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POMPEI Diamo al passato un futuro migliore
Testo del comunicato
Esistono posti capaci di suscitare emozioni senza tempo. E di farti sentire parte della storia.
Pompei è una testimonianza unica al mondo, che parla di ognuno di noi, rappresenta la nostra cultura e conserva fissate in un istante le origini di ciò che siamo.
Un luogo che racconta la vita di chi lo ha abitato, il ricordo di chi lo ha conosciuto e le esperienze di chi ancora oggi lo visita.
A noi spetta il compito di tutelare tutte queste storie, così indissolubilmente legate tra loro da essere al tempo stesso memoria e visione comune.
Diamo al passato un futuro migliore.
Cominciamo da qui.
Il sito archeologico di Pompei
La superficie della città antica è di circa 66 ettari; la superficie scavata è di circa 45 ettari. 1500 sono gli edifici (domus e monumenti) alla luce. I numeri danno conto, anche soltanto dal punto di vista quantitativo, dell’impegno necessario, in termini di risorse economiche e professionali.
- 1.500 EDIFICI
- 2 MILIONI DI m3 DI STRUTTURE MURARIE
- 17.000 m² DI DIPINTI
- 20.000 m² DI INTONACI
- 12.000 m² DI PAVIMENTO
- 20.000 m² DI COPERTURE PROTETTIVE
Di fronte, non si ha, semplicemente, un’area archeologica estesa, ma un organismo urbano complesso, un’intera città antica, frequentata da circa 2.500.000 di visitatori (anno di riferimento 2013). Il tempo ci ha restituito una città in forte sofferenza, appena riemersa dal terremoto
del 62 d.C. per essere poco dopo investita dall’eruzione vesuviana del 79 d.C.; dopo diciassette secoli, nel corso dei quali la città restò sepolta e dimenticata, l’attività di scavo dalla metà del Settecento ad oggi ha portato alla messa in luce di due terzi dell’insediamento.
Molteplici i fattori di degrado: il progressivo quanto inarrestabile deterioramento delle strutture,
a volte sollecitato da restauri condotti nel corso del tempo (in particolare dopo il secondo conflitto mondiale) secondo metodologie inadeguate; l’erosione determinata dall’esposizione agli agenti atmosferici; la crescita della vegetazione spontanea; l’inquinamento atmosferico; l’erosione antropica.
La Soprintendenza
La legge 6 agosto 1981 n. 456 decreta la nascita della Soprintendenza archeologica di Pompei, all’indomani del terremoto del 1981, operando il distacco territoriale dei comuni vesuviani dal resto della provincia di Napoli e dal Museo Archeologico Nazionale, che per volontà dei Borbone era stato destinato ad accogliere, oltre alla collezione Farnese, le antichità provenienti dagli scavi di Pompei e Ercolano.
La legge 8 ottobre 1997, n. 352, art. 9, dota la Soprintendenza di autonomia scientifica, organizzativa, amministrativa e finanziaria; al soprintendente archeologo si affianca la figura di
un dirigente amministrativo.
Il D.P.R 26 novembre 2007 n. 233 istituisce la Soprintendenza Speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei, dotata, come i nuovi Poli Museali, di autonomia di bilancio. La competenza territoriale abbraccia l’intera provincia di Napoli e include oltre a Pompei, ad Ercolano e ai siti vesuviani, l’area flegrea (con i siti di Cuma, Pozzuoli, Baia), la città di Napoli con il Museo Archeologico Nazionale, la costiera sorrentina, Ischia e Capri.
Pochi mesi dopo l’istituzione della Soprintendenza Speciale, con il DPCM del 4 luglio 2008, viene dichiarato lo stato di emergenza in relazione alla situazione di grave pericolo in atto nell’area archeologica di Pompei e nominato un Commissario Straordinario, che termina la sua attività
il 31 luglio 2010, data oltre la quale la Soprintendenza Speciale è rientrata in un regime di gestione ordinaria.
Dal gennaio 2014 la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei si scinde
in due istituzioni, l’una con competenza su Napoli, area flegrea e Caserta e l’altra con competenza sui siti vesuviani (Pompei, Ercolano e Stabia, Oplontis e Boscoreale) e diventa Soprintendenza Speciale per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia.
Fondi ordinari
Ogni anno la Soprintendenza destina parte delle risorse proprie a lavori di restauro e di manutenzione del patrimonio archeologico dei siti di competenza.
Le entrate complessive sono costituite da:
- 98% ENTRATE PROPRIE (INCASSI DI BIGLIETTERIE, ROYALTIES E CONCESSIONI)
- E IL RESTANTE DA TRASFERIMENTI STATALI
- 70% INTERVENTI SU STRUTTURE ARCHEOLOGICHE (RESTAURI, MESSE IN SICUREZZA, IMPIANTISTICA, ECC.)
- 30% SPESE VARIE (GESTIONE ORDINARIA, SERVIZI DI PULIZIA, ELETTRICITÀ, MANUTENZIONE DEL VERDE, ECC.)
Tra i numerosi lavori realizzati tra il 2011 e il 2013 a Pompei si segnalano i ‘Lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria’ dell’area archeologica, che hanno comportato un impegno di oltre
1.500.000 Euro, permettendo di mettere in sicurezza oltre 100 punti della città antica. Tra i vari interventi del 2013 si ricordano i lavori che hanno consentito la riapertura della casa degli Amorini Dorati e dell’Orto dei Fuggiaschi, due dei luoghi più rinomati della città antica.
Per il 2014 il Ministero ha accelerato la destinazione immediata di una prima tranche di 2 milioni di Euro per i lavori di ordinaria manutenzione. E per le festività pasquali è prevista l’apertura al pubblico di tre nuove domus: la casa di Marco Lucrezio Frontone, la casa di Trittolemo e la casa di Romolo e Remo.
Sempre su risorse ordinarie gravano i servizi di manutenzione del verde e di pulizia.
Servizi attivati negli scavi
Tre gli ingressi agli scavi:
- Ingresso di porta Marina, in prossimità della fermata della circumvesuviana.
- Ingresso di piazza Esedra, in corrispondenza dell’uscita autostradale.
- Ingresso di piazza Anfiteatro, verso la città moderna.
Questi i principali servizi offerti al pubblico:
- Ufficio Informazioni presso porta Marina e piazza Esedra (4 lingue)
- Servizio di audioguide (porta Marina)
- Bookshop
- Deposito bagagli
- Coordinamento guide turistiche
- Servizio ristorazione all’interno degli scavi
- Assistenza sanitaria al pubblico - postazione di Pronto Soccorso
- Presso gli scavi di Pompei è attiva, inoltre, una stazione dei Carabinieri, che svolge quotidiana attività di controllo a supporto della Soprintendenza.
I visitatori
I flussi turistici sono molto consistenti. Pompei è il secondo sito archeologico più visitato in Italia, dopo il circuito Colosseo-Fori-Palatino: i visitatori sono circa 2.500.000 che generano, mediamente, un introito annuale pari a oltre 20.300.000 Euro.
STORIA DEGLI SCAVI DI POMPEI
Domenica andammo a Pompei.
Molte sciagure sono accadute nel mondo, ma poche hanno procurato
altrettanta gioia alla posterità.
Credo sia difficile vedere qualcosa di più interessante.
Le case sono piccole e anguste, ma tutte contengono all’interno elegantissime pitture.
Notevole la porta cittadina, con l’attiguo sepolcreto;
la tomba di una sacerdotessa è a forma di panca circolare,
con una spallera di pietra dov’è incisa un’iscrizione in lettere capitali.
Guardando oltre la spalliera si vede il mare e il sole al tramonto.
Un posto mirabile, degno di sereni pensieri.
Johann Wolfgang von Goethe (1749 - 1832), Viaggio in Italia, 1816.
Gli scavi ebbero inizio nel 1748, durante il regno di Carlo di Borbone, Re delle Due Sicilie, con l’intento prevalente di conferire prestigio alla casa reale.
Si procedette in modo discontinuo e in punti diversi dell’area, che solo dopo qualche anno fu identificata come Pompei, senza un piano sistematico. Furono così riportati alla luce parte della necropoli fuori porta Ercolano, il tempio di Iside, parte del quartiere dei teatri.
Il periodo di occupazione francese, all’inizio del 1800, vide un incremento degli scavi, che venne poi spegnendosi con il ritorno dei Borbone. Si lavorò nella zona dell’anfiteatro e del Foro e ancora in quella di porta Ercolano e dei teatri. Grande eco suscitò la scoperta della casa del Fauno, con il grande mosaico raffigurante la Battaglia di Alessandro.
Dopo l’unità d’Italia e la nomina di Giuseppe Fiorelli alla direzione degli scavi (1861) si ebbe una svolta nel metodo di lavoro. Si cercò di collegare i nuclei già messi in luce e di procedere in modo sistematico, di tenere resoconti di scavo più dettagliati, di lasciare sul posto i dipinti (precedentemente venivano staccati e portati al museo di Napoli).
Fu anche introdotto il metodo dei calchi in gesso, che consentì di recuperare l’immagine delle vittime dell’eruzione. All’inizio del nostro secolo, l’esplorazione venne estendendosi, seguendo le direttrici costituite dalle strade, verso la parte orientale della città, ponendo sempre più attenzione anche alle tracce lasciate dal piano superiore delle case.
Si giunge così al lungo periodo (1924 - 1961) segnato da Amedeo Maiuri. Nella sua intensa attività, oltre alla scoperta di edifici di grande prestigio (valga per tutti la villa dei Misteri) è da segnalare il completamento della delimitazione della città, lo scavo di ampia parte delle regioni I e II e della necropoli di porta Nocera, l’inizio metodico dell’esplorazione degli strati sottostanti al livello del 79 d.C., alla ricerca delle fasi più antiche di Pompei.
In questi ultimi decenni, l’attività di scavo si è progressivamente ridotta a favore di interventi di restauro, messa in sicurezza e manutenzione degli edifici già portati alla luce. Attività che hanno ricevuto nuovo impulso grazie al Grande Progetto Pompei che è attualmente in fase di attuazione.
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:37 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:37