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Museo Archeologico Nazionale della Valle Camonica a Cividate Camuno. Una nuova e più adeguata sede per una delle realtà archeologiche più sorprendenti dell’arco alpino.
Testo del comunicato
A quarant’anni dall’inaugurazione avvenuta il 5 luglio 1981, a sei dall’idea di un nuovo Museo e tre anni dopo l’avvio ufficiale dei lavori nell’autunno 2018 a Cividate Camuno, antica Civitas Camunnorum, apre le porte il rinnovato museo della Valle Camonica romana.
“Il nuovo museo, collocato nel centro storico, con un percorso razionalizzato ed ampliato rispetto alla vecchia sede, risponde a molteplici esigenze: innanzi tutto a quella di dare spazio ad un patrimonio, quello emerso dagli scavi, in continua crescita, – chiarisce Emanuela Daffra, Direttore regionale Musei Lombardia del Ministero della Cultura – poi a quella di aggiornare i percorsi rispetto all’affinarsi degli studi e ai nuovi orizzonti della disciplina, infine, ma non da ultimo, per avvicinare un pubblico che ha abitudini visive, stili e modelli di conoscenza completamente diversi rispetto agli anni Ottanta ed in continua evoluzione. I luoghi espositivi non sono neutri e sono il basso continuo che guida il dialogo tra oggetti e visitatori.”
Una nuova sede, un nuovo racconto
La nuova sede del museo sorge nel centro storico di Cividate Camuno, in un ex convento, poi sede dell’Incubatore d’Imprese, proprio di fronte alla Chiesa Parrocchiale, nel cuore della Civitas romana e dell’abitato medioevale, come dimostrano i resti rinvenuti nel cortile. È una collocazione che concretizza con evidenza visiva la stratificazione storica del territorio e ne ribadisce la continuità, facendo del museo il centro vivo di una archeologia diffusa, che lo contestualizza e lo spiega.
Il progetto architettonico invece si è dovuto confrontare con la rifunzionalizzazione di un immobile inespressivo, manomesso e che non nasceva per fini espositivi.
“A scala architettonica, l’azione di progetto ha comportato la trasformazione di una distribuzione paratattica degli ambienti, uffici accessibili da percorsi comuni disposti ad anello su piani sovrapposti, in un percorso sequenziale in cui il visitatore è accompagnato in una narrazione continua attraverso le sezioni del museo. La trama non è cronologica ma l’approccio è tematico, in accordo con il progetto scientifico. Ogni sezione è connotata da un colore, che ricorre anche nel progetto di allestimento” – spiega Ilaria Volta dello studio di architettura Volta di Brescia che ha curato progetto architettonico, museografico e di allestiment0 – “traducendo le intenzioni del progetto scientifico in un linguaggio nuovo e accogliente. I colori delle sezioni non sono arbitrari, appartengono alla palette Le Corbusier del 1931, con qualche incursione in quella del ‘59 (bianco, nero e oro)”.
Al colore è affidato il dialogo tra l’antico e la classicità moderna, in una narrazione senza soluzione di continuità. I colori delle sezioni si armonizzano, secondo la grammatica della tastiera cromatica di Le Corbusier, in accordi tonali con colori-cerniera, che corrispondono alle congiunzioni nel fraseggio del racconto.
Le vetrine dell’allestimento si dispongono come scatole “disfatte” nell’atto della sorpresa e della scoperta. Su un nastro colorato i reperti si disvelano e si raccontano nella loro unicità.


