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PRESENTAZIONE DEL REGGIO PARMA FESTIVAL
Testo del comunicato
Giovedì 14 aprile 2004 è stato presentato il Reggio Parma Festival 2005.
Due città, un solo grande festival. Accade a Reggio Emilia e a Parma dal 2002, in una striscia di territorio che in soli 28 chilometri concentra alcune delle maggiori istituzioni culturali italiane: a Parma, il Teatro Regio, il TeatroFestival, il Teatro Due, il RED - ReggioEmiliaDanza - e la Fondazione “I Teatri” a Reggio Emilia. Due città dove nel corso dell’anno l’offerta di cultura e di spettacoli autoprodotti è continua, di grande livello, seguita ed apprezzata dal pubblico locale. E’ questo il terreno su cui nasce il ReggioParmaFestival 2005. Due città vicine - esempio unico nel nostro paese - per il quarto anno uniscono in modo paritetico le loro forze per dar vita a una grande rassegna su quanto di meglio offrano oggi musica, teatro e danza, permettendo inoltre alle loro istituzioni culturali di commissionare e di proporre novità assolute per l’Italia. Perché il compito di un grande Festival come il ReggioParma è quello di proporre innovazione e sperimentazione, senza rinnegare le proprie radici.
Quest’anno più che mai il cartellone è una festa di novità. Gli eventi si snodano nell’arco di diciassette giorni, dal 13 al 29 maggio, mentre altri eventi paralleli ampliano l’orizzonte delle date e degli accadimenti con offerte non meno interessanti quanto più particolari e talvolta più di tendenza. Saltano agli occhi alcuni fili conduttori che emergono all’interno delle sezioni, o che le legano insieme: la multiculturalità, la fusione delle arti, l’utilizzo dei prestigiosi spazi cittadini non come mera scenografia ma come protagonisti a tutti gli effetti degli spettacoli, l’attenzione verso realtà artistiche finora misconosciute come quelle provenienti dall’Africa, il festival nel festival di danza brasiliana, la riflessione sulle maschere di Pulcinella e Arlecchino. Ma vale la pena di guardare più da vicino i programmi delle varie sezioni.
Data felicemente per scontata la presenza di Verdi, nume tutelare del territorio, a cui viene dedicata negli eventi principali della sezione opera una nuova edizione di Ernani e negli eventi paralleli una nuova sezione di Aida - un confronto diretto tra il Verdi giovanile e il Verdi maturo -; dati altrettanto per scontati i bei concerti di musica classica in uno dei luoghi più attenti a questo tipo di musica, appare invece quasi una provocazione il debutto accanto a questa della sezione jazz, per giunta jazz elettronico.
Ma se pensiamo che Stravinsky diceva che esistono solo due tipi di musica, quella bella e quella brutta, timbri che ad orecchie poco accorte potrebbero suonare come uno sberleffo si risolvono invece in un omaggio quanto mai rispettoso alle peculiarità del genius loci. Perché questi otto concerti sono quanto di meglio c’è al mondo - letteralmente - delle nuove tendenze del jazz. Otto concerti che attraverso strumenti, laptop, computer grafica miscelano a modo loro suoni, arti visive, danza e letteratura, accostando la siberiana Sainkho Namtchylak all’indiano Nitin Sawhney, ai Transglobal Underground Live - campioni del più estremo melting pot sonoro – a una grande voce “classica” come quella di Amii Stewart, che per una volta abbandona le rive sicure del pop, a uno dei maggiori jazzisti italiani, Flavio Boltro, alle esperienze uniche di fusione tra sufi ed elettronica di Mercan Dede, all’eclettismo di Karl Bartos, per concludere in bellezza con un grande concerto di Richard Galliano, considerato l’erede di Astor Piazzolla.
La sezione teatro è a sua volta un vero e proprio laboratorio internazionale, e non solo. Qui trionfa non solo il multilinguismo – spettacoli in italiano ma anche in francese, tedesco, fiammingo, sia pure con l’aiuto dei sovratitoli – ma trionfa soprattutto la stratificazione interculturale e interartistica dei messaggi, a cominciare dal trittico Villeggiatura (Polichinelleries), Una notte in biblioteca, Fuochi sparsi, tre lavori del duo Jean – Christophe Bailly e Serge Valletti, messi in scena da Gilberte Tsaï, scritti apposta per il ReggioParmaFestival e pensati per tre spazi parmigiani molto particolari: il fantasmagorico Teatro Farnese, la settecentesca Biblioteca Palatina e la pinacoteca della Fondazione Magnani Rocca. In altre parole, alcuni dei teatranti di maggior interesse della scena francese ripensano il patrimonio monumentale, librario e museale italiano non in termini scenografici, di mero contenitore dell’azione teatrale, quanto di contenuto imprescindibile dell’azione teatrale stessa, con la quale diventa una sorta di corpo unico. Il luogo, le parole e la rappresentazione, insomma, sono qui impossibili da separare, pena la dissoluzione di un organismo complesso e irripetibile. Al primo spettacolo del trittico, dedicato alla figura di Pulcinella vista attraverso i disegni che ad essa dedicò Giandomenico Tiepolo, fa da contraltare il workshop di Christian von Treskow su Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni, tenuto anche questo nello spazio folle e meraviglioso del seicentesco Teatro Farnese. A distanza di pochi giorni la scena francese e quella tedesca riflettono su due protagonisti dell’italianissima Commedia dell’Arte nel più strabiliante spazio teatrale del mondo.
Gli eventi paralleli della sezione teatro sono molti, e di vario interesse: da Sabenation, in prima italiana la storia sarcastica e crudele del fallimento della compagnia aerea Sabena, a L’oeil du cyclone, sempre in prima italiana la realtà africana narrata dall’Ymako Teatri attraverso l’incontro tra una avvocatessa benestante e un ex bambino-guerriero, a Ma Férolia, in prima europea, storia surreale del tentato rimpatrio clandestino di due emigranti clandestini, messa in scena dall’Ensemble Artistique de Lomé, fino al laboratorio di danza e architettura ispirato all’esperienza marsigliese di Le Corbusier realizzato a Parma dal Ballet National de Marseille in coproduzione con la Fondazione Teatro Due, Festival de Marseille, Theatre National de Marseille e l’Università IUAV di Venezia, facoltà di Design e Arti dal titolo La Cité Radieuse, al work in progress in sette scene su musiche di Franz Schubert Dove tu non sei di Nico and the Navigators di Nicola Hümpel.
Altrettanto eclettica la sezione danza, che propone un viaggio tra Brasile, Africa e Italia attraversando un oceano e tre continenti. Per una volta il Brasile non sarà rappresentato dalle immagini logore delle ragazze che esibiscono tutto quello che possono nel sambodromo di Rio, ma dalla sua anima più vera, dal crogiolo di razze africane, portoghesi e amerinde che ha dato vita ad una straordinaria varietà di musiche e danza. Uno sguardo su questa grande terra ricca di contraddizioni, un tentativo di esprimere, grazie a compagnie e coreografi, la vitalità, l’energia e la grande crescita della danza contemporanea di questo straordinario paese del continente sudamericano. Verranno in Italia per il ReggioParmaFestival le grandi compagnia di danza con sede nelle principali città brasiliane: il Balé da Cidade São Paulo, per la prima volta nel nostro paese, la Compagnia Lia Rodrigues – e qui ritorna il tema che attraversa come un filo rosso tutto il festival, quello della multidisciplinarietà, perché la coreografa presenta un lavoro ispirato ad Oskar Schlemmer e ad Italo Calvino – e infine il Balé Folclorico da Bahia, massima espressione dell’autentica anima folklorica del Brasile, un retaggio di immensa portata fatto di cultura amerinda, africana ed europea, a noi pressoché sconosciuto. La programmazione si rivolge anche all’Africa con la prima italiana della Compagnia Jant Bi, diretta da Germane Acogny, che incontra il Butoh, danza tradizionale giapponese, per proporre Fagaala, spettacolo sul tema del genocidio in Ruanda. L’Italia è rappresentata da Aterballetto, la principale compagnia italiana, che coproduce per il Festival, in prima assoluta, WAM e Omaggio al Brasile di Mauro Bigonzetti, un lavoro bifronte dedicato nella prima parte a Mozart (nel 2006 ricorrerà il 250° anniversario della nascita del compositore salisburghese: WAM è l’acronimo delle sue iniziali), nella seconda parte al paese sudamericano. Per proseguire il filone che lega l’Italia al Brasile ecco Artemis Danza con un lavoro in prima italiana frutto di una full immersion a Rio de Janeiro e quindi Enzo Cosimi, uno degli autori storici della nouvelle danse italiana degli anni ’80 del secolo appena passato, con uno spettacolo dedicato al Giappone contemporaneo che prende le mosse da La casa delle belle addormentate di Yasunari Kawabata, premio Nobel per la letteratura nel 1968.
Gli eventi paralleli che compongono la sezione danza, a partire dall’11 maggio renderanno protagonisti gli spazi urbani di Reggio Emilia attraverso spettacoli, performance, mostre, installazioni. Da sottolineare il defilé con oltre 1500 danzatori del 14 maggio, che si annuncia tanto spettacolare quanto coinvolgente, e le performances di capoeira durante il Remida Day del 15 maggio. La danza italiana è protagonista anche di altre due performances che animeranno il centro storico cittadino utilizzando l’Isolato San Rocco, Palazzo Busetti e la Chiesa di San Carlo, due progetti curati dalla Compagnia Virgilio Sieni Danza, coreografo della nouvelle vague italiana, sensibile al tema degli spazi e dell’architettura e dalla MMCompany di Michele Merola.
Ultimo in ordine di menzione, ma solo in quello, il primo degli eventi paralleli: l’Omaggio al Brasile e a Fabrizio De André, con Dori Ghezzi, Mario Brunello e gli Archi Italiani, musiche di Villa Lobos, testi di Fabrizio De André e Alvaro Mutis.
ALLEGATI:
Cartella Stampa
www.reggioparmafestival.com/
Ufficio Stampa MiBAC
Tel. 06-67232261-62