Pubblicato il:
Iscriviti alla newsletter
INTERVISTA MINISTRO SU IL MESSAGGEROGalan: “Per il teatro Valle occorre subito un bando”. “L'affidamento allo Stabile è temporaneo ma l'Argentina può concorrere”
Testo del comunicato
Il ministro: “Roma Capitale ha ricevuto lo spazio, ora deve attivarsi”
dl RITA SALA
“Non sono intervenuto prima perché l'agitazione e la protesta che stanno interessando il Valle mi hanno sorpreso. Non c'erano stati, intendo, segni premonitori che potessero farle presagire”. Giancarlo Galan, ministro dei Beni e delle Attività culturali, commenta l'occupazione del teatro più antico della Capitale da parte di attori, intellettuali e maestranze, che rivendicano il diritto a partecipare alle decisioni sul futuro della storica sala. E risponde agli attacchi che gli sono arrivati da chi lo rimprovera di non essersi espresso sulla situazione.
Da dove partiamo, ministro?
«Dalla storia, che è pur sempre magistra vitae. Occorre parlare dell'Eti (Ente Teatrale Italiano, n.d.r.), organismo istituito nel 1942 e smantellato nel 2010. All'inizio aveva il compito di promuovere il teatro di prosa in Italia e all'estero ed almeno fino agli anni Settanta ha espletato egregiamente il suo compito. Poi, negli Ottanta, cominciò a farsi carrozzone, sostituito, nei suoi obiettivi, dagli Stabili. Dopo la soppressione (i 12 milioni di euro che l'Eti costava, denari tolti al Fus, nel Fus sono rientrati), allo Stato sono rimaste in carico due sale di proprietà (la Pergola di Firenze e il Valle di Roma, n.d.r.) e due in affitto (il Duse di Bologna e il Quirino di Roma, n.d.r.). Non parliamo, ora, delle tre già sistemate. Parliamo del Valle. Innanzitutto, i dipendenti della struttura sono passati al Ministero, sono cioè dipendenti statali, per nulla precari. Quindi consideriamo il passaggio della sala dal Ministero a Roma Capitale, che è avvenuto in base al federalismo demaniale. Benissimo, io sono contento. Un teatro come il Valle ha però bisogno di essere valorizzato, di corrispondere alla propria grande tradizione. Per questo auspico che Roma Capitale voglia indire al più presto il bando per l'assegnazione in base a proposte che affianchino, al piano tecnico, gli opportuni contenuti culturali».
C'è stato, intanto, l'affidamento al Teatro di Roma.
«Franco Scaglia, il presidente, e il direttore Gabriele Lavia hanno presentato una proposta tecnicamente ineccepibile, ma il progetto culturale, a mio parere, ancora non è completo. Va bene un affidamento temporaneo, un regime transitorio per i prossimi mesi, così che il teatro non chiuda. Ma poi lo Stabile potrà e dovrà partecipare al bando - quale altra struttura possiede i termini e i mezzi per fare un progetto acconcio? — insieme con tutti gli altri soggetti che sono nelle condizioni di farlo».
Cosa, a suo avviso, dovrebbero prevedere le proposte?
«Dovrebbero prevedere, secondo me, l'apertura del Valle alle giovani forze romane, a compagnie fatte di gente nuova alla quale spetta un'opportunità per farsi conoscere, a strutture come l'Accademia «Silvio D'Amico», l'Accademia di danza ed il Centro sperimentale di Cinematografia, e così via. Auspico quest'apertura, sempre nel segno della qualità. Come titolare del dicastero della Cultura, ho il compito di tutelare il Valle, che oltretutto è un monumento vincolato dal codice dei beni culturali. E dico ad Alemanno, non polemizzando, bensì esortandolo: l'occasione di far bene c'è, spero venga colta. Si faccia subito il bando e, nel formularlo, si presti la debita attenzione alle garanzie da richiedere».
Si parla di progetti che avrebbero mutato, del Valle, persino la destinazione d'uso.
«Inutile considerarli: il Valle non può mutare destinazione d'uso. Come ho appena detto, è un monumento vincolato e tutelato».
Che Valle auspica, come ministro e come cittadino?
«Un'officina delle arti, la casa di tutti coloro che, nel rispetto della qualità, hanno il diritto di esprimersi».
dl RITA SALA
“Non sono intervenuto prima perché l'agitazione e la protesta che stanno interessando il Valle mi hanno sorpreso. Non c'erano stati, intendo, segni premonitori che potessero farle presagire”. Giancarlo Galan, ministro dei Beni e delle Attività culturali, commenta l'occupazione del teatro più antico della Capitale da parte di attori, intellettuali e maestranze, che rivendicano il diritto a partecipare alle decisioni sul futuro della storica sala. E risponde agli attacchi che gli sono arrivati da chi lo rimprovera di non essersi espresso sulla situazione.
Da dove partiamo, ministro?
«Dalla storia, che è pur sempre magistra vitae. Occorre parlare dell'Eti (Ente Teatrale Italiano, n.d.r.), organismo istituito nel 1942 e smantellato nel 2010. All'inizio aveva il compito di promuovere il teatro di prosa in Italia e all'estero ed almeno fino agli anni Settanta ha espletato egregiamente il suo compito. Poi, negli Ottanta, cominciò a farsi carrozzone, sostituito, nei suoi obiettivi, dagli Stabili. Dopo la soppressione (i 12 milioni di euro che l'Eti costava, denari tolti al Fus, nel Fus sono rientrati), allo Stato sono rimaste in carico due sale di proprietà (la Pergola di Firenze e il Valle di Roma, n.d.r.) e due in affitto (il Duse di Bologna e il Quirino di Roma, n.d.r.). Non parliamo, ora, delle tre già sistemate. Parliamo del Valle. Innanzitutto, i dipendenti della struttura sono passati al Ministero, sono cioè dipendenti statali, per nulla precari. Quindi consideriamo il passaggio della sala dal Ministero a Roma Capitale, che è avvenuto in base al federalismo demaniale. Benissimo, io sono contento. Un teatro come il Valle ha però bisogno di essere valorizzato, di corrispondere alla propria grande tradizione. Per questo auspico che Roma Capitale voglia indire al più presto il bando per l'assegnazione in base a proposte che affianchino, al piano tecnico, gli opportuni contenuti culturali».
C'è stato, intanto, l'affidamento al Teatro di Roma.
«Franco Scaglia, il presidente, e il direttore Gabriele Lavia hanno presentato una proposta tecnicamente ineccepibile, ma il progetto culturale, a mio parere, ancora non è completo. Va bene un affidamento temporaneo, un regime transitorio per i prossimi mesi, così che il teatro non chiuda. Ma poi lo Stabile potrà e dovrà partecipare al bando - quale altra struttura possiede i termini e i mezzi per fare un progetto acconcio? — insieme con tutti gli altri soggetti che sono nelle condizioni di farlo».
Cosa, a suo avviso, dovrebbero prevedere le proposte?
«Dovrebbero prevedere, secondo me, l'apertura del Valle alle giovani forze romane, a compagnie fatte di gente nuova alla quale spetta un'opportunità per farsi conoscere, a strutture come l'Accademia «Silvio D'Amico», l'Accademia di danza ed il Centro sperimentale di Cinematografia, e così via. Auspico quest'apertura, sempre nel segno della qualità. Come titolare del dicastero della Cultura, ho il compito di tutelare il Valle, che oltretutto è un monumento vincolato dal codice dei beni culturali. E dico ad Alemanno, non polemizzando, bensì esortandolo: l'occasione di far bene c'è, spero venga colta. Si faccia subito il bando e, nel formularlo, si presti la debita attenzione alle garanzie da richiedere».
Si parla di progetti che avrebbero mutato, del Valle, persino la destinazione d'uso.
«Inutile considerarli: il Valle non può mutare destinazione d'uso. Come ho appena detto, è un monumento vincolato e tutelato».
Che Valle auspica, come ministro e come cittadino?
«Un'officina delle arti, la casa di tutti coloro che, nel rispetto della qualità, hanno il diritto di esprimersi».
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:19 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:19