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Salvo il cretto di Burri a Gibellina: dal lotto arriva 1,1 mln
Testo del comunicato
Infestato dalle erbe, lesionato, minacciato dalle infiltrazioni d’acqua ma forse salvo. Il ministero dei Beni culturali ha messo a disposizione un milione e 100 mila euro per restaurare il gigantesco cretto che Alberto Burri realizzò sul luogo in cui sorgeva il vecchio paese di Gibellina prima che venisse distrutto nel 1968 dal terremoto del Belice. La somma, che fa parte del fondo Lotto, dovrebbe essere accreditata nelle prossime settimane nelle casse della Regione Sicilia. Per quella che coi suoi 65 mila metri quadrati è l’opera d’arte contemporanea più grande d’Europa, nei mesi scorsi si erano mobilitati decine di personalità del mondo della cultura, da Claudio Abbado a Franco Battiato, da Mario Martone a Renzo Piano. Tutti uniti per chiedere all’allora ministro Sandro Bondi e al presidente della giunta siciliana, Raffaele Lombardo di salvare dal degrado il cretto e di completarne la realizzazione (il progetto originario di Burri prevedeva che l’opera si estendesse su 95 mila metri quadrati). Di qui la decisione del Collegio romano di recuperare i fondi necessari all’intervento di restauro a salvaguardia del cretto fra quelli ottenuti con le giocate del lotto del mercoledì. La Regione Sicilia in un primo momento aveva fatto richiesta di 500 mila euro, in considerazione del fatto che col fondo Lotto solitamente arrivano per i beni culturali dell’isola due milioni. A causa dei tagli, però, il ministero ha deciso di finanziare un solo intervento. La giunta Lombardo ha così raddoppiato la richiesta di finanziamento.
Burri iniziò il suo lavoro nel 1985 colando calcestruzzo sulle macerie dell’antico paese di Gibellina, ricreando i vicoli e gli isolati che esistevano prima del terremoto. “Ma in molti punti lo spessore di copertura tra il ferro dell’armatura e il cemento a vista è saltato e così gli spigoli delle insulae risultano infiltrati dall’acqua - spiega al VELINO il direttore del museo Riso di Palermo, Sergio Alessandro, che un paio di anni fa commissionò all’università del capoluogo un progetto di restauro -. Inoltre il solaio di copertura in alcuni lotti presenta degli avvallamenti per l’assenza di macerie e le pareti a vista avrebbero bisogno di una pulitura particolare”. Lo studio dell’ateneo peloritano calcolava in meno di un milione e mezzo la cifra necessaria al restauro. Adesso la speranza è che sia finalmente possibile intervenire.
fonte dati: IL VELINO
Burri iniziò il suo lavoro nel 1985 colando calcestruzzo sulle macerie dell’antico paese di Gibellina, ricreando i vicoli e gli isolati che esistevano prima del terremoto. “Ma in molti punti lo spessore di copertura tra il ferro dell’armatura e il cemento a vista è saltato e così gli spigoli delle insulae risultano infiltrati dall’acqua - spiega al VELINO il direttore del museo Riso di Palermo, Sergio Alessandro, che un paio di anni fa commissionò all’università del capoluogo un progetto di restauro -. Inoltre il solaio di copertura in alcuni lotti presenta degli avvallamenti per l’assenza di macerie e le pareti a vista avrebbero bisogno di una pulitura particolare”. Lo studio dell’ateneo peloritano calcolava in meno di un milione e mezzo la cifra necessaria al restauro. Adesso la speranza è che sia finalmente possibile intervenire.
fonte dati: IL VELINO
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:19 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:19