L’anima egizia - Dialoghi di archeologia, architettura, arte e paesaggio
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Descrizione
Giovedì 2 luglio ore 19:30 vi aspettiamo presso la Cittadella dei Musei in Piazza Arsenale a Cagliari per l’incontro “L’anima egizia. Riti funerari e viaggi ultraterreni. Qual era la concezione, nell’antico Egitto, del viaggio dell’anima nell’Aldilà? Quale rilevanza sociale avevano le cerimonie di accompagnamento del defunto alla sepoltura?”.
Christian Greco, Archeologo Direttore del Museo Egizio di Torino, terrà l’incontro nell’ambito della rassegna “Dialoghi di archeologia, architettura, arte e paesaggio” a cura di Maria Antonietta Mongiu e di Francesco Muscolino.
Adorna il tuo posto nella valle,
La tomba che dovrebbe concepire il tuo cadavere;
preparala prima di una tua preoccupazione,
una cosa che importa ai tuoi occhi.
Emula il grande dipartito,
coloro che sono a riposo all’interno delle loro tombe.
Nessuna colpa si accumula in coloro che lo fanno.
(Le istruzioni di Any, scriba del palazzo della Regina Ahmose Nefertari)
Per gli antichi Egizi, questa preoccupazione del luogo del riposo finale del defunto era più che una semplice considerazione pratica; essi infatti caricavano le loro tombe di diverse funzioni vitali. La camera funeraria proteggeva il corpo del defunto e, in congiunzione con la cappella soprastante, al livello di calpestio, fungeva da tramite per la sua rigenerazione e per l’esistenza eterna nell’Aldilà. La cappella era inoltre pensata come ad uno spazio in cui l’identità del defunto era protetta nel mondo ultraterreno, e veniva commemorata tra i viventi che visitavano la tomba e che venivano in contatto con il morto. Infine, la tomba era anche considerata parte di un più ampio complesso di monumenti che nell’Antico Egitto erano dedicati alla sacra permanenza, collegando la società e rafforzando visivamente la sua identità culturale.
Lo scrittore greco Diodoro Siculo (circa 60-56 a.C.) scrisse delle credenze degli antichi Egizi sulla morte, sulla tomba e sul suo spazio all’interno del culto mortuario: “gli abitanti dell’Egitto non hanno considerazione alcuna del periodo della loro vita, ma danno un incredibile valore al periodo dopo la morte, quando saranno ricordati per le loro virtù e, mentre danno il nome di alloggio provvisorio alle abitazioni dei vivi intendendo però che ci vivranno per un breve periodo, essi chiamano le tombe dei defunti case eterne, dato che i morti trascorreranno infinite ore nell’Ade; di conseguenza, essi dedicano meno pensieri agli arredi delle loro case, ma non rinunciano ogni eccesso di zelo nell’adornare le loro sepolture”.
Spesso chiamata come “casa dell’eternità”, il complesso privato della tomba che proteggeva il corpo del defunto fungeva anche da complesso rituale, che assicurava la trasfigurazione ed il benessere eterno al morto, e serviva da monumento per proiettare l’identità del proprietario verso il mondo ultraterreno e per commemorare la morte nel mondo terreno.
Il fine ultimo del defunto era di quello di entrare nel regno divino equipaggiato con gli attributi degli dei creatori. Questo stato esaltato è chiamato akh, una parola che ha connotazioni di luminosità e possiede il potere creativo. Per raggiungere questa condizione dovevano essere raggiunti diversi prerequisiti: appropriato trattamento del cadavere (inclusa la mummificazione), la creazione dei un luogo adibito al riposo eterno con una sistemazione per il culto del morto (la cappella funeraria o il monumento funerario reale), e la creazione e il mantenimento di un culto funerario. Quando tutte queste cose erano state fatte, la persona morta poteva essere assimilata con Osiride e Ra, e poteva entrare nell'Aldilà.
L’importanza che veniva attribuita a queste preoccupazioni ha portato all'investimento di ingenti risorse nella creazione dei monumenti e degli oggetti ritenuti essenziali. Questi sono i resti materiali di cui ci meravigliamo oggi: le piramidi, le cappelle dipinte delle tombe, gli ornamenti d'oro delle mummie, i papiri, le bare spettacolari e i sarcofagi.
Una meravigliosa preghiera o inno ad Osiride, a sinistra della nicchia della statua nella tomba tebana di Menkheper (TT 258), dona una chiara spiegazione dell’intento del defunto:
Voglio cantarti una canzone propiziatoria a tutti i tuoi nomi
Osiride Kentimenty (il primo degli Occidentali, cioè il primo dei defunti)
E voi divinità dell’Aldilà
Ascoltatemi, perché vi sto chiamando
Volgete il vostro cuore alla mia supplica,
non c’è nessun dio che dimentichi la sua creazione
Possa il vostro respiro vitale entrane nel mio corpo,
possa il vostro vento da nord essere dolce nelle mie narici
sono venuto dal bel sentiero della rettitudine
per preservare tutti i miei lembi
possa il mio ba vivere, il mio akh essere divino
possa il mio nome essere eccellente nella bocca delle persone.
Nel corso della lezione si cercherà di comprendere se questa visione fosse condivisa da tutti gli Egizi, oppure se il dubbio di una vita ultraterrena possa essere rintracciato nei testi antichi.
L’incontro si terrà alle ore 19:30 presso la Cittadella dei Musei oppure potrà essere seguito da remoto in diretta streaming su Facebook e YouTube.
Posizione
Musei nazionali di Cagliari
Piazza Arsenale, 1 - 09124 Cagliari (CA)
Contatti
- Tel
- +39 070655911
- man-ca.informazioni@cultura.gov.it man-ca@pec.cultura.gov.it
- Website
- https://museinazionalicagliari.cultura.gov.it/