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Il dinosauro "Antonio" sotto le luci della ribalta alla BIT di Milano: presso lo stand "Tra natura, storia e leggenda", un modello di dinosauro di 4mt x 2mt e materiale illustrativo e promozionale del sito paleontologico del Villaggio del Pescatore
Testo del comunicato
Parteciperà alla BIT di Milano , grazie al Comune di Duino Aurisina, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, il dinosauro noto con il nome di “Antonio”, il più grande dinosauro italiano ed uno dei più completi del mondo, rinvenuto nel sito del Villaggio del Pescatore, in provincia di Trieste. Il Comune di Duino sarà infatti presente alla rassegna, nello stand che vedrà l’esposizione delle principali peculiarità della provincia di Trieste, per promuovere le risorse turistiche del suo territorio e quindi anche del sito paleontologico scoperto, alla fine degli anni ’80, grazie a due appassionati ricercatori di minerali che rinvennero occasionalmente alcuni resti di ossa affioranti, riconosciuti come ossa di dinosauro. La segnalazione del ritrovamento diede l’avvio, nei primi anni ’90, a una serie di campagne di scavo preliminari (anni 1992, 1994 e 1995), effettuate dal Museo Civico di Storia Naturale di Trieste su concessione della Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Archeologici Artistici e Storici del Friuli Venezia Giulia. Ma fu solo nell’aprile del 1994 che una studentessa di geologia, Tiziana Brazzati, scorse tra le rocce calcaree del sito un affioramento che presentava in superficie una zampa anteriore di un rettile fossile: il reperto scoperto era la zampa anteriore di quello che oggi è conosciuto come il dinosauro Antonio (Tethyshadros insularis). La prima campagna di scavo per il recupero urgente degli arti anteriori di “Antonio” (gli agenti atmosferici avrebbero potuto deteriorare le ossa delle zampe) fu coordinata dalla Soprintendenza (1996-97), con scavo condotto dalla ditta specializzata Stoneage di F. Bacchia. Quando le zampe vennero estratte, con grande sorpresa ed eccitazione degli esperti, venne individuata una possibile continuità con il resto del corpo in profondità. Questo permise l’attuazione da parte della Soprintendenza, di una successiva campagna di scavo (1998-1999) effettuata sempre dalla Stoneage su direzione scientifica del paleontologo M. F. Dalla Vecchia e con la direzione lavori dell’archeologa S. Vitri della Soprintendenza. Lo scavo portò alla luce uno scheletro completo ed in perfetto stato di conservazione di dinosauro fossile subito battezzato “Antonio”. Non sappiamo quali cause abbiano portato alla morte di Tethyshadros, ma di sicuro la sua carcassa si è depositata in un bacino di acqua stagnante e salmastra in ambiente litoraneo ed immediatamente ricoperta da sedimenti fangosi fini, preservandolo dal disfacimento ad opera dei predatori. Dopo circa 65 milioni di anni i sedimenti si sono trasformati in rocce calcaree scure chiamate laminiti che indicano un ambiente con scarsa presenza di ossigeno che ha rallentato il processo di decomposizione degli organismi sepolti preservandoli fin nei minimi particolari e ne ha permesso la conservazione fino ai giorni nostri.
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:23 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:23