#Paesaggioitaliano. La Selva di Faito in una pianta topografica del Settecento
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InfoDescrizione
Nuovo appuntamento per conoscere un particolare angolo del nostro territorio. Nella pianta che pubblichiamo è raffigurata una località, denominata il Bosco di Faito, posta nel Lazio meridionale, al centro della valle del Sacco. La zona, compresa tra Ceccano e Frosinone, costituisce un’area di rilevante interesse naturalistico e ambientale, grazie alla presenza di specie arboree quali cerri e querce cui si mescolano eccezionalmente i faggi nonostante la scarsa altitudine. Il toponimo “Faito” deriverebbe proprio dalla presenza di un vetusto faggio, ai cui piedi scorre una sorgente, detta “Fontana Colapietro”, simbolo dell’acqua.
La pianta viene realizzata nel 1776 da Giuseppe Barbarelli, perito agrimensore e geometra camerale per decisione del Tribunale della sacra rota in occasione di una causa sorta tra la comunità di Frosinone da una parte e la comunità di Ceccano con i fratelli Franco, Antonio e Guglielmo Guglielmi dall'altra, per alcuni terreni posti in contrada “Selva di Faito”. Come per altre liti giudiziarie relative a questioni territoriali, la carta topografica costituisce uno strumento indispensabile per la soluzione della controversia.
Frutto della misurazione tecnica del territorio, la carta topografica si apprezza anche per l'accuratezza del disegno e il suo carattere decorativo. All’interno di una cornice a motivi geometrici, emergono le vedute prospettiche dei centri di Ceccano, Frosinone e Patrica con le rispettive chiese, fortezze e palazzi. Il paesaggio rurale è reso efficacemente con una simbologia che differenzia i vari tipi di terreno “tanto macchioso che alborato, vitato, lavorativo”. Inserite in cartigli, in basso a destra e sinistra, le legende con le descrizioni della vegetazione, dei colli, fossi, strade che formano il paesaggio. Fra gli alberi è descritto “l’albero d’eschia “, nome dialettale per quercia o farnia. Tra i luoghi si indica il “sito ove si asservi esservi la Pietra del Malconsiglio “. In fondo, oltre la rosa dei venti, la scala inserita in una lapide e gli strumenti di lavoro dell’agrimensore.
Figure professionali dedite della misurazione dei terreni, gli agrimensori appartenevano alla corporazione romana degli agricoltori che rilasciava loro un’abilitazione dopo il superamento di un esame. La loro formazione teorica e pratica comprendeva lo studio dell’aritmetica e della geometria, la conoscenza delle tecniche di disegno e l’uso degli strumenti per misurare i terreni in rilievo. Negli statuti dell’Agricoltura del 1718 erano fissate tariffe differenziate in base al tipo di misura da effettuarsi: ad esempio veniva corrisposto un compenso maggiore per la misurazione delle macchie, più complessa rispetto a quella del terreno seminativo o a prato.
La “Dimostrazione, misura e pianta topografica” è consultabile in alta risoluzione sul sito web al link: http://www.cflr.beniculturali.it//iip_viewer/iipimage-new.php?dir=/AS_Roma/Imago/&file=Cartografica/Collezioni%20disegni%20e%20mappe/Collezione%20I/015/126/1178.jp2
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Archivio di Stato di Roma
Corso Rinascimento, 40 (Palazzo della Sapienza) - 00036 Roma (RM)
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