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Recuperato un importante documento sul pittore Sodoma
Testo del comunicato
La Soprintendenza archivistica per l’Emilia-Romagna ha recentemente recuperato un importante documento relativo alle vicende del pittore Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma (1477-1549). Si tratta di un atto rogato a Roma l’11 maggio 1521, dal notaio Johannes Jacobus Bucca, mediante il quale Marco Bernabei da Foligno affidava per il proprio apprendistato il figlio Alessandro a Giovanni Antonio Bazzi, celebre pittore originario di Vercelli ma attivo prevalentemente a Siena. Il documento è un ulteriore esempio che si aggiunge al novero dei contratti di apprendistato dei pittori in età rinascimentale. Ma la sua vera importanza risiede altrove. Come spiega uno dei maggiori conoscitori del Sodoma, il prof. Roberto Bartalini dell'Università di Siena, l’atto è di estrema rilevanza storica, poiché “getta un fascio di luce molto significativa su uno dei periodi più oscuri del Sodoma, gli anni che vanno dal 1518 al 1524/25, sui quali finora le fonti tacevano ostinatamente e spinge a supporre che nel 1521 il pittore avesse trapiantato nell’Urbe la sua attività, spintovi forse anche dal fatto che dal 1520 si era trasferito a Roma pure Sigismondo Chigi, suo maggiore committente e patrono fin dal primo decennio del secolo, il quale, dopo la morte del fratello Agostino, assunse le redini del banco chigiano e prese possesso della Farnesina (fino alla morte, che lo colse appunto a Roma nel 1526). Un fatto che permette di spiegare meglio le scelte figurative che il Sodoma farà una volta rientrato a Siena alla fine del 1524, quando realizzò alcuni dei suoi dipinti più celebri (il gonfalone con San Sebastiano oggi alla Galleria degli Uffizi, gli affreschi della cappella di Santa Caterina in San Domenico a Siena), opere fortemente legate al precedente di Raffaello e agli sviluppi della pittura a Roma nei primi anni venti del Cinquecento”. Il documento, costituito da un bifolio recante sulle prime tre facciate il testo dell’atto e le relative sottoscrizioni e nella quarta i suoi elementi identificativi, è da ricondurre al protocollo del notaio del Tribunale dell’Auditor Camerae Bucca Johannes Jacobus (vol. 1254), relativo agli anni 1519-1524 conservato presso l'Archivio di Stato di Roma. Di questa provenienza esso reca tracce significative che sono state rilevate per l'impegno della dott.ssa Ingrid Germani, della Soprintendenza archivistica per l'Emilia-Romagna e della dott.ssa Maria Antonietta Quesada dell'Archivio di Stato di Roma. All'individuazione del documento e al suo recupero si è giunti grazie alla collaborazione del signor Paolo Rambaldi, titolare dell'omonimo Studio Bibliografico, che lo scorso 30 agosto ha consegnato l'atto notarile nelle mani del Soprintendente archivistico per l'Emilia-Romagna, dott. Stefano Vitali. Mercoledì 14 settembre 2011 il documento è stato ufficialmente consegnato al Direttore dell'Archivio di Stato di Roma, dott. Eugenio Lo Sardo, che avrà cura di ricollocarlo fra gli atti del notaio Johannes Jacobus Bucca, dai quali è stato separato in circostanze che restano oscure.
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:21 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:21