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La Tutela del Paesaggio: intervista a Mario Lolli Ghetti
Testo del comunicato
Mario Lolli Ghetti, direttore generale per Paesaggio, Belle Arti, Architettura e Arte Contemporanee, raggiunto telefonicamente, ha voluto commentare la ricorrenza del primo decennale dalla sottoscrizione della Convenzione europea del Paesaggio, firmata a Firenze dal Comitato dei Ministri della Cultura e dell’Ambiente del Consiglio d’Europa il 20 ottobre 2000.
“‘Paesaggio’ designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”, recita in apertura la Convenzione, che dispone i provvedimenti condivisi per la tutela, definendo politiche e obiettivi comuni agli Stati membri.
“Il Governo Italiano ha voluto fortemente che le celebrazioni per il decennale venissero ospitate a Firenze”, ha esordito il direttore generale. Saranno due le giornate di studio, il 19 e 20 ottobre, che affronteranno tematiche come la qualità del paesaggio in coincidenza con la qualità della vita e con la qualità delle politiche da mettere in atto per la tutela e la conservazione. Una sezione sarà dedicata alla sensibilizzazione, all’educazione e alla formazione, allo sviluppo sostenibile e al paesaggio inteso come proprietà della cultura europea, non riservata all’azione dei singoli Stati.
Alla due giorni contribuiranno studiosi provenienti dai vari Paesi.
Quanto ai risultati ottenuti, Lolli Ghetti ribadisce come “l’effetto darà frutti nel lungo periodo. È importante che si prenda coscienza delle necessità di tutela del nostro paesaggio. È fondamentale che venga diffuso a tutti i livelli della popolazione il senso di quanto l’identità dei cittadini si identifichi anche con la conservazione del paesaggio, come valore culturale, economico e come qualità della vita”.
Quanto alla necessità di perseguire un miglioramento della qualità della vita, il direttore generale dichiara che “non pensiamo debba esserci un immobilismo assoluto e totale. Questo andrebbe contro lo sviluppo sociale e civile. Ci sono delle realizzazioni che devono essere portate avanti. Il problema è il come. Cito un esempio un po’ provocatorio. Sicuramente uno dei segni più impattanti nel paesaggio italiano è costituito dalle strade e dagli acquedotti realizzati dagli antichi romani. Erano delle infrastrutture fondamentali che hanno segnato in maniera traumatica il paesaggio. Oggi però nessuno oserebbe dire che gli acquedotti romani sono dei segni disturbanti, sono dei segni che arricchiscono”.
Riguardo allo sviluppo e all’impiego di fonti di energia alternativa, “è ovvio che sia i pannelli solari che le pale eoliche impattano fortemente sul territorio. Le pale eoliche per le loro enormi dimensioni sono visibili a grande distanza e quindi possono interferire con le letture dei paesaggi storici. D’altro canto la ricerca di fonti alternative dev’essere perseguita a tutti i costi perché non possiamo continuare a essere schiavi dei combustibili fossili o di altri elementi inquinanti. Quanto all’eolico ritengo che ci saranno in futuro delle evoluzioni sulle tipologie degli impianti, arrivando a soluzioni meno traumatiche, che impieghino ad esempio un sistema ad eliche verticali. Quello che mi preoccupa molto è la distribuzione dell’energia prodotta, non vorrei che si producesse energia inutilizzata. In secondo luogo, tra 20-25 anni, quando queste pale saranno obsolete, si presenterà il problema della loro rimozione e delle relative responsabilità”.
Esistono naturalmente dei vincoli paesaggistici che impongono particolari restrizioni e variano a seconda dell’area interessata. “Nel caso delle pale eoliche”, spiega l’architetto, “bisogna considerare anche la visibilità che può interferire con aree o monumenti vincolati. Il compito di vigilare affinché questi vincoli vengano rispettati è affidato alle soprintendenze e alle direzioni regionali”.
intervista a cura di: Mauro Lovecchio
fonte dati: www.quotidianoarte.it
“‘Paesaggio’ designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”, recita in apertura la Convenzione, che dispone i provvedimenti condivisi per la tutela, definendo politiche e obiettivi comuni agli Stati membri.
“Il Governo Italiano ha voluto fortemente che le celebrazioni per il decennale venissero ospitate a Firenze”, ha esordito il direttore generale. Saranno due le giornate di studio, il 19 e 20 ottobre, che affronteranno tematiche come la qualità del paesaggio in coincidenza con la qualità della vita e con la qualità delle politiche da mettere in atto per la tutela e la conservazione. Una sezione sarà dedicata alla sensibilizzazione, all’educazione e alla formazione, allo sviluppo sostenibile e al paesaggio inteso come proprietà della cultura europea, non riservata all’azione dei singoli Stati.
Alla due giorni contribuiranno studiosi provenienti dai vari Paesi.
Quanto ai risultati ottenuti, Lolli Ghetti ribadisce come “l’effetto darà frutti nel lungo periodo. È importante che si prenda coscienza delle necessità di tutela del nostro paesaggio. È fondamentale che venga diffuso a tutti i livelli della popolazione il senso di quanto l’identità dei cittadini si identifichi anche con la conservazione del paesaggio, come valore culturale, economico e come qualità della vita”.
Quanto alla necessità di perseguire un miglioramento della qualità della vita, il direttore generale dichiara che “non pensiamo debba esserci un immobilismo assoluto e totale. Questo andrebbe contro lo sviluppo sociale e civile. Ci sono delle realizzazioni che devono essere portate avanti. Il problema è il come. Cito un esempio un po’ provocatorio. Sicuramente uno dei segni più impattanti nel paesaggio italiano è costituito dalle strade e dagli acquedotti realizzati dagli antichi romani. Erano delle infrastrutture fondamentali che hanno segnato in maniera traumatica il paesaggio. Oggi però nessuno oserebbe dire che gli acquedotti romani sono dei segni disturbanti, sono dei segni che arricchiscono”.
Riguardo allo sviluppo e all’impiego di fonti di energia alternativa, “è ovvio che sia i pannelli solari che le pale eoliche impattano fortemente sul territorio. Le pale eoliche per le loro enormi dimensioni sono visibili a grande distanza e quindi possono interferire con le letture dei paesaggi storici. D’altro canto la ricerca di fonti alternative dev’essere perseguita a tutti i costi perché non possiamo continuare a essere schiavi dei combustibili fossili o di altri elementi inquinanti. Quanto all’eolico ritengo che ci saranno in futuro delle evoluzioni sulle tipologie degli impianti, arrivando a soluzioni meno traumatiche, che impieghino ad esempio un sistema ad eliche verticali. Quello che mi preoccupa molto è la distribuzione dell’energia prodotta, non vorrei che si producesse energia inutilizzata. In secondo luogo, tra 20-25 anni, quando queste pale saranno obsolete, si presenterà il problema della loro rimozione e delle relative responsabilità”.
Esistono naturalmente dei vincoli paesaggistici che impongono particolari restrizioni e variano a seconda dell’area interessata. “Nel caso delle pale eoliche”, spiega l’architetto, “bisogna considerare anche la visibilità che può interferire con aree o monumenti vincolati. Il compito di vigilare affinché questi vincoli vengano rispettati è affidato alle soprintendenze e alle direzioni regionali”.
intervista a cura di: Mauro Lovecchio
fonte dati: www.quotidianoarte.it
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:14 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:14