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Intervista a Isabella Lapi Ballerini. Dall’Opificio delle Pietre Dure alla Direzione Regionale della Puglia
Testo del comunicato
Isabella Lapi, dalla Direzione dell’Opificio delle Pietre Dure è approdata, lo scorso 1 novembre, alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia, sostituendo Ruggero Martines, andato in pensione.
Si riporta di seguito l’intervista che il direttore Isabella Lapi Ballerini che ha rilasciato al QuotidianoArte.it dove le sono state chieste le proprie impressioni sul nuovo incarico.
Quali sono le sue prime impressioni sulla Puglia e sul suo patrimonio?
Conoscevo la Puglia per esserci stata in passato ma devo ammettere che quanto riserva la Regione, a una conoscenza più diretta, lascia senza parole. Come potrei definirla? Grande, immensa, soprattutto per quanto riguarda la quantità di beni culturali ancora poco noti. Un ventaglio di tipologie e cronologico che copre, come vero e proprio museo diffuso, tutto il territorio. Dagli antichi santuari preistorici di Porto Badisco, a quello della Poesia Piccola di Roca Vecchia, alle straordinarie scoperte del così detto “Uomo di Altamura”, alle “orme dei dinosauri” sempre ad Altamura.
Ma l’elenco è incredibile e abbraccia oltre lo straordinario panorama archeologico (da Egnazia a Erdonia, da Faragola a Monte Sannace) un patrimonio architettonico di spessore: castelli (e non solo l’apice di Castel del Monte), cattedrali, chiese barocche, accanto a un Rinascimento anch’esso relativamente poco noto. Per non parlare dei tanti centri urbani e di un paesaggio che mantiene in gran parte caratteri non alterati.
Da storico dell’arte non ho potuto, inoltre, non considerare la magia dell’arte che questa terra esprime. Dalle straordinarie porte bronzee di Monte Sant’Angelo, Troia e Trani alle chiese rupestri con i loro cicli affrescati (più di 300, concentrate soprattutto nell’arco ionico, a Ginosa, Massafra, Mottola), fenomeno che in età medievale riporta in una architettura ipogea gli schemi delle chiese di rito greco (SS. Stefani di Vaste, a Poggiardo; S. Antonio Abate a Nardò; S. Biagio a San Vito dei Normanni); ma anche gli affreschi duecenteschi della misteriosa costruzione delle Centopietre di Patù, realizzata con blocchi megalitici, o le decorazioni pittoriche che fra XIV e XV secolo nascondono completamente le tessiture murarie in S. Caterina a Galatina o di S. Maria del Casale a Brindisi. Ma è solo una parte di un elenco decisamente più nutrito.
Delle chiese rupestri pugliesi lei ha già avuto modo di occuparsi in veste di direttore dell’Opificio delle Pietre Dure?
Sì, il governo giapponese aveva accolto la richiesta di finanziamento presentata dall'Università di Kanazawa per un progetto di ricerca diagnostica e di documentazione sulla tecnica esecutiva e sullo stato di conservazione delle pitture murali del territorio peninsulare sud-italiano, con particolare riguardo al periodo bizantino e altomedievale. Un progetto che è già partito, un paio di mesi prima del mio incarico in Puglia, su alcune chiese rupestri di Gravina, e che oggi, temiamo, potrà forse subire un arresto a causa della terribile sciagura che ha investito il Giappone.
Quali le criticità del territorio nel settore specifico dei beni culturali?
Sicuramente l’assenza di una messa a sistema, una rete integrata che possa valorizzare al meglio questo straordinario patrimonio. Si pensi, tanto per fare un esempio, quanto valore potrà dare alla zona di Altamura il mettere in relazione il neandertaliano Uomo di Altamura o le 30.000 impronte che rendono unica al mondo la Cava dei Dinosauri, con il fascino naturalistico del Pulo e con la ricchezza culturale della città. Un valore ancora da innescare, con gli opportuni ‘lanci’ internazionali ai massimi livelli della cultura scientifica per quanto riguarda l’uomo e i dinosauri, ma anche con l’attivazione di un sistema correlato di fruizione – ivi comprese ospitalità, gastronomia eccetera - in grado di soddisfare le curiosità e le esigenze proprie del mondo contemporaneo.
Quali le opportunità possibili, le condizioni favorevoli? E quali le iniziative in corso?
Le azioni sicuramente da mettere in campo, e sulle quali stiamo lavorando, intendono raccordare le finalità, la programmazione, i luoghi e il pubblico nella politica culturale degli Enti locali e del nostro Ministero. Dobbiamo congiuntamente, coordinandoci in primo luogo con la Regione, intercettare e perseguire obiettivi comuni per la costituzione sul territorio pugliese di una rete policentrica d’eccellenza. L’ambizione è quella di contribuire alla creazione di una rete stabile per la programmazione degli interventi e la valorizzazione del territorio culturale pugliese, finalizzata innanzitutto alla conservazione del patrimonio, al rialzo della qualità dell’offerta, alla formazione del pubblico e al miglioramento dell’attrattività complessiva del territorio regionale. In sintesi: al punto in cui siamo, per dirla come nel salto in alto, dobbiamo sforzarci per alzare l’asticella.
In questo siamo sicuramente favoriti dalla vitalità tutta positiva delle relazioni con gli attori culturali della Regione. Altra opportunità, non secondaria, potrà derivare dall’utilizzazione di fondi della cooperazione trasfrontaliera, per poter creare reti stabili di relazioni culturali internazionali.
Fra le iniziative culturali si è appena conclusa, con grande successo di pubblico e di critica, la mostra “Pagine di Pietra”, ospitata in un luogo di valore assoluto quale Palazzo Montecitorio a Roma, e lì presente proprio il 17 marzo, giornata di celebrazione del 150° dell’Unità d’Italia.
Una coincidenza quest’ultima – con l’eccezionalità narrativa e decorativa di quella produzione indigena di VII-V sec. a.C. che sono le stele daunie – nella quale mi piace leggere un auspicio: quello che la Puglia, con la sua multiforme identità culturale, è davvero pronta per il grande salto di qualità.
(intervista a cura di Mauro Lovecchio)
fonte dati: www.quotidianoarte.it
Si riporta di seguito l’intervista che il direttore Isabella Lapi Ballerini che ha rilasciato al QuotidianoArte.it dove le sono state chieste le proprie impressioni sul nuovo incarico.
Quali sono le sue prime impressioni sulla Puglia e sul suo patrimonio?
Conoscevo la Puglia per esserci stata in passato ma devo ammettere che quanto riserva la Regione, a una conoscenza più diretta, lascia senza parole. Come potrei definirla? Grande, immensa, soprattutto per quanto riguarda la quantità di beni culturali ancora poco noti. Un ventaglio di tipologie e cronologico che copre, come vero e proprio museo diffuso, tutto il territorio. Dagli antichi santuari preistorici di Porto Badisco, a quello della Poesia Piccola di Roca Vecchia, alle straordinarie scoperte del così detto “Uomo di Altamura”, alle “orme dei dinosauri” sempre ad Altamura.
Ma l’elenco è incredibile e abbraccia oltre lo straordinario panorama archeologico (da Egnazia a Erdonia, da Faragola a Monte Sannace) un patrimonio architettonico di spessore: castelli (e non solo l’apice di Castel del Monte), cattedrali, chiese barocche, accanto a un Rinascimento anch’esso relativamente poco noto. Per non parlare dei tanti centri urbani e di un paesaggio che mantiene in gran parte caratteri non alterati.
Da storico dell’arte non ho potuto, inoltre, non considerare la magia dell’arte che questa terra esprime. Dalle straordinarie porte bronzee di Monte Sant’Angelo, Troia e Trani alle chiese rupestri con i loro cicli affrescati (più di 300, concentrate soprattutto nell’arco ionico, a Ginosa, Massafra, Mottola), fenomeno che in età medievale riporta in una architettura ipogea gli schemi delle chiese di rito greco (SS. Stefani di Vaste, a Poggiardo; S. Antonio Abate a Nardò; S. Biagio a San Vito dei Normanni); ma anche gli affreschi duecenteschi della misteriosa costruzione delle Centopietre di Patù, realizzata con blocchi megalitici, o le decorazioni pittoriche che fra XIV e XV secolo nascondono completamente le tessiture murarie in S. Caterina a Galatina o di S. Maria del Casale a Brindisi. Ma è solo una parte di un elenco decisamente più nutrito.
Delle chiese rupestri pugliesi lei ha già avuto modo di occuparsi in veste di direttore dell’Opificio delle Pietre Dure?
Sì, il governo giapponese aveva accolto la richiesta di finanziamento presentata dall'Università di Kanazawa per un progetto di ricerca diagnostica e di documentazione sulla tecnica esecutiva e sullo stato di conservazione delle pitture murali del territorio peninsulare sud-italiano, con particolare riguardo al periodo bizantino e altomedievale. Un progetto che è già partito, un paio di mesi prima del mio incarico in Puglia, su alcune chiese rupestri di Gravina, e che oggi, temiamo, potrà forse subire un arresto a causa della terribile sciagura che ha investito il Giappone.
Quali le criticità del territorio nel settore specifico dei beni culturali?
Sicuramente l’assenza di una messa a sistema, una rete integrata che possa valorizzare al meglio questo straordinario patrimonio. Si pensi, tanto per fare un esempio, quanto valore potrà dare alla zona di Altamura il mettere in relazione il neandertaliano Uomo di Altamura o le 30.000 impronte che rendono unica al mondo la Cava dei Dinosauri, con il fascino naturalistico del Pulo e con la ricchezza culturale della città. Un valore ancora da innescare, con gli opportuni ‘lanci’ internazionali ai massimi livelli della cultura scientifica per quanto riguarda l’uomo e i dinosauri, ma anche con l’attivazione di un sistema correlato di fruizione – ivi comprese ospitalità, gastronomia eccetera - in grado di soddisfare le curiosità e le esigenze proprie del mondo contemporaneo.
Quali le opportunità possibili, le condizioni favorevoli? E quali le iniziative in corso?
Le azioni sicuramente da mettere in campo, e sulle quali stiamo lavorando, intendono raccordare le finalità, la programmazione, i luoghi e il pubblico nella politica culturale degli Enti locali e del nostro Ministero. Dobbiamo congiuntamente, coordinandoci in primo luogo con la Regione, intercettare e perseguire obiettivi comuni per la costituzione sul territorio pugliese di una rete policentrica d’eccellenza. L’ambizione è quella di contribuire alla creazione di una rete stabile per la programmazione degli interventi e la valorizzazione del territorio culturale pugliese, finalizzata innanzitutto alla conservazione del patrimonio, al rialzo della qualità dell’offerta, alla formazione del pubblico e al miglioramento dell’attrattività complessiva del territorio regionale. In sintesi: al punto in cui siamo, per dirla come nel salto in alto, dobbiamo sforzarci per alzare l’asticella.
In questo siamo sicuramente favoriti dalla vitalità tutta positiva delle relazioni con gli attori culturali della Regione. Altra opportunità, non secondaria, potrà derivare dall’utilizzazione di fondi della cooperazione trasfrontaliera, per poter creare reti stabili di relazioni culturali internazionali.
Fra le iniziative culturali si è appena conclusa, con grande successo di pubblico e di critica, la mostra “Pagine di Pietra”, ospitata in un luogo di valore assoluto quale Palazzo Montecitorio a Roma, e lì presente proprio il 17 marzo, giornata di celebrazione del 150° dell’Unità d’Italia.
Una coincidenza quest’ultima – con l’eccezionalità narrativa e decorativa di quella produzione indigena di VII-V sec. a.C. che sono le stele daunie – nella quale mi piace leggere un auspicio: quello che la Puglia, con la sua multiforme identità culturale, è davvero pronta per il grande salto di qualità.
(intervista a cura di Mauro Lovecchio)
fonte dati: www.quotidianoarte.it
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:19 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:19