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LE VILLE IMPERIALI DEL LAZIO
Testo del comunicato
Pubblicato il numero di Dicembre di Forma Urbis – mensile archeologico sulle ville imperiali del Lazio, curato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio.
La Villa di Orazio a Licenza
Gli Imperatori a Praeneste
La Villa di Diomiziano a Sabaudia
La "Spelunca" di Tiberio a Sperlonga
Il fascicolo è attualmente in edicola e vi rimarrà fino a febbraio
Editoriale di Elena Calandra
Soprintendente per i Beni Archeologici del Lazio
L'idea di dedicare un fascicolo alle ville costituisce la naturale prosecuzione di quello precedente, mono- graficamente dedicato a Villa Adriana, e scaturisce dalla constatazione che uno dei temi portanti nell'a- rea tutelata dalla Soprintendenza per i Beni Archeo- logici del Lazio è rappresentato proprio dalle ville, imperiali e private. Esse sono per la verità assai nu- merose, ma si è ritenuto di proporre un percorso che si concentra solo su quelle aperte al pubblico, che sono, come immaginabile, le più imponenti e le me- glio conservate nell'ambito di un connettivo fittissimo di presenze anche molto significative, considerata la vicinanza a Roma e alla casa imperiale.
Le attestazioni inerenti le ville laziali, in effetti, ab- bracciano un arco cronologico che va dall'età repubblicana avanzata al tardoantico, come si desume dal- le fasi edilizie e dagli arredi scultorei, anche se non necessariamente la data del "contenitore" coincide con quella delle statue esposte. Esemplare è il caso, qui affrontato, della dimora di Sperlonga, che nella sua fase iniziale rivela un'unicità di ideazione dei pro- grammi scultorei, ascrivibili all'imperatore Tiberio, ma nel tempo si arricchisce e si integra di ulteriori scultu- re. L'apparato statuario delle ville deve anzi essere letto in continua evoluzione, per eredità, aggiunte, spostamenti, sostituzioni, il che getta luce su un aspet- to da non trascurare, e comprensibile analizzando in modo integrato tutti i materiali, dalla ceramica agli oggetti d'uso quotidiano: tutte le ville avevano una vita assai lunga, a partire da quelle degli imperatori, spesso legate dalla tradizione al solo nome di chi le abitò per primo, ma in realtà continuativamente occu- pate dai successori.
Tra le ville imperiali, oltre a quelle analizzate partita- mente di seguito, vanno infine citate, seguendo la cro- nologia dei regali occupanti, almeno quelle di Anzio (abitata da Augusto e da Nerone, ma anche dopo), di Nemi (riferibile a Caligola), di Subiaco (collegabi- le a Nerone), di Castelgandolfo (Albanum Domitiani, legata al nome di Domiziano, ma con attestazioni, discontinue, da Tiberio a Settimio Severo), di Lanuvio o più correttamente Genzano (usata dagli Antonini). Il fascicolo costituisce dunque un invito alla visita di dimore di indubbio impatto architettonico, sorte in paesaggi di rara bellezza, appannaggio e privilegio di pochi un tempo, oggi visitabili per tutti.
Calandra, Soprintendente per i Beni Archeologici del Lazio
La Villa di Orazio a Licenza
Gli Imperatori a Praeneste
La Villa di Diomiziano a Sabaudia
La "Spelunca" di Tiberio a Sperlonga
Il fascicolo è attualmente in edicola e vi rimarrà fino a febbraio
Editoriale di Elena Calandra
Soprintendente per i Beni Archeologici del Lazio
L'idea di dedicare un fascicolo alle ville costituisce la naturale prosecuzione di quello precedente, mono- graficamente dedicato a Villa Adriana, e scaturisce dalla constatazione che uno dei temi portanti nell'a- rea tutelata dalla Soprintendenza per i Beni Archeo- logici del Lazio è rappresentato proprio dalle ville, imperiali e private. Esse sono per la verità assai nu- merose, ma si è ritenuto di proporre un percorso che si concentra solo su quelle aperte al pubblico, che sono, come immaginabile, le più imponenti e le me- glio conservate nell'ambito di un connettivo fittissimo di presenze anche molto significative, considerata la vicinanza a Roma e alla casa imperiale.
Le attestazioni inerenti le ville laziali, in effetti, ab- bracciano un arco cronologico che va dall'età repubblicana avanzata al tardoantico, come si desume dal- le fasi edilizie e dagli arredi scultorei, anche se non necessariamente la data del "contenitore" coincide con quella delle statue esposte. Esemplare è il caso, qui affrontato, della dimora di Sperlonga, che nella sua fase iniziale rivela un'unicità di ideazione dei pro- grammi scultorei, ascrivibili all'imperatore Tiberio, ma nel tempo si arricchisce e si integra di ulteriori scultu- re. L'apparato statuario delle ville deve anzi essere letto in continua evoluzione, per eredità, aggiunte, spostamenti, sostituzioni, il che getta luce su un aspet- to da non trascurare, e comprensibile analizzando in modo integrato tutti i materiali, dalla ceramica agli oggetti d'uso quotidiano: tutte le ville avevano una vita assai lunga, a partire da quelle degli imperatori, spesso legate dalla tradizione al solo nome di chi le abitò per primo, ma in realtà continuativamente occu- pate dai successori.
Tra le ville imperiali, oltre a quelle analizzate partita- mente di seguito, vanno infine citate, seguendo la cro- nologia dei regali occupanti, almeno quelle di Anzio (abitata da Augusto e da Nerone, ma anche dopo), di Nemi (riferibile a Caligola), di Subiaco (collegabi- le a Nerone), di Castelgandolfo (Albanum Domitiani, legata al nome di Domiziano, ma con attestazioni, discontinue, da Tiberio a Settimio Severo), di Lanuvio o più correttamente Genzano (usata dagli Antonini). Il fascicolo costituisce dunque un invito alla visita di dimore di indubbio impatto architettonico, sorte in paesaggi di rara bellezza, appannaggio e privilegio di pochi un tempo, oggi visitabili per tutti.
Calandra, Soprintendente per i Beni Archeologici del Lazio
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:36 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:36