Pubblicato il:
Iscriviti alla newsletter
MANUTENZIONE E CURA DEL TERRITORIOSintesi degli orientamenti maturati con il Seminario del 21 Ottobre 2016 promosso dalla Diocesi di Brescia e dall'Istituto Mnemosyne
Testo del comunicato
L'Ufficio beni culturali ecclesiastici della Diocesi di Brescia e l'Istituto Mnemosyne hanno promosso – il 21 Ottobre 2016 – il Seminario: MANUTENZIONE E CURA DEI BENI CULTURALI, BASE PER COSTRUIRE UNA CITTÀ VIVIBILE.
All'apertura di Massimo Tedeschi (redattore del Corriere Brescia) e al saluto del Soprintendente arch. Giuseppe Stolfi (Direttore della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia) è seguita l'introduzione di Mons, Federico Pellegrini (Direttore dell'Ufficio dei beni culturali della Diocesi di Brescia) e le relazioni di Don Valerio Pennasso (Direttore dell'Ufficio Nazionale CEI Beni Culturali Ecclesiastici) e, per conto di Mnemosyne, degli arch.ti Carlo Minelli e Flavio Cassarino e dell'ing. Dario Benedetti e di Pietro Segala, in quanto autore dell'ebook “Uscir di nicchia” edito da Nardini a Firenze (presentato da don Pennasso).
Il complesso degli interventi ha evidenziato, tra gli altri, gli orientamenti qui sinteticamente riassunti:
1. il valore e la novità del “progetto di conservazione programmata” dei beni di proprietà delle parrocchie del centro storico di Brescia, finanziato dalla Fondazione Cariplo su proposta della Diocesi di Brescia e dell'Istituto Mnemosyne;
1.1. progetto mutuato dalle proposte che (in coerenza con le indicazioni dell'ICR di Giovanni Urbani fin dall'inizio degli Anni '70 del '900) proponevano di orientare gli interventi di conservazione, dalle singole opere alla cura delle condizioni microclimatiche dei contesti ambientali connotati dalla presenza di materiali d'arte e di storia;
2. quelle proposte postulano che la salvaguardia delle risorse d'arte si può conseguire tanto meglio, quanto maggiore sia la capacità di:
2.1. inscrivere in uno stesso disegno scientifico e organizzativo la tutela del patrimonio naturale e del patrimonio culturale;
2.1.1. tutela che, pertanto, deve attenere la complessità di ogni territorio, che (essendo connotato da molteplici e variegate quantità di segni d'arte di tutti i tempi) è sempre “territorio storico”;
2.2. condividere quanto, in ogni territorio, la fattiva cura dell'arte sia di necessità rivolta prima che verso i singoli beni, verso l’ambiente che li contiene e dal quale provengono tutte le possibili cause del loro deterioramento. Il suo obiettivo è pertanto il controllo di tali cause, per rallentare quanto più possibile la velocità dei processi di deterioramento, intervenendo, in pari tempo e se necessario, con trattamenti manutentivi appropriati ai vari tipi di materiali;
2.3. promuovere piani di governo dei territori storici che consentano la puntuale conoscenza delle condizioni ambientali-antropiche-strutturali dei diversi ambienti d'arte, conoscenza che è premessa alla sistematica cura delle cause di degrado, al fine di poter far procedere il più lentamente possibile la naturale caducità di ogni realtà costruita (compresi i materiali d'arte e di storia).
3. Da queste indicazioni, per lo più ricavate direttamente dai testi di Giovanni Urbani, sono maturati soprattutto tre auspici:
3.1. il dialogo tra gli Ordini e i Collegi e le Associazioni (che raccolgono le professionalità della salvaguardia delle risorse dei territori storici) e gli Organi della tutela, le Università e gli Organismi rappresentativi dei proprietari-responsabili delle risorse dei territori storici (Diocesi, Regioni, Comuni, Associazioni agricole) deve rendere presto operativi innovanti processi formativi e
attività di aggiornamento dei professionisti della salvaguardia delle risorse dei territori storici, oltre che la sperimentazione di pertinenti processi di curasalvaguardia delle maggiori e più qualificanti risorse di cui l'Italia dispone;
3.2. adeguate committenze, di “salvaguardia programmata” di ogni territorio e di ogni edificio d'arte, potranno moltiplicarsi soltanto con pertinenti azioni di aggiornamento attivate da tutte le realtà associative-istituzionali rappresentative dei proprietari-responsabili della cura delle risorse dei territori storici (a Brescia, soprattutto: l'Associazione Comuni, la Diocesi, e le Associazioni di
operatori agricoli);
3.3. urge che i centri formazione professionale promuovano anche la preparazione tecnica e culturale di nuovi Manutentori d'arte (capaci di correlare le azioni dei più limitati e motivati interventi diretti sulle singole opere, con il controllo dell'efficacia delle strumentazioni funzionali all'equilibrio delle condizioni ambientali-strutturali-antropiche delle diverse sedi storiche) e, soprattutto, di Muratori, Falegnami, Vetrai, Impiantisti, Elettricisti, Climatizzatori, perché maturino sempre meglio le peculiarità della cura-salvaguardia di ogni territorio e di ogni edificio d'arte, al fine di saper sempre meglio attivare i processi più coerenti ai bisogni di amorevole accompagnamento della naturale caducità di ogni realtà terrena (realtà nella quale i contesti d'arte hanno valore umanizzante per tutti: residenti, pellegrini, immigrati, visitatori).
4. L'impegno della Diocesi di Brescia e dell'Istituto Mnemosyne a continuare la reciproca collaborazione perché procedano le esperienze formative e professionali più utili alla cura-salvaguardia delle risorse di cultura dei territori bresciani.
5. Ritenendo che la cura-salvaguardia delle risorse dei territori storici sia condizione per la costruzione di città meglio vivibili, è condiviso l'auspicio che i processi della “salvaguardia programmata” diventino sempre più condivisi e meglio sperimentati ovunque, possibilmente in coerenza con le indicazioni del cosiddetto “Piano Umbria”, redatto dall'ICR nel 1973-75 (e ora leggibile in www.istituto-mnemosyne.it ).
Fonte dati:
www.istituto-mnemosyne.it
Tel. 329.8642280
E-mail: info@istituto-mnemosyne.it
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:54 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:54