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INTERVISTA DEL MINISTRO GALAN AL MESSAGGERO Festival di Roma 2011
Testo del comunicato
«Semmai daremo alla Capitale la metà di quanto chiede»
La polemica infuria e Giancarlo Galan, ministro dei Beni Culturali, si dice «sconcertato».
Sconcertato da cosa, ministro?
«Dal fatto che mi ritrovo attaccato senza fondamento. Io non ho mai detto che avrei tolto i finanziamenti al Festival di Roma. Mai firmato nulla in questo senso».
Ma ha intenzione di sopprimere il contributo?
«Non ho ancora preso in esame la questione. Di sicuro c'è solo un punto, che ho più volte ribadito: Venezia e Roma non devono farsi concorrenza. La Mostra è la manifestazione di cinema più antica del mondo e per anni è stata anche la più prestigiosa. Uno Stato che voglia razionalizzare le risorse non può sperperare il denaro dei cittadini, deve avere il coraggio di scegliere chi sostenere».
Ma non crede che i due festival abbiano una fisionomia del tutto diversa?
«Non direi, fm dall'inizio dell'anno Marco Muller e Piera Detassis si sono fatti la guerra, andando a caccia dei film migliori. E Muller è stato più bravo...Le due rassegne devono diversificarsi: a Venezia il concorso, il glamour e le star, Roma faccia il mercato. In Italia, come nel resto del mondo, c'è posto per un solo grande festival».
In Francia, oltre a Cannes, c'è il festival di Parigi.
«Balle. Parigi fa le retrospettive, non il concorso. Se Roma vuole fare la stessa cosa, sarò felice di appoggiarla».
La sua avversità a finanziare il festival di Roma è uno schiaffo politico ad Alemanno?
«Ridicolo solo pensarlo. Questo è un argomento di propaganda in vista della futura campagna elettorale per l'elezione del sindaco. Le mie perplessità obbediscono esclusivamente a una logica anti-sprechi».
Pensa che 260mila euro siano una cifra esorbitante rispetto ai sette milioni e 100mila che il ministero dà a Venezia?
«Chiariamo: 260mila è la cifra richiesta dal festival, eventualmente potremmo accordarne la metà. Mi sono fatto consegnare la lista dei progetti speciali finanziati dal ministero negli anni passati e il sostegno alla rassegna romana fa parte delle elargizioni a pioggia che in un momento difficile come questo andrebbero riviste».
Sa che Alemanno, per ottenere i finanziamenti, ha chiesto l'intervento di Letta?
«E' andato a piangere dalla mamma? Io ascolto tutti, poi decido con la mia testa. E siccome sono un tipo meticoloso, sono andato a rileggermi proprio le dichiarazioni di Alemanno che contrastano con le sue attuali proteste».
Quali dichiarazioni?
«Il 25 marzo scorso affermava che il festival è finanziato da enti locali e sponsor al ministero non costa niente. Allora perché oggi bussa a quattrini?».
Non crede che il cinema Iacta comunque sostenuto, in quanto voce importante della cultura e dell'economia nazionali?
«Lo Stato fa già tanto per Cinecittà e Centro Sperimentale!».
Andrà al festival di Roma, com'è andato a Venezia?
«Se mi invitano sì, sono una persona educata. Ma finora nessuno mi ha chiamato».
(Gloria Satta)
La polemica infuria e Giancarlo Galan, ministro dei Beni Culturali, si dice «sconcertato».
Sconcertato da cosa, ministro?
«Dal fatto che mi ritrovo attaccato senza fondamento. Io non ho mai detto che avrei tolto i finanziamenti al Festival di Roma. Mai firmato nulla in questo senso».
Ma ha intenzione di sopprimere il contributo?
«Non ho ancora preso in esame la questione. Di sicuro c'è solo un punto, che ho più volte ribadito: Venezia e Roma non devono farsi concorrenza. La Mostra è la manifestazione di cinema più antica del mondo e per anni è stata anche la più prestigiosa. Uno Stato che voglia razionalizzare le risorse non può sperperare il denaro dei cittadini, deve avere il coraggio di scegliere chi sostenere».
Ma non crede che i due festival abbiano una fisionomia del tutto diversa?
«Non direi, fm dall'inizio dell'anno Marco Muller e Piera Detassis si sono fatti la guerra, andando a caccia dei film migliori. E Muller è stato più bravo...Le due rassegne devono diversificarsi: a Venezia il concorso, il glamour e le star, Roma faccia il mercato. In Italia, come nel resto del mondo, c'è posto per un solo grande festival».
In Francia, oltre a Cannes, c'è il festival di Parigi.
«Balle. Parigi fa le retrospettive, non il concorso. Se Roma vuole fare la stessa cosa, sarò felice di appoggiarla».
La sua avversità a finanziare il festival di Roma è uno schiaffo politico ad Alemanno?
«Ridicolo solo pensarlo. Questo è un argomento di propaganda in vista della futura campagna elettorale per l'elezione del sindaco. Le mie perplessità obbediscono esclusivamente a una logica anti-sprechi».
Pensa che 260mila euro siano una cifra esorbitante rispetto ai sette milioni e 100mila che il ministero dà a Venezia?
«Chiariamo: 260mila è la cifra richiesta dal festival, eventualmente potremmo accordarne la metà. Mi sono fatto consegnare la lista dei progetti speciali finanziati dal ministero negli anni passati e il sostegno alla rassegna romana fa parte delle elargizioni a pioggia che in un momento difficile come questo andrebbero riviste».
Sa che Alemanno, per ottenere i finanziamenti, ha chiesto l'intervento di Letta?
«E' andato a piangere dalla mamma? Io ascolto tutti, poi decido con la mia testa. E siccome sono un tipo meticoloso, sono andato a rileggermi proprio le dichiarazioni di Alemanno che contrastano con le sue attuali proteste».
Quali dichiarazioni?
«Il 25 marzo scorso affermava che il festival è finanziato da enti locali e sponsor al ministero non costa niente. Allora perché oggi bussa a quattrini?».
Non crede che il cinema Iacta comunque sostenuto, in quanto voce importante della cultura e dell'economia nazionali?
«Lo Stato fa già tanto per Cinecittà e Centro Sperimentale!».
Andrà al festival di Roma, com'è andato a Venezia?
«Se mi invitano sì, sono una persona educata. Ma finora nessuno mi ha chiamato».
(Gloria Satta)
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:21 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:21