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INTERVISTA DEL MINISTRO AL MATTINOGalan: “Io assente dagli scavi? Finora mai visti i privati”
Testo del comunicato
La provocazione «Più comodo un crollo in diretta ci darebbero altri soldi da spendere per il recupero»
Il ministro: non canto vittoria sui finanziamenti promessi aspetto di incassare l'assegno.
L'accento di Giancarlo Galan lo avete presente, no? Un cinguettante veneto che sembra uscito dalle commedie goldoniane. E come per i personaggi della baruffe chiozzote è difficile smontare le sicurezze del ministro dei Beni Culturali. Battuta facile e parlata schietta. Anche quando è incalzato sui silenzi e sui rinvii. A cominciare dalla visita a Pompei di ieri, saltata perla pioggia. «Mi è dispiaciuto» spiega. «Tutto spostato al 7 novembre. Non si poteva far conoscere al commissario Hahn le bellezze degli Scavi con questo tempaccio».
Qualcuno ha insinuato che aveva paura di un crollo in diretta.
«Ma che sciocchezza. Anzi, per restare sullo stesso piano, potrei dire che un crollo in diretta mi avrebbe fatto molto comodo. Avrei potuto chiedere ancora più soldi».
Intanto i 105 milioni dell'Unione Ii ha avuti o no? Ha detto che si sentiva sotto esame.
«Fino a quando non ho tra le mani l'assegno non canto ancora vittoria. Sono prudente. Ma i soldi ci sono».
Come li utilizzerà?
«Come ho sempre detto: realizzando il piano in cinque punti approntato insieme alla commissione di archeologi presieduta da Andrea Carandini».
Da diverse parti si dice che la sovrintendenza da sola non basta per la complessità e i guai di Pompei e si invoca una cabina di regia. Lei che cosa ne pensa?
«Credo che si debbano mettere d'accordo. Quando Pompei era commissariata, tutti criticavano questa scelta, considerandola un intralcio e uno spreco. Ora che la sovrintendenza lavora da sola, si invoca una cabina di regia. Delle due l'una».
Ma la sovrintendenza, da sola, basta di fronte al crolli quotidiani?
«Ha tutti gli strumenti per fare il suo lavoro».
Intanto Pompei viene giù. Il suo predecessore Bondi per molto meno si è dimesso.
«Io non ci penso neanche lontanamente. Sono crollati dei muri recenti, opere di ripristino degli anni Quaranta, tra l'altro, fatte con gli strumenti di quel periodo, quando si faceva un largo uso del cemento armato».
Anche la stampa internazionale ha avuto dei toni molto allarmati. Non è solo la solita stampa italiana schierata.
«Ma solo perché avete trasformato la caduta di un muretto in un dramma. Pompei è grande come Latina o Rovigo. Se viene giù un muretto del 1947 non si chiedono le dimissioni del sindaco o dell'assessore ai lavori pubblici».
Da quando c'è stato il primo crollo, quasi una settimana fa, lei si è limitato a uno scarno comunicato. Non le sembra poco?
«Poco? Ma se il sottosegretario Riccardo Villan si è precipitato a Pompei e c'è andato anche il segretario generale del ministero. Pensare che essere presenti significhi solo abbondare in comunicati è cinismo politico. Contano i fatti».
E veniamo i fatti, allora.
«Sono ministro da sette mesi e ho fatto un piano, come quello per la manutenzione programmata, che si aspettava da vent'anni. In tutti i ministeri non si fanno assunzioni, anzi si taglia. A Pompei ne arriveranno venti».
A che punto è l'ingresso dei privati?
«Ci farebbe comodo un investimento come quello di Diego Della Valle per il Colosseo. Ma per Pompei stiamo ancora aspettando. Siamo qua, ma nessuno si fa avanti. Nessuno mette mano alla tasca. Sono buoni a parlare. Come nel calcio, tutti si sentono ct della Nazionale, per Pompei si sentono tutti ministri della Cultura. L'Italia è un paese di santi, navigatori e archeologi».
Lei ha amministrato per anni una regione ricca dl cultura e di fondi come il Veneto...
«Sarei stato ricco di fondi se fossi stato il presidente della Provincia di Bolzano, quelli sì che hanno soldi».
C'è sempre qualcuno più a Nord, ministro. Comunque là ha fatto pratica di amministrazione abbondante, come pensa di utilizzare questa esperienza per Pompei?
«In Veneto non mi sono fatto scappare nessun fondo europeo a disposizione. Ho lavorato sugli sfridi degli altri per non rinunciare a quei soldi, perché perderli è un vero e proprio delitto amministrativo. Quelli sono soldi nostri. E così sarà per Pompei, statene certi. Arriveranno altri fondi».
(di Pietro Treccagnoli)
Il ministro: non canto vittoria sui finanziamenti promessi aspetto di incassare l'assegno.
L'accento di Giancarlo Galan lo avete presente, no? Un cinguettante veneto che sembra uscito dalle commedie goldoniane. E come per i personaggi della baruffe chiozzote è difficile smontare le sicurezze del ministro dei Beni Culturali. Battuta facile e parlata schietta. Anche quando è incalzato sui silenzi e sui rinvii. A cominciare dalla visita a Pompei di ieri, saltata perla pioggia. «Mi è dispiaciuto» spiega. «Tutto spostato al 7 novembre. Non si poteva far conoscere al commissario Hahn le bellezze degli Scavi con questo tempaccio».
Qualcuno ha insinuato che aveva paura di un crollo in diretta.
«Ma che sciocchezza. Anzi, per restare sullo stesso piano, potrei dire che un crollo in diretta mi avrebbe fatto molto comodo. Avrei potuto chiedere ancora più soldi».
Intanto i 105 milioni dell'Unione Ii ha avuti o no? Ha detto che si sentiva sotto esame.
«Fino a quando non ho tra le mani l'assegno non canto ancora vittoria. Sono prudente. Ma i soldi ci sono».
Come li utilizzerà?
«Come ho sempre detto: realizzando il piano in cinque punti approntato insieme alla commissione di archeologi presieduta da Andrea Carandini».
Da diverse parti si dice che la sovrintendenza da sola non basta per la complessità e i guai di Pompei e si invoca una cabina di regia. Lei che cosa ne pensa?
«Credo che si debbano mettere d'accordo. Quando Pompei era commissariata, tutti criticavano questa scelta, considerandola un intralcio e uno spreco. Ora che la sovrintendenza lavora da sola, si invoca una cabina di regia. Delle due l'una».
Ma la sovrintendenza, da sola, basta di fronte al crolli quotidiani?
«Ha tutti gli strumenti per fare il suo lavoro».
Intanto Pompei viene giù. Il suo predecessore Bondi per molto meno si è dimesso.
«Io non ci penso neanche lontanamente. Sono crollati dei muri recenti, opere di ripristino degli anni Quaranta, tra l'altro, fatte con gli strumenti di quel periodo, quando si faceva un largo uso del cemento armato».
Anche la stampa internazionale ha avuto dei toni molto allarmati. Non è solo la solita stampa italiana schierata.
«Ma solo perché avete trasformato la caduta di un muretto in un dramma. Pompei è grande come Latina o Rovigo. Se viene giù un muretto del 1947 non si chiedono le dimissioni del sindaco o dell'assessore ai lavori pubblici».
Da quando c'è stato il primo crollo, quasi una settimana fa, lei si è limitato a uno scarno comunicato. Non le sembra poco?
«Poco? Ma se il sottosegretario Riccardo Villan si è precipitato a Pompei e c'è andato anche il segretario generale del ministero. Pensare che essere presenti significhi solo abbondare in comunicati è cinismo politico. Contano i fatti».
E veniamo i fatti, allora.
«Sono ministro da sette mesi e ho fatto un piano, come quello per la manutenzione programmata, che si aspettava da vent'anni. In tutti i ministeri non si fanno assunzioni, anzi si taglia. A Pompei ne arriveranno venti».
A che punto è l'ingresso dei privati?
«Ci farebbe comodo un investimento come quello di Diego Della Valle per il Colosseo. Ma per Pompei stiamo ancora aspettando. Siamo qua, ma nessuno si fa avanti. Nessuno mette mano alla tasca. Sono buoni a parlare. Come nel calcio, tutti si sentono ct della Nazionale, per Pompei si sentono tutti ministri della Cultura. L'Italia è un paese di santi, navigatori e archeologi».
Lei ha amministrato per anni una regione ricca dl cultura e di fondi come il Veneto...
«Sarei stato ricco di fondi se fossi stato il presidente della Provincia di Bolzano, quelli sì che hanno soldi».
C'è sempre qualcuno più a Nord, ministro. Comunque là ha fatto pratica di amministrazione abbondante, come pensa di utilizzare questa esperienza per Pompei?
«In Veneto non mi sono fatto scappare nessun fondo europeo a disposizione. Ho lavorato sugli sfridi degli altri per non rinunciare a quei soldi, perché perderli è un vero e proprio delitto amministrativo. Quelli sono soldi nostri. E così sarà per Pompei, statene certi. Arriveranno altri fondi».
(di Pietro Treccagnoli)
© 2021 MiC - Pubblicato il 2020-10-27 22:27:22 / Ultimo aggiornamento 2020-10-27 22:27:22