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A Mercogliano (AV), presso l'abbazia di Loreto, un convegno dedicato alla "Maestà" di Montevergine di Montano d'Arezzo nei giorni 7 e 8 giugno
Testo del comunicato
Il recente restauro del dipinto su tavola di Montano d’Arezzo e la sua ricollocazione nella Cappella Antica, fatta realizzare nell’ultimo decennio del 1200 dalla famiglia d’Angiò, hanno indotto l’Abbazia di Montevergine, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Salerno e Avellino, ad organizzare un incontro di studi finalizzato alla conoscenza e alla valorizzazione di un’opera d’arte capitale nel panorama culturale dell’Italia Meridionale a cavallo tra XIII e XIV secolo, anche alla luce dei risultati emersi nelle fasi diagnostiche propedeutiche all’intervento di restauro. La carriera artistica di Montano d’Arezzo, di nascita centro italiana e di cultura assisiate, chiamato a Napoli da Filippo Minutolo, arcivescovo di Napoli, perchè decorasse la cappella di famiglia in duomo, risulta strettamente legata alla casa regnante angioina: nel il documento del 1310 che attesta la sua opera a Montevergine viene definito “familiare” di Filippo d’Angiò, principe di Taranto. La tavola raffigurante la Madonna di Montevergine venne collocata nella navata di destra della chiesa antica trasformata in cappella per volere degli Angiò, occupando lo spazio delimitato dai primi tre intercolumni. Dopo l’incendio del 1611 ed il crollo del 1629 la cappella assunse la facies barocca, che tutt’ora conserva, sotto l’abbaziato di Pietro Danusio prima e di Gian Giacomo Giordano poi, su disegni dell’architetto napoletano Giovan Giacomo Conforto. La nuova chiesa, progettata nel 1947 da Florestano di Fausto, innestando le nuove fabbriche sull’asse trasversale della preesistente chiesa romanica, venne ultimata dopo alterne vicende nei primi anni Sessanta e culminò con il trasferimento dell’icone, nell’edificio moderno. In quegli anni il dipinto fu restaurato nei laboratori del Museo di Capodimonte e nel 1961 venne collocato al di sopra dell’altare monumentale della chiesa appena costruita. L’edificio rispondeva alle esigenze della Comunità Verginiana di disporre di una più ampia capacità ricettiva per ospitare la folla di pellegrini, che da secoli si recava supplice al Santuario di Montevergine per ottenere l’intercessione della Madonna. La tavola di Montano d’Arezzo, per tradizione immagine sacra e miracolosa, nonostante le sue dimensioni, nella vastità degli spazi della chiesa nuova perdeva le sue prerogative iconiche e devozionali. Il dipinto era, infatti, collocato sull’altare maggiore a circa 15 m dal piano di calpestio, distanza che rendeva impossibile il godimento dell’opera. Il progetto di ricollocazione della Maestà di Montevergine nella basilica antica, la cappella in cui Montano eseguì anche l’apparato decorativo (andato perduto durante l’intervento di trasformazione della cappella nella prima metà del Seicento), è maturato nella Comunità Verginiana ed è stato accolto favorevolmente dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Salerno ed Avellino, che ha subordinato l’autorizzazione all’elaborazione di un articolato progetto di studio e di ricerca. Il convegno si pone a coronamento di una proficua stagione di studi.
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:30 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:30