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Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli "CERAMICHE FINI DA MENSA E VETRI DA SPEDIRE" - 30 agosto 2011
Testo del comunicato
In occasione dell'apertura straordinaria per i Martedì in Arte al MANN, dal 30 agosto al 26 settembre 2011, l'esposizione di ceramiche e vetri dai depositi per far conoscere al pubblico altri materiali di pregio artistico ed interesse storico . Di seguito un testo esplicativo.
All’inizio del periodo imperiale, dopo gli innumerevoli sconvolgimenti economici e politici che scossero l’Italia, si assiste a cambiamenti di gusto e di stile che conducono alla sparizione quasi improvvisa delle produzioni della cosiddetta ceramica “a vernice nera prodotta anche nell’Italia meridionale. Rifacendosi proprio alla tradizione della ceramica seriale, i vasi di età augustea, dal I a. C. al I. sec. d.C. a, riprendono alcune caratteristiche tecnologiche, quali l’elaborazione di forme impilabili per farle viaggiare nella maniera più sicura e soprattutto per occupare minor spazio nelle stive delle navi. All’interno dei vasi si nota l’apposizione di bolli e sigilli, di diverse forme, che indicavano il nome dell’artigiano o padrone dell’officina. Dalla presenza di tali bolli questa ceramica fu denominata Terra Sigillata, caratterizzata da vernice lucida, color rosso mattone o corallino. Numerosi furono i centri di produzione: Arezzo, dove il cambiamento delle forme ceramiche aveva visto la luce, Pisa e, in Campania Pozzuoli e Cales (dove si trovano bolli contraffatti che si ispiravano alla produzione aretina). Nella prima età augustea si assiste alla nascita di un commercio globalizzato che prevedeva il movimento di mercanzie all’interno di un impero divenuto oramai unitario. La novità fu quella di creare ateliers produttori di materiali ceramici o vetrari di serie destinati anche all’esportazione richiesti in tutte le province dell’impero. Avvenne però che già nella prima metà del I sec. d. C. gli ateliers italiani fossero soppiantati da altri ateliers sussidiari, attivi per la clientela militare, presente lungo i confini (limes) a garantire la sicurezza dell’impero. In tale epoca la produzione di serie e l’artigianato d’arte, separati da più di due secoli ( fine III – I sec. a. C.) si ricongiungono per un breve periodo creando oggetti di pregevole fattura tecnica e alto livello estetico, inizialmente in Italia e poi in Gallia (Provenza), Germania, Spagna e Africa. Il movimento di vasi in Terra Sigillata e di operai e tecnici è provato dai nomi presenti sui bolli. A tal proposito si segnala il ritrovamento avvenuto in una casa di Pompei (VIII,5,9 ) nell’ottobre del 1881, di una cassa di legno, non ancora disimballata, contenente 90 coppe di ceramica sud gallica e 37 lucerne prodotte in Italia settentrionale. Le coppe presentano carenature o superfici emisferiche, provviste o meno di decorazioni, impilabili a seconda della loro dimensione. Il ritrovamento di Pompei e le navi affondate nel Mediterraneo, in cui sono presenti numerosi esemplari di ceramica impilata, documentano che l’Italia diviene importatrice di ceramica. Nello stesso periodo l’Italia importa anche oggetti di vetro, soprattutto per quanto riguarda le forme lavorate con la tecnica del vetro soffiato in matrice a stampo con base quadrata. Le forme più famose per la facilità e adattabilità di trasporto e di uso sono le bottiglie di varie dimensioni e le olle quadre.
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:21 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:21