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L'Aquila: Intervento della Dr.ssa Anna Maria Reggiani al Convegno Curia
Testo del comunicato
Va e ripara la mia casa.
Campagna di sponsorizzazione per la diagnostica la progettazione e il recupero dei beni storico-architettonici danneggiati dal sisma
(22 giugno 2010)
Prevenzione
Dalla storia sismica e dalla più moderna rilevazione dei danni provocati da terremoti di medio-alta intensità, si constata che la labilità dei complessi edilizi deriva oltre che da un’intrinseca vulnerabilità, dalla condizione geolitologica del sottosuolo e dalla configurazione urbanistica. Per questo il problema della sicurezza va ricercata in un rapporto diverso tra disciplina urbanistica e scienza dei terremoti, in sintesi dando maggiore rilevanza agli aspetti edilizi della difesa antisismica dei singoli complessi. Da prendere in considerazione anche le esperienze innovative maturate in alcune regioni come l’Umbria, le Marche e il Molise in materia di riqualificazione antisismica degli edificati colpiti da recenti terremoti, in combinazione con l’evoluzione scientifica e le più recenti normative a riguardo a livello nazionale e regionale. Maturando una mentalità diversa nei confronti della prevenzione, si può suggerire ad es. che sarebbe opportuno che per le opere soggette per legge a valutazione di impatto ambientale (VIA) o valutazione ambientale strategica(VAS) venga prescritta anche una norma aggiuntiva di valutazione di impatto ambientale sismico per la loro ammissibilità già in fase di progettazione preliminare.
Il ruolo del Consiglio Superiore del MiBAC
Il Consiglio Superiore del MiBAC, si è reso partecipe delle difficoltà causate dalla tragedia del sisma, sottoscrivendo alcuni importanti documenti sin dalla seduta del 20 aprile in cui è stata approvata la mozione sulla prevenzione antisismica, fino a quella significativa del 14 dicembre 2009, Per il restauro e la ricostruzione dei centri storici dell’Aquila e del suo territorio, che pare opportuno citare brevemente, in questa sede.
Non è ammissibile parlare di restauro e di ricostruzione senza denunciare il fatto che, nel caso del terremoto dell’Aquila come di tutti gli altri, potremmo aver avuto meno morti e danni al patrimonio culturale se, rispettando la Costituzione, ci fossimo preoccupati della vulnerabilità delle costruzioni non soltanto di interesse storico del nostro paese, soggetto al rischio sismico per il sessanta per cento del suo territorio. Prendersi cura di quelle costruzioni significa verificare il grado di pericolosità dei diversi luoghi e in base a ciò recare i miglioramenti necessari alla solidità delle fabbriche. Questo sarebbe il modo più efficace e sicuramente meno costoso di esercitare la tutela. Non si tratta soltanto di completare la carta del rischio sismico, quanto di avviare concretamente con la massima urgenza, secondo scale certe di priorità, una adeguata strategia di prevenzione, d’intesa con gli enti pubblici territoriali.
Il terremoto che ha inferto un durissimo colpo al patrimonio storico- architettonico e artistico di L’Aquila, dimostra ancora una volta quanto la prevenzione dal rischio sismico sia fondamentale per ogni attività preordinata alla tutela dei beni culturali. La volontà di contribuire alla crescita di una cultura della prevenzione nel nostro paese, sta alla base dell’impegno della Direzione Regionale per l’attuazione del progetto di verifica sismica per la formazione del personale delle Soprintendenze, patrocinato dalla Direzione Generale BASAE e dal Segretariato Generale. Le Linee Guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale (2006) rappresentano, uno strumento inderogabile cui è necessario abbinare una conoscenza approfondita di quelle che erano le tradizionali tecniche costruttive del passato.
L’obiettivo a L’Aquila sarà quello di elaborare progetti consapevoli degli errori compiuti e di disegnare interventi rispettosi dei valori specifici di ogni edificio storico, che abbiano il coraggio di riconvertire una città ferita per darle una nuova veste fatta di preesistenze e di innovazioni che convivano in armonia e che consentano di recuperare una fisionomia degna di uno dei centri storici più insigni di Europa.
Nel campo dei Criteri per la conservazione e il restauro dei centri storici e del patrimonio architettonico , il Consiglio Superiore del MiBAC nella mozione del 14 dicembre 2009, ha dato preziosi suggerimenti ricordando che se “ L’Aquila deve essere restituita agli Aquilani, non si può dimenticare che, in occasione dei precedenti terremoti, sono stati affinati strumenti culturali e tecnici specifici di intervento e sperimentate procedure organizzative, di cui sarebbe errato non tener conto. Ha sottolineato come L’Aquila e i centri vicini hanno bisogno di una riconsiderazione unitaria, alla luce delle conseguenze del sisma, sulla base di un progetto organico che sia coerente con la storia dei luoghi. Infatti, i beni culturali e gli abitati che li contengono formano un unico sistema, dove il fitto reticolo dei monumenti storici presuppone aree circostanti di rispetto che si sovrappongono, tanto estese da coinvolgere l’intero tessuto insediativo storico. E’ stato sottolineato come progettazione della conservazione e del restauro debba mirare a recuperare e valorizzare tutte le strutture architettoniche rimaste, che rappresentano la memoria civile nello spazio e nel tempo della vita prima del terremoto, dando grande peso alla conoscenza storica, la ricerca scientifica preliminare evitando consolidamenti strutturali e ricostruzioni non criticamente valutati che si sommino senza armonizzarsi tra loro, prospettiva che implica ricerche e lavori multidisciplinari e coordinati, capaci di combinare competenze sociali, politiche, amministrative, culturali e professionali.
La stratificazione urbana dell’Aquila, enfatizzata dai ripetuti terremoti, ha rispettato per secoli un tracciato urbano forte, che ha ribadito attraverso il tempo l’armonica fusione fra la griglia angioina e le preesistenti arterie di attraversamento del territorio. Va sottolineata fin da ora la centralità delle strade monumentali e delle piazze, in cui risiede il nocciolo identitario dell’abitato. Infine, passando dalla scala urbana a quella architettonica, si suggerisce di evitare formule di impostazione precostituita per risolvere i problemi progettuali, come la ricostruzione à l’identique, l’ambientamento, o l’innesto modernizzante. Conviene partire piuttosto da quanto è rimasto, dall’ identità stratigrafica, materiale e figurativa delle costruzioni, evitando soluzioni standardizzate, che non tengano conto dell’identità delle singole fabbriche , per le quali sono da scegliere le tecniche più appropriate e meno invasive.
Problematiche della ricostruzione di L’Aquila
La ricostruzione si preannuncia densa di problemi, nella consapevolezza che un insieme di interventi articolato non potrà mai restituire la città com’era, con tempi non facilmente delineabili, ma sicuramente non brevi. Anche dopo il terremoto del 1703, il processo fu lento e si protrasse per tutto il XVIII secolo.
La ristrutturazione del centro della città dovrà essere progettata in continuità con gli interventi precedenti, affrontando il restauro dei principali edifici pubblici e privati lungo Corso Federico II, per restituire al cardo la sua funzione direzionale, in collegamento con le piazze principali ed il loro edificato. Intervenire su questi monumenti ha un valore strategico per ridare alla città anche una funzionalità amministrativa premessa per il ritorno della vita. Interventi strategici sono senza dubbio, sia quelli della Chiesa di Santa Maria del Suffragio, della Cattedrale sia del Forte Spagnolo o di Palazzo Ardinghelli.
Gli interventi su Santa Maria di Collemaggio, di San Pietro in Coppito di San Silvestro aprono una nuova problematica: si tratta di basiliche e chiese gravemente danneggiati dal sisma erano stati oggetto di interventi di restauro negli anni sessanta e settanta, che hanno cancellato ogni vestigia settecentesca, per ricondurli ad una sia pure inattendibile forma originaria, che in qualche caso ne ha anche indebolito la struttura.
Indicazioni del MiBAC
Il MiBAC ha già delineato una strategia di rientro nel centro storico, favorendo l’accordo sottoscritto con il Comune di L’Aquila, per il comodato d’uso gratuito dell’ex Mattatoio a Borgo Rivera. Nell’ex edificio industriale, sarà allestita una sede temporanea con un’ampia selezione di opere che erano conservate nel Museo Nazionale di Abruzzo e che sono provvisoriamente ricoverati nel Museo di Paludi di Celano. Il progetto, nell’ambito di quelli denominati Poli Museali di Eccellenza nel Mezzogiorno destinato al supporto delle attività museali, è attuato da Invitalia, l’Agenzia Nazionale per l’Attrazione degli Investimenti e lo Sviluppo d’Impresa afferente al Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione
Economica del Ministero dello Sviluppo Economico che opera in sinergia con il MiBAC, per qualificare il patrimonio museale come leva di sviluppo territoriale, tenendo conto della filiera del turismo. I lavori di ripristino dell’ex Mattatoio andranno in parallelo a quelli di recupero della Fontana delle Novantanove Cannelle, restaurata grazie ad un finanziamento reperito dal FAI: un esempio delle auspicate sinergie fra pubblico e privato. Un altro passo verso il recupero della normalità è stato il restauro di parte del Monastero Agostiniano di Sant’Amico (avvenuto negli ultimi mesi del 2009) a uso delle due Soprintendenze aquilane, che occupano una sede di tutto rispetto e prestigio.
Attività ordinaria del MiBAC svolta attraverso le Soprintendenze
Le Soprintendenze stanno riprendendo la propria attività, apprezzata dalla struttura commissariale del Presidente Chiodi che si é avvalso del loro supporto per la rimozione delle “macerie”, che impegna i funzionari tecnico- scientifici quotidianamente, anche i giorni festivi;
inoltre é iniziato un lavoro sinergico da parte della soprintendenza per i BB.AA. e PP per la stesura a breve delle linee “d’indirizzo” con il coordinatore della struttura tecnica di missione Arch Gaetano Fontana per la pianificazione e ricostruzione dei centri storici; la Soprintendenza per i BB.AA. e PP sta studiando la convenzione per il restauro della Chiesa di S. Marco ( finanziato dalla regione Veneto), che sarà una ‘convenzione tipo’ anche per altre adozioni, nella quale convenzione il MiBAC partecipa al gruppo di progettazione e darà un supporto ancora una volta essenziale al Commissario- Presidente della regione . La Soprintendenza BB.AA. e PP. dell’Abruzzo, nell’ O.d.P.C.M. 3881 del 11 giugno, è stata di recente chiamata a svolgere una nuova impegnativa mansione “extra procedurale” (ossia, come le ‘macerie’, non contemplata nelle procedure ordinarie dell’Amministrazione, anche se pertinente per materia), (art. 5, co. 7) per l’approvazione delle perizie asseverate per gli interventi sui numerosi edifici vincolati, non per una mera stima scientifica dell’intervento, ma per una valutazione contabile dello stesso ai fini dell’accessibilità ai contributi per la ricostruzione. Ma l’attività della Soprintendenza non si ferma qui. Con la Curia, sulla base essenzialmente degli obblighi concordatari di cui al D.P.R. 78/’05, si sta mettendo a punto una procedura che consenta di attuare progettazioni congiunte, iniziando da S. Pietro di Coppito in L’Aquila, dove MiBAC (attraverso i suoi organi periferici) e CEI impegneranno due somme distinte per due lotti di intervento progettati in maniera condivisa, rimettendo ad ognuno le proprie responsabilità contabili, ma contemporaneamente riducendo a zero ogni spreco di tempo e di denaro.
Priorità
Sulla ricostruzione di L’Aquila è nota la critica operata dagli urbanisti, per dovere di sintesi riporto solo un pensiero quello di Cervellati, ignorando molti e anche l’INU ( che da un mese organizza workshop in loco presso l’Università di L’Aquila:
“Ricostruire una casa o un palazzo, sostiene Pier Luigi Cervellati, anche se sono storici è abbastanza facile. Bisogna conoscere le regole e i sistemi costruttivi. Si è sempre fatto: dopo le catastrofi; quando si vuole trasformare una casa in palazzo o in un altro fabbricato più grande, più solido e una volta, si diceva, più bello. ……….. Ricostruire una città è invece molto, ma molto difficile. Quasi impossibile. Quando una città diventa macerie e rovine, ci si illude di poterla ricostruire facendone……………..una nuova. Nuove saranno le case, magari bellissime, spaziose, ma la città non c’è; si è solo allargata la periferia. Periferia che disperdendosi nel territorio cancella la città……………. Si è fatto tanto, ma la città non è stata restituita ai suoi abitanti e chissà quando lo sarà. Una città non è fatta solo di case e di abitanti. La città rappresenta una comunità. Con i suoi “valori”, la sua memoria, le sue tradizioni, la sua identità. Il suo futuro……… C’è “vita”, come direbbe un antropologo saggio e un poco retorico. La città è un bene comune. Appartiene alla collettività.( dello stesso parere è stato anche il consiglio superiore del Mibac che il 14 dicembre 2009 ha scritto in una mozione : Solo la volontà partecipata degli Aquilani potrà produrre la riconquista e la rifondazione della città. Risulta che tale partecipazione è in atto e che il desiderio degli Aquilani di rientrare in città è fortissimo, specialmente da parte di chi più conta: gli Aquilani e i giovani delle scuole e quelli dell’Università, che sono tornati ad iscriversi in massima parte negli istituti che già frequentavano. La partecipazione ed il coinvolgimento basati su una determinazione forte è dunque presupposto fondamentale rispetto alle procedure di intervento e al reperimento delle risorse. Se mancasse il pulsare umano della città costretto fuori dalla città, l’Aquila diventerebbe una Pompei, o peggio.)
La casa è di chi la abita……………….. La ricostruzione di case e chiese, palazzi e monumenti, strade e piazze per restituire la città come bene comune, dev’essere prioritaria, perché la città è prima di ogni altra cosa storia e cultura, lavoro e natura di chi ci vive. Dispersa nella campagna la città non esiste più. …”
Una legge speciale in caso di calamità naturale non è certo una novità. La ebbero ad esempio l'Irpinia e il Friuli, in occasione di due terremoti che per estensione e gravità dei danni si possono paragonare a quello della conca dell'Aquila. Il Friuli si servì di leggi regionali che accompagnarono i 15 anni della ricostruzione. In Abruzzo l’emergenza ( a parte il c.d. decreto sisma) è stata gestita da numerose ordinanze, norme giuridiche, che come sappiamo sono graduate in base alla loro reciproca efficacia formale, cosicché solo quelle di livello gerarchico superiore possono derogare a quelle di livello inferiore, mentre a parità di livello gerarchico, prevale quella più recente. Le Ordinanze, in via generale, rientrano tra le norme di carattere secondario, nel senso che risultano subordinate, quanto meno, a quelle di livello superiore, come la legge ordinaria, lo statuto di regioni, i decreti legislativi, le leggi regionali, ecc.
Quali possono essere oggi le priorità per l’avvio della ricostruzione del centro storico, posto che si compone in gran parte di edifici privati vincolati? Senza volere entrare nel merito o volere fare appunti alla gestione dell’emergenza, ritengo utile elencare in ordine sparso alcune perplessità che l’associazione dei proprietari di edifici vincolati ha esternato in una pubblica riunione svoltasi nella sede delle Soprintendenze del Monastero di Sant ‘Amico in cui con la proposta di istituire uno sportello unico fra i vari enti, allo scopo di semplificare la presentazione delle richieste sono state richieste procedure chiare per la programmazione degli interventi ( nel senso di progetti preliminari, progetti esecutivi, priorità, modalità di approvazione, soggetti attuatori etc.).
1 – Lo studio di ogni singolo edificio storico deve procedere di pari passo con la progettazione - Le ordinanze non hanno chiarito se si procederà con affidamento diretto per la progettazione e la scelta della ditta da parte dei proprietari. Al momento se si affida la progettazione non vi è garanzia che il progettista scelto possa rientrare nel contributo/indennizzo. Tale situazione frena l'affidamento degli incarichi.
2 - Il ritardo che si sta determinando aumenta in maniera esponenziale i danni a tutti gli edifici vincolati facendo lievitare nel tempo, i costi di ricostruzione \riparazione, rendendo in alcuni casi improbabile il loro futuro recupero
3 - Per gli edifici vincolati ancora non è stata del tutto chiarita la copertura finanziaria prevista e si parla indistintamente di prima e seconda casa con percentuali di contributo diverse.
L'immobile vincolato non può essere valutato alla pari di un edificio frutto dell’accrescimento moderno: Costituendo una parte importante del patrimonio culturale dovrebbe avere assicurata la copertura finanziaria al 100% in tutte le sue parti, prescindendo dall'essere “prima casa, seconda casa” o parte destinata ad attività produttiva o commerciale.
4 - I costi stabiliti per le prove e le indagini sugli edifici vincolati non possono essere quantificati alla pari degli edifici moderni.
4 - Nella situazione attuale va fatto un distinguo tra gli edifici vincolati con decreto precedente al sisma e quelli vincolati dopo il sisma.
5 - Va stabilito chiaramente una norma riguardo alle superfetazioni, aggiunte e modifiche dell'edificio vincolato che hanno contribuito alla minor resistenza dello stesso di fronte all'evento sismico e che dovrebbero essere eliminate.
Le regioni colpite dai terremoti(es. Umbria, Molise ecc) hanno prodotto molte pubblicazioni e manuali con criteri e metodologie per gli interventi di riparazione e consolidamento degli edifici in muratura, con lo scopo di fornire indicazioni operative di carattere interdisciplinare .L’Umbria ad es. ha voluto dare un segnale di particolare attenzione nei confronti della tutela e della valorizzazione dei centri storici e delle tipologie edilizie tradizionali con l’obiettivo di coniugare sicurezza e conservazione che può costituire una linea maestra.
Nel contempo l’utilizzo dell’esperienza maturata dai docenti impegnati nei cd. casi di studio, di prossima pubblicazione, molti dei quali attivi anche nei recenti terremoti che hanno sconvolto il paese, può sicuramente costituire una risorsa da mettere a frutto.
(Anna Maria Reggiani, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Abruzzo)
Campagna di sponsorizzazione per la diagnostica la progettazione e il recupero dei beni storico-architettonici danneggiati dal sisma
(22 giugno 2010)
Prevenzione
Dalla storia sismica e dalla più moderna rilevazione dei danni provocati da terremoti di medio-alta intensità, si constata che la labilità dei complessi edilizi deriva oltre che da un’intrinseca vulnerabilità, dalla condizione geolitologica del sottosuolo e dalla configurazione urbanistica. Per questo il problema della sicurezza va ricercata in un rapporto diverso tra disciplina urbanistica e scienza dei terremoti, in sintesi dando maggiore rilevanza agli aspetti edilizi della difesa antisismica dei singoli complessi. Da prendere in considerazione anche le esperienze innovative maturate in alcune regioni come l’Umbria, le Marche e il Molise in materia di riqualificazione antisismica degli edificati colpiti da recenti terremoti, in combinazione con l’evoluzione scientifica e le più recenti normative a riguardo a livello nazionale e regionale. Maturando una mentalità diversa nei confronti della prevenzione, si può suggerire ad es. che sarebbe opportuno che per le opere soggette per legge a valutazione di impatto ambientale (VIA) o valutazione ambientale strategica(VAS) venga prescritta anche una norma aggiuntiva di valutazione di impatto ambientale sismico per la loro ammissibilità già in fase di progettazione preliminare.
Il ruolo del Consiglio Superiore del MiBAC
Il Consiglio Superiore del MiBAC, si è reso partecipe delle difficoltà causate dalla tragedia del sisma, sottoscrivendo alcuni importanti documenti sin dalla seduta del 20 aprile in cui è stata approvata la mozione sulla prevenzione antisismica, fino a quella significativa del 14 dicembre 2009, Per il restauro e la ricostruzione dei centri storici dell’Aquila e del suo territorio, che pare opportuno citare brevemente, in questa sede.
Non è ammissibile parlare di restauro e di ricostruzione senza denunciare il fatto che, nel caso del terremoto dell’Aquila come di tutti gli altri, potremmo aver avuto meno morti e danni al patrimonio culturale se, rispettando la Costituzione, ci fossimo preoccupati della vulnerabilità delle costruzioni non soltanto di interesse storico del nostro paese, soggetto al rischio sismico per il sessanta per cento del suo territorio. Prendersi cura di quelle costruzioni significa verificare il grado di pericolosità dei diversi luoghi e in base a ciò recare i miglioramenti necessari alla solidità delle fabbriche. Questo sarebbe il modo più efficace e sicuramente meno costoso di esercitare la tutela. Non si tratta soltanto di completare la carta del rischio sismico, quanto di avviare concretamente con la massima urgenza, secondo scale certe di priorità, una adeguata strategia di prevenzione, d’intesa con gli enti pubblici territoriali.
Il terremoto che ha inferto un durissimo colpo al patrimonio storico- architettonico e artistico di L’Aquila, dimostra ancora una volta quanto la prevenzione dal rischio sismico sia fondamentale per ogni attività preordinata alla tutela dei beni culturali. La volontà di contribuire alla crescita di una cultura della prevenzione nel nostro paese, sta alla base dell’impegno della Direzione Regionale per l’attuazione del progetto di verifica sismica per la formazione del personale delle Soprintendenze, patrocinato dalla Direzione Generale BASAE e dal Segretariato Generale. Le Linee Guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale (2006) rappresentano, uno strumento inderogabile cui è necessario abbinare una conoscenza approfondita di quelle che erano le tradizionali tecniche costruttive del passato.
L’obiettivo a L’Aquila sarà quello di elaborare progetti consapevoli degli errori compiuti e di disegnare interventi rispettosi dei valori specifici di ogni edificio storico, che abbiano il coraggio di riconvertire una città ferita per darle una nuova veste fatta di preesistenze e di innovazioni che convivano in armonia e che consentano di recuperare una fisionomia degna di uno dei centri storici più insigni di Europa.
Nel campo dei Criteri per la conservazione e il restauro dei centri storici e del patrimonio architettonico , il Consiglio Superiore del MiBAC nella mozione del 14 dicembre 2009, ha dato preziosi suggerimenti ricordando che se “ L’Aquila deve essere restituita agli Aquilani, non si può dimenticare che, in occasione dei precedenti terremoti, sono stati affinati strumenti culturali e tecnici specifici di intervento e sperimentate procedure organizzative, di cui sarebbe errato non tener conto. Ha sottolineato come L’Aquila e i centri vicini hanno bisogno di una riconsiderazione unitaria, alla luce delle conseguenze del sisma, sulla base di un progetto organico che sia coerente con la storia dei luoghi. Infatti, i beni culturali e gli abitati che li contengono formano un unico sistema, dove il fitto reticolo dei monumenti storici presuppone aree circostanti di rispetto che si sovrappongono, tanto estese da coinvolgere l’intero tessuto insediativo storico. E’ stato sottolineato come progettazione della conservazione e del restauro debba mirare a recuperare e valorizzare tutte le strutture architettoniche rimaste, che rappresentano la memoria civile nello spazio e nel tempo della vita prima del terremoto, dando grande peso alla conoscenza storica, la ricerca scientifica preliminare evitando consolidamenti strutturali e ricostruzioni non criticamente valutati che si sommino senza armonizzarsi tra loro, prospettiva che implica ricerche e lavori multidisciplinari e coordinati, capaci di combinare competenze sociali, politiche, amministrative, culturali e professionali.
La stratificazione urbana dell’Aquila, enfatizzata dai ripetuti terremoti, ha rispettato per secoli un tracciato urbano forte, che ha ribadito attraverso il tempo l’armonica fusione fra la griglia angioina e le preesistenti arterie di attraversamento del territorio. Va sottolineata fin da ora la centralità delle strade monumentali e delle piazze, in cui risiede il nocciolo identitario dell’abitato. Infine, passando dalla scala urbana a quella architettonica, si suggerisce di evitare formule di impostazione precostituita per risolvere i problemi progettuali, come la ricostruzione à l’identique, l’ambientamento, o l’innesto modernizzante. Conviene partire piuttosto da quanto è rimasto, dall’ identità stratigrafica, materiale e figurativa delle costruzioni, evitando soluzioni standardizzate, che non tengano conto dell’identità delle singole fabbriche , per le quali sono da scegliere le tecniche più appropriate e meno invasive.
Problematiche della ricostruzione di L’Aquila
La ricostruzione si preannuncia densa di problemi, nella consapevolezza che un insieme di interventi articolato non potrà mai restituire la città com’era, con tempi non facilmente delineabili, ma sicuramente non brevi. Anche dopo il terremoto del 1703, il processo fu lento e si protrasse per tutto il XVIII secolo.
La ristrutturazione del centro della città dovrà essere progettata in continuità con gli interventi precedenti, affrontando il restauro dei principali edifici pubblici e privati lungo Corso Federico II, per restituire al cardo la sua funzione direzionale, in collegamento con le piazze principali ed il loro edificato. Intervenire su questi monumenti ha un valore strategico per ridare alla città anche una funzionalità amministrativa premessa per il ritorno della vita. Interventi strategici sono senza dubbio, sia quelli della Chiesa di Santa Maria del Suffragio, della Cattedrale sia del Forte Spagnolo o di Palazzo Ardinghelli.
Gli interventi su Santa Maria di Collemaggio, di San Pietro in Coppito di San Silvestro aprono una nuova problematica: si tratta di basiliche e chiese gravemente danneggiati dal sisma erano stati oggetto di interventi di restauro negli anni sessanta e settanta, che hanno cancellato ogni vestigia settecentesca, per ricondurli ad una sia pure inattendibile forma originaria, che in qualche caso ne ha anche indebolito la struttura.
Indicazioni del MiBAC
Il MiBAC ha già delineato una strategia di rientro nel centro storico, favorendo l’accordo sottoscritto con il Comune di L’Aquila, per il comodato d’uso gratuito dell’ex Mattatoio a Borgo Rivera. Nell’ex edificio industriale, sarà allestita una sede temporanea con un’ampia selezione di opere che erano conservate nel Museo Nazionale di Abruzzo e che sono provvisoriamente ricoverati nel Museo di Paludi di Celano. Il progetto, nell’ambito di quelli denominati Poli Museali di Eccellenza nel Mezzogiorno destinato al supporto delle attività museali, è attuato da Invitalia, l’Agenzia Nazionale per l’Attrazione degli Investimenti e lo Sviluppo d’Impresa afferente al Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione
Economica del Ministero dello Sviluppo Economico che opera in sinergia con il MiBAC, per qualificare il patrimonio museale come leva di sviluppo territoriale, tenendo conto della filiera del turismo. I lavori di ripristino dell’ex Mattatoio andranno in parallelo a quelli di recupero della Fontana delle Novantanove Cannelle, restaurata grazie ad un finanziamento reperito dal FAI: un esempio delle auspicate sinergie fra pubblico e privato. Un altro passo verso il recupero della normalità è stato il restauro di parte del Monastero Agostiniano di Sant’Amico (avvenuto negli ultimi mesi del 2009) a uso delle due Soprintendenze aquilane, che occupano una sede di tutto rispetto e prestigio.
Attività ordinaria del MiBAC svolta attraverso le Soprintendenze
Le Soprintendenze stanno riprendendo la propria attività, apprezzata dalla struttura commissariale del Presidente Chiodi che si é avvalso del loro supporto per la rimozione delle “macerie”, che impegna i funzionari tecnico- scientifici quotidianamente, anche i giorni festivi;
inoltre é iniziato un lavoro sinergico da parte della soprintendenza per i BB.AA. e PP per la stesura a breve delle linee “d’indirizzo” con il coordinatore della struttura tecnica di missione Arch Gaetano Fontana per la pianificazione e ricostruzione dei centri storici; la Soprintendenza per i BB.AA. e PP sta studiando la convenzione per il restauro della Chiesa di S. Marco ( finanziato dalla regione Veneto), che sarà una ‘convenzione tipo’ anche per altre adozioni, nella quale convenzione il MiBAC partecipa al gruppo di progettazione e darà un supporto ancora una volta essenziale al Commissario- Presidente della regione . La Soprintendenza BB.AA. e PP. dell’Abruzzo, nell’ O.d.P.C.M. 3881 del 11 giugno, è stata di recente chiamata a svolgere una nuova impegnativa mansione “extra procedurale” (ossia, come le ‘macerie’, non contemplata nelle procedure ordinarie dell’Amministrazione, anche se pertinente per materia), (art. 5, co. 7) per l’approvazione delle perizie asseverate per gli interventi sui numerosi edifici vincolati, non per una mera stima scientifica dell’intervento, ma per una valutazione contabile dello stesso ai fini dell’accessibilità ai contributi per la ricostruzione. Ma l’attività della Soprintendenza non si ferma qui. Con la Curia, sulla base essenzialmente degli obblighi concordatari di cui al D.P.R. 78/’05, si sta mettendo a punto una procedura che consenta di attuare progettazioni congiunte, iniziando da S. Pietro di Coppito in L’Aquila, dove MiBAC (attraverso i suoi organi periferici) e CEI impegneranno due somme distinte per due lotti di intervento progettati in maniera condivisa, rimettendo ad ognuno le proprie responsabilità contabili, ma contemporaneamente riducendo a zero ogni spreco di tempo e di denaro.
Priorità
Sulla ricostruzione di L’Aquila è nota la critica operata dagli urbanisti, per dovere di sintesi riporto solo un pensiero quello di Cervellati, ignorando molti e anche l’INU ( che da un mese organizza workshop in loco presso l’Università di L’Aquila:
“Ricostruire una casa o un palazzo, sostiene Pier Luigi Cervellati, anche se sono storici è abbastanza facile. Bisogna conoscere le regole e i sistemi costruttivi. Si è sempre fatto: dopo le catastrofi; quando si vuole trasformare una casa in palazzo o in un altro fabbricato più grande, più solido e una volta, si diceva, più bello. ……….. Ricostruire una città è invece molto, ma molto difficile. Quasi impossibile. Quando una città diventa macerie e rovine, ci si illude di poterla ricostruire facendone……………..una nuova. Nuove saranno le case, magari bellissime, spaziose, ma la città non c’è; si è solo allargata la periferia. Periferia che disperdendosi nel territorio cancella la città……………. Si è fatto tanto, ma la città non è stata restituita ai suoi abitanti e chissà quando lo sarà. Una città non è fatta solo di case e di abitanti. La città rappresenta una comunità. Con i suoi “valori”, la sua memoria, le sue tradizioni, la sua identità. Il suo futuro……… C’è “vita”, come direbbe un antropologo saggio e un poco retorico. La città è un bene comune. Appartiene alla collettività.( dello stesso parere è stato anche il consiglio superiore del Mibac che il 14 dicembre 2009 ha scritto in una mozione : Solo la volontà partecipata degli Aquilani potrà produrre la riconquista e la rifondazione della città. Risulta che tale partecipazione è in atto e che il desiderio degli Aquilani di rientrare in città è fortissimo, specialmente da parte di chi più conta: gli Aquilani e i giovani delle scuole e quelli dell’Università, che sono tornati ad iscriversi in massima parte negli istituti che già frequentavano. La partecipazione ed il coinvolgimento basati su una determinazione forte è dunque presupposto fondamentale rispetto alle procedure di intervento e al reperimento delle risorse. Se mancasse il pulsare umano della città costretto fuori dalla città, l’Aquila diventerebbe una Pompei, o peggio.)
La casa è di chi la abita……………….. La ricostruzione di case e chiese, palazzi e monumenti, strade e piazze per restituire la città come bene comune, dev’essere prioritaria, perché la città è prima di ogni altra cosa storia e cultura, lavoro e natura di chi ci vive. Dispersa nella campagna la città non esiste più. …”
Una legge speciale in caso di calamità naturale non è certo una novità. La ebbero ad esempio l'Irpinia e il Friuli, in occasione di due terremoti che per estensione e gravità dei danni si possono paragonare a quello della conca dell'Aquila. Il Friuli si servì di leggi regionali che accompagnarono i 15 anni della ricostruzione. In Abruzzo l’emergenza ( a parte il c.d. decreto sisma) è stata gestita da numerose ordinanze, norme giuridiche, che come sappiamo sono graduate in base alla loro reciproca efficacia formale, cosicché solo quelle di livello gerarchico superiore possono derogare a quelle di livello inferiore, mentre a parità di livello gerarchico, prevale quella più recente. Le Ordinanze, in via generale, rientrano tra le norme di carattere secondario, nel senso che risultano subordinate, quanto meno, a quelle di livello superiore, come la legge ordinaria, lo statuto di regioni, i decreti legislativi, le leggi regionali, ecc.
Quali possono essere oggi le priorità per l’avvio della ricostruzione del centro storico, posto che si compone in gran parte di edifici privati vincolati? Senza volere entrare nel merito o volere fare appunti alla gestione dell’emergenza, ritengo utile elencare in ordine sparso alcune perplessità che l’associazione dei proprietari di edifici vincolati ha esternato in una pubblica riunione svoltasi nella sede delle Soprintendenze del Monastero di Sant ‘Amico in cui con la proposta di istituire uno sportello unico fra i vari enti, allo scopo di semplificare la presentazione delle richieste sono state richieste procedure chiare per la programmazione degli interventi ( nel senso di progetti preliminari, progetti esecutivi, priorità, modalità di approvazione, soggetti attuatori etc.).
1 – Lo studio di ogni singolo edificio storico deve procedere di pari passo con la progettazione - Le ordinanze non hanno chiarito se si procederà con affidamento diretto per la progettazione e la scelta della ditta da parte dei proprietari. Al momento se si affida la progettazione non vi è garanzia che il progettista scelto possa rientrare nel contributo/indennizzo. Tale situazione frena l'affidamento degli incarichi.
2 - Il ritardo che si sta determinando aumenta in maniera esponenziale i danni a tutti gli edifici vincolati facendo lievitare nel tempo, i costi di ricostruzione \riparazione, rendendo in alcuni casi improbabile il loro futuro recupero
3 - Per gli edifici vincolati ancora non è stata del tutto chiarita la copertura finanziaria prevista e si parla indistintamente di prima e seconda casa con percentuali di contributo diverse.
L'immobile vincolato non può essere valutato alla pari di un edificio frutto dell’accrescimento moderno: Costituendo una parte importante del patrimonio culturale dovrebbe avere assicurata la copertura finanziaria al 100% in tutte le sue parti, prescindendo dall'essere “prima casa, seconda casa” o parte destinata ad attività produttiva o commerciale.
4 - I costi stabiliti per le prove e le indagini sugli edifici vincolati non possono essere quantificati alla pari degli edifici moderni.
4 - Nella situazione attuale va fatto un distinguo tra gli edifici vincolati con decreto precedente al sisma e quelli vincolati dopo il sisma.
5 - Va stabilito chiaramente una norma riguardo alle superfetazioni, aggiunte e modifiche dell'edificio vincolato che hanno contribuito alla minor resistenza dello stesso di fronte all'evento sismico e che dovrebbero essere eliminate.
Le regioni colpite dai terremoti(es. Umbria, Molise ecc) hanno prodotto molte pubblicazioni e manuali con criteri e metodologie per gli interventi di riparazione e consolidamento degli edifici in muratura, con lo scopo di fornire indicazioni operative di carattere interdisciplinare .L’Umbria ad es. ha voluto dare un segnale di particolare attenzione nei confronti della tutela e della valorizzazione dei centri storici e delle tipologie edilizie tradizionali con l’obiettivo di coniugare sicurezza e conservazione che può costituire una linea maestra.
Nel contempo l’utilizzo dell’esperienza maturata dai docenti impegnati nei cd. casi di studio, di prossima pubblicazione, molti dei quali attivi anche nei recenti terremoti che hanno sconvolto il paese, può sicuramente costituire una risorsa da mettere a frutto.
(Anna Maria Reggiani, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Abruzzo)
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:13 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:13