimo perse la vita, e sia il feudo di Ortucchio che la Contea di Celano vennero ceduti, nel 1446, dal Papa a suo nipote, Antonio Piccolomini, il quale sposò nel 1461 Maria D’Aragona. Il dominio dei Piccolomini durò 130 anni e fu contrassegnato da un grande sviluppo artistico e culturale. In quest'epoca il castello subì notevoli modifiche e ristrutturazioni; le mura perimetrali furono raddoppiate e quattro torri rotonde sostituirono le precedenti per irrobustirne il perimetro difensivo. I lavori terminarono nel 1488 come testimonia l’iscrizione posta all’entrata del castello. Gli interventi voluti dai Piccolomini sono riconoscibili dal simbolo della mezza luna scolpita sulla pietra. Il mastio rappresentava una difesa non solo dai nemici che venivano dal lago, ma permetteva di controllare anche gli abitanti, costretti all’obbedienza per la brutale politica fiscale imposta. La medesima finalità guidò il progetto con il quale le strade del paese vennero disegnate a raggera, rispetto alla posizione della rocca. Dal 1504 cominciò la dominazione spagnola: la città dovette ospitare una guarnigione di soldati che mise in atto una politica di sfruttamento degli abitanti e questo fenomeno contribuì alla nascita del brigantaggio locale. A questa situazione si aggiunsero la peste e disagi notevoli legati alle continue inondazioni del lago del Fucino. Nel 1819 ci fu un’esondazione ricordata dagli annali, durante la quale Ortucchio venne completamente sommersa dalle acque, assumendo di nuovo le caratteristiche di un’isola, tanto da costringere i pastori a praticare la loro attività con l’ausilio di imbarcazioni. La morfologia territoriale era destinata a mutare radicalmente, quando nel 1865 fu firmata la delibera per la bonifica del lago del Fucino da parte di una società anonima di Roma, facente capo ad Alessandro Torlonia che acquisì il titolo di Principe proprio per via della realizzazione della titanica opera di drenaggio delle acque lacustri. Con il prosciugamento del Fucino, Torlonia entrava in possesso di tutti i terreni bonificati, tradendo così le aspettative della popolazione. Man mano la rocca perse le funzioni militari e fu abbandonata, il fossato fu interrato e una torre demolita, con l’intento di aprirvi una piazza da destinarsi al mercato del bestiame. Nel 1915 un violento terremoto rase al suolo Ortucchio e il castello subì ingenti danni. Un importante lavoro di restauro fu realizzato in due lotti, tra il 1963 e il 1976.
Posizione
Castello Piccolomini
Piazza Castello - 67050 Ortucchio (AQ)
Contatti
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