L'Archivio di Stato di Trieste partecipa ad Archivissima 2021
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Descrizione
Può una vicenda vecchia di oltre
duecento anni avere quel sapore di attualità e quell’efficacia narrativa tipica
di una cronaca di storie di imprenditori, di manifatture e di commercianti che
potremmo leggere su un quotidiano dei giorni nostri?
È la sfida che si è proposto
l’Archivio di Stato di Trieste, custode, come gli altri Archivi di Stato
disseminati sul territorio italiano, di un patrimonio di storie e di uomini,
che potremmo definire per certi aspetti senza tempo, e che mettono in luce, per
chi ha il piacere di andarle a ricercare fra i documenti conservati nei loro depositi,
come le dinamiche delle vicende umane, seppur in un contesto storico
differente, possano trovare efficaci analogie con l’oggi.
In occasione di Archivissima
2021, il festival degli Archivi (4-9 giugno 2021), che si aprirà il 4 giugno
con la Notte degli Archivi e si concluderà il 9 giugno, Giornata Internazionale
degli Archivi, l’Archivio di Stato di Trieste si è messo in gioco nel realizzare
un video che potesse raccontare una delle vicende racchiuse all’interno del
ricco patrimonio documentale conservato.
La storia che abbiamo voluto raccontare
prende le fila da un fascicolo conservato nell’Intendenza commerciale per il Litorale austriaco, uno dei fondi con
i materiali più antichi conservati nell’Archivio di Stato di Trieste, primo
ufficio statale organicamente strutturato, attivo già a partire dal 1731 sotto
Carlo VI, poi rafforzato nel suo potere durante il regno di Maria Teresa
d’Austria, che a partire dal 1749 attuò una politica di generale rinnovamento,
a favore del porto franco di Trieste e dei territori che attorno ad esso
gravitavano.
I fatti si snodano fra il 1775 e
il 1776. La vicenda ruota attorno alla cartiera Cumar, manifattura attiva negli
stabilimenti di Aidussina, oggi in territorio sloveno, e al suo proprietario
Tomaso Cumar, che molto aveva investito nella sua attività e nella produzione
di un bene, quanto mai prezioso: la carta. Carta bianca da scrivere; carta da
imballo, più spessa o più sottile, di colore azzurino, per merci come lo
zucchero, prodotte dall’importante zuccherificio della vicina Fiume; o ancora
carta per fabbricare carte da gioco, con cui sfidare la concorrenza veneta.
Carta fatta rigorosamente come si faceva a quel tempo: carta fatta di stracci,
o per dirla come si si dice da queste parti “di strazze”. È proprio l’Intendenza commerciale che chiede conto
al nostro Tomaso Cumar di alcune lamentele raccolte dal collettore di strazze Antonio Cartolig di Trieste. Ne nasce uno
scambio di lettere, un botta e risposta fra le parti, pronte a difendere
davanti alla Commissione commerciale, ciascuna i propri interessi. Una vera e
propria controversia che ci tiene incollati ai documenti per capire da che
parte stia il torto, dove stia la ragione. Ma su questo, ne siamo sicuri,
ognuno avrà modo di farsi la sua opinione.
Attraverso un breve video dal
titolo “Carte e strazze di fine
Settecento”, a partire da documenti autentici, lo staff dell’Archivio di
Stato di Trieste, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Gorizia, ha
cercato di mettere a fuoco le principali caratteristiche di questa importante
manifattura di generazioni di cartai, i modi di produzione,
l’approvvigionamento delle materie prime, la distribuzione e il commercio del
prodotto finito. Una fotografia di una realtà imprenditoriale che trovava i
suoi punti di forza anche nell’ambito territoriale in cui si era insediata,
l’entroterra dell’attuale provincia di Trieste, allora parte del grande Impero
austroungarico, diverso certo dal più complesso mercato attuale, ma uguale per
certi aspetti nelle dinamiche che lo animavano.
Raccontare per immagini. E non
solo di economia quindi, ma anche racconto di antiche
generazioni di uomini, protagonisti di un tempo passato: piccoli venditori al
dettaglio che, per sopravvivere alle schiaccianti regole imposte dal mercato, adottano
qualche piccolo escamotage nella fornitura delle loro merci; imprenditori senza
scrupoli che utilizzano la loro superiorità, anche culturale, per portare alle
autorità prove, autentiche o false che siano, poco importa, per difendere i
loro interessi e i loro guadagni; funzionari imperiali, chiamati a dirimere
queste liti e molestie forensi, di fatto nella posizione di fare l’interesse
dell’Impero, che deve continuare a prosperare, nonostante le miserie umane
nascoste fra le pieghe di quelle storie di successo di uomini detentori di
grandi capitali, chiamati a muovere l’economia dell’epoca.
Posizione
Archivio di Stato di Trieste
Via Alessandro La Marmora, 17 - 34139 Trieste (TS)
Contatti
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