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La Divina Commedia nell’arte: Crstina Acidini ne parla a Ravenna
Testo del comunicato
Il prossimo 4 settembre, alle ore 18.30 presso gli antichi Chiostri Francescani di Ravenna, nell’ambito della terza edizione della rassegna “Dante 2021”, il Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini, presenzierà all’incontro dal titolo “Dante per me”. Questa una breve sintesi del suo intervento.
Fin dal suo apparire la Comedia di Dante Alighieri o, secondo la dizione corrente, la Divina Commedia, diede materia agli artisti per illustrazioni, evocazioni, reinterpretazioni. La potenza icastica del linguaggio dantesco ha guidato i pittori e i miniatori a raffigurare le scene più atroci, così come le più sublimi visioni del Divino. Tra i numerosi e splendidi codici miniati spicca l’incompiuta impresa Sandro Botticelli: un volume in fogli pergamenacei con il testo e le immagini, dal curioso andamento a calendario parietale, forse destinato a “lecturae Dantis” corredate di raffinate miniature ad uso della famiglia di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici (morto nel 1503).
Nell’avanzato Cinquecento si riaccese l’interesse per illustrare la Commedia, vedendo protagonisti Giovanni Stradano, Jacopo Ligozzi, Federico Zuccari: quest’ultimo si cimentò con originali ed eccellenti risultati nella complessità formale e luministica del Paradiso.
Ma la cantica prediletta dagli artisti, per la sua terribilità, rimase l’Infermo: anche Michelangelo ne trasse spunto per il Giudizio sistino. A Firenze (dove uno spettacolare Lucifero tricipite disegnato dal Buontalenti comparve in teatro nel 1589) si discusse a lungo, in ambiti accademici, sulla forma e struttura dell’Inferno. Prese parte al dibattito anche Galileo Galilei nel 1588, con Due lezioni all'Accademia Fiorentina circa la figura, sito e grandezza dell'Inferno di Dante.
fonte dati: Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze
Fin dal suo apparire la Comedia di Dante Alighieri o, secondo la dizione corrente, la Divina Commedia, diede materia agli artisti per illustrazioni, evocazioni, reinterpretazioni. La potenza icastica del linguaggio dantesco ha guidato i pittori e i miniatori a raffigurare le scene più atroci, così come le più sublimi visioni del Divino. Tra i numerosi e splendidi codici miniati spicca l’incompiuta impresa Sandro Botticelli: un volume in fogli pergamenacei con il testo e le immagini, dal curioso andamento a calendario parietale, forse destinato a “lecturae Dantis” corredate di raffinate miniature ad uso della famiglia di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici (morto nel 1503).
Nell’avanzato Cinquecento si riaccese l’interesse per illustrare la Commedia, vedendo protagonisti Giovanni Stradano, Jacopo Ligozzi, Federico Zuccari: quest’ultimo si cimentò con originali ed eccellenti risultati nella complessità formale e luministica del Paradiso.
Ma la cantica prediletta dagli artisti, per la sua terribilità, rimase l’Infermo: anche Michelangelo ne trasse spunto per il Giudizio sistino. A Firenze (dove uno spettacolare Lucifero tricipite disegnato dal Buontalenti comparve in teatro nel 1589) si discusse a lungo, in ambiti accademici, sulla forma e struttura dell’Inferno. Prese parte al dibattito anche Galileo Galilei nel 1588, con Due lezioni all'Accademia Fiorentina circa la figura, sito e grandezza dell'Inferno di Dante.
fonte dati: Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:33 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:33